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Letterina per cambiare il Parco, Paoletti: "Assemblea di comunità concorde"

Una manciata di righe per denunciare il fallimento dell'ente, tracciando le basi per la sua riforma.

Golfo dei Poeti - Il sindaco di Lerici Leonardo Paoletti, a poche ore dall'affondo del consigliere regionale Andrea Costa - una proposta di legge volta a chiudere il Parco di Montemarcello, Magra e Vara - con CDS era stato chiaro: "O l'ente viene riformato, o è meglio chiuderlo" (qui). Ieri sera, in consiglio comunale, il sindaco ha illustrato un primo passo verso quella riforma che pare reputare unica alternativa al benservito all'ente. Paoletti ha infatti depositato presso l'assemblea della comunità del Parco (dove compaiono tutti i 18 sindaci dei Comuni toccati dall'area protetta, più Provincia e rappresentati di mondo associativo, Ambito caccia, scuola) un documento che traccia le linee fondamentali della ristrutturazione dell'ente. "L'assemblea della comunità del Parco ha deliberato di concordare sulla necessità di una riforma dello statuto e delle regole, e quindi di attendere proposte in tal senso. Tra i sindaci c'è stato qualche distinguo, ma c'è stata una sostanziale presa di coscienza in merito al bisogno di cambiare. La volontà è pensare a un Parco del futuro che torni ad essere uno strumento efficiente per la gestione del territorio", ha assicurato Paoletti in consiglio.

"Il Parco di Montemarcello Magra Vara è un caso complesso ed ambiguo - così scrive il sindaco lericino nel documento sguainato in assemblea -, perché quella 'natura' che esso racchiude è frutto di cicli economici che hanno aggiunto o sottratto vegetazione, creato zone umide, modificato i percorsi, trasformato i pendii. Secolo dopo secolo. Ed ai quali le specie vegetali ed animali si sono via via adattate, creando gli habitat attuali. Sul cosiddetto Caprione non c'è la foresta primaria, ma un fitto reticolo di sentieri lastricati, di muri a secco, di costruzioni in rovina. Lungo tratto terminale del Magra non ci sono paludi, ma cave di argilla dismesse, impianti di frantumazione, argini artificiali, campi abbandonati, vegetazione degradata, 43 discariche storiche, discariche nuove sorte per mancanza di controllo del territorio. <>. Non è una mia idea. Cito dalla relazione al Parco territoriale della Magra, redatta dall'Ilres nel 1987, che pienamente condivido. Ciò che l'Ente Parco non ha assicurato è, appunto, l'organizzazione sociale di un servizio, che avrebbe dovuto comprendere il ripristino degli antichi sentieri, il restauro dei muri a secco, la bonifica delle discariche, il ripristino della vegetazione ripariale, la riforestazione di aree industriali dismesse, il 'contenimento' delle attività economiche incompatibili con l'ambiente. Ha avuto 30 anni di tempo per farlo e non lo ha fatto. E senza nulla togliere alle attività di tutela di alcune specie animali, resta il dato che l'Ente parco non ha raggiunto la maggior parte degli obiettivi sociali espressi al momento della istituzione del parco stesso. Di questo gli amministratori debbono prendere atto, anziché nascondere la verità sotto il tappeto delle schermaglie ideologiche e di fazione. E allora che fare? Bisogna cambiare, perché continuare per la strada intrapresa significa nient'altro che aggiungere degrado al degrado. Bisogna che l'Ente Parco possa fare ciò che i sindaci, oggi, non riescono a fare per mancanza di coordinamento, per carenza di risorse professionali, per scarsità di risorse finanziarie. Altrimenti è meglio che i Comuni trovino forme autonome di coordinamento per governare i fenomeni che trascendono la dimensione territoriale di ciascuno di essi, condividendo quegli stessi principi di tutela che sono all'origine del Parco stesso".

