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Brogi: "Contrari a centri commerciali, ma Obi nell'area ex Sio non lo è"

Le associazioni di categoria sono tornate a manifestare preoccupazione per le rispercussioni che avrebbe il nuovo punto vendita per il tessuto commerciale di Mazzetta. Si