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Ultimo aggiornamento: Domenica 15 Settembre - ore 21.06

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Nutrire un cinghiale può costare fino a 2mila euro

L'Ispra ribadisce le regole per non correre rischi in presenza degli ungulati selvatici. Pericoli per l'uomo, gli animali domestici e per i motociclisti.

regole da ricordare
Nutrire un cinghiale può costare fino a 2mila euro

Fuori provincia - La presenza dei cinghiali in città è ormai una costante del periodo estivo. In tutta la Liguria, la regione più boscosa d'Italia, gli avvistamenti non fanno neanche più notizia data la loro frequenza. E così gli episodi di familiarizzazione con gli esseri umani sono una costante. Un atteggiamento non esente da rischi e da evitare, visto che tende ad attirare gli ungulati nelle zone antropizzate soprattutto se questi sanno di poter ricevere cibo. L'Ispra, istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ha stilato una serie di regole per non correre rischi e garantire il benessere dell'uomo e dell'animale.
Primo, non dare da mangiare ai cinghiali in città. Ispra ricorda che fornire cibo è una pratica assolutamente sconsigliabile, perché favorisce l’abitudine di questi animali all'uomo con potenziali rischi per le persone, senza dimenticare che tale comportamento implica rischi anche per gli stessi animali. Va ricordato che la presenza di cinghiali nelle aree urbane è strettamente legata alla disponibilità di scarti alimentari e di rifiuti organici per questo animale selvatico.
Il cinghiale è, per sua natura, un animale selvatico e può reagire all'interazione mordendo o spingendo violentemente. Inoltre, questa frequentazione comporta rischi per gli animali domestici - cani e gatti - che possono essere aggrediti dai cinghiali con conseguenze anche gravi. Facilitando la presenza dei cinghiali vicino a strade e abitazioni, non è da sottovalutare il rischio di incidenti stradali che possono essere provocati dal loro attraversamento. Si ricorda che il foraggiamento dei cinghiali è espressamente vietato dalla legge 221/2015 che prevede, per chi contravviene a tale divieto, l'arresto da 2 a 6 mesi o l'ammenda da 500 a 2mila euro.

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