O vincitori (riformando) o a cena con Cristo (lasciando le cose come stanno), parafrasando il Campeador. Il tutto con la convinzione che il Parco finora abbia sostanzialmente fallito, pensiero condiviso con Costa, che però ha tratto conclusioni più tranchant. Il documento di Paoletti - i cui contenuti hanno generalmente accolto anche il favore della minoranza consiliare, convinta che Lerici debba pesare di più e altresì contrariata dalla proposta di chiusura dell'ente di Via Paci - prosegue scendendo più nello specifico.

"Perché l'Ente Parco possa funzionare bisogna che sia regolato dai principi della democrazia rappresentativa - si legge ancora -: serve una giunta che decida e un consiglio che possa approvare a maggioranza una strategia e possa controllarne l'attuazione, serve la proprietà delle aree pubbliche al suo interno, servono gli introiti da concessioni, serve progettualità, servono impegni finanziari straordinari per trasformare quell'insieme di eterogenei frammenti territoriali distribuiti lungo il corso del Magra in un sistema ambientale compiuto, accessibile e fruibile. Occorre che l'attuazione delle Norme di parco sia di competenza esclusiva dei singoli uffici comunali evitando inutili sovrapposizioni, inciampi burocratici incomprensibili a chi vive il territorio. Comunque vada, considerando l'attuale situazione della finanza pubblica locale è ovvio che l'Ente Parco o i Sindaci non possano fare a meno della Regione alla quale sottoporre programmi ad hoc. Non è pensabile, ad esempio, che il grande progetto d'ingegneria ambientale necessario per trasformare il tratto terminale del Magra come previsto dal Piano territoriale del Parco segua le regole del Psr, dove tutti, Enti Pubblici e privati, concorrono a spartirsi le stesse risorse con analoghe probabilità di successo. Come non è pensabile che il recupero dell'uliveto, da cui dipende, in larga misura, la conservazione del paesaggio e dei sentieri sia affidato all'iniziativa di singoli proprietari, in assenza di un piano pubblico-privato di largo respiro del quale la Regione non può che essere parte attiva. E' facile e ipocrita accusare chi vuol risolvere i problemi con la motivazione che quei problemi non esistono e che il Parco attuale rappresenti la migliore delle soluzioni possibili. Chi ha deciso d'intraprendere questa strada non farà altro che alimentare nei cittadini e negli amministratori, che possono constatare il contrasto tra i proclami dì difesa dell'ambiente e l'incuria quotidiana in cui versa lo l'ambiente stesso, l'avversione per il Parco, fino a chiederne l'abolizione anziché una radicale riforma".

In consiglio comunale, Paoletti ha calcato sul tema chiave della sovrapposizione degli uffici: "Bisogna snellire la burocrazia, non ha senso la sovrapposizione tra uffici comunali e uffici del Parco. I primi valutando le pratiche e la loro conformità o meno alle norme di Parco, questo dovrebbe essere sufficiente. Meno burocrazia e meno spese per i cittadini".

Le ultime battute del documento presentato in assemblea di comunità: "O si cambia o non resta che prendere atto che il Parco ha già chiuso la sua esperienza quale Ente privo di qualsivoglia rappresentatività; nella mancanza di un ruolo di coordinamento tra i Comuni in una logica di pianificazione d'insieme; nella mancanza di rapporto con i cittadini per una ingiustificabile carenza di visione politica del territorio. Nella sua incapacità di promozione e sviluppo. Quale Sindaco che ha la gran parte del territorio comunale all'interno del Parco ho il dovere dì chiedere di riformare quei meccanismi che hanno prodotto un Parco di cui oggi nessuno comprende le funzioni e l'utilità per un territorio che vive da sempre una crisi ambientale e di identità. Per questi motivi chiedo che la Comunità del Parco prenda ogni iniziativa volta a riformare lo Statuto del Parco garantendo al Parco stesso la rappresentatività e la responsabilità politica che oggi gli manca".
Palla lanciata. E palla che dovrà correre, rincorsa dalla proposta di Costa - che a Genova è pure presidente della Commissione territorio e ambiente -, che magari non andrà in porto, ma forse si rivelerà pungolo necessario per la mutazione genetica dell'ente Parco".

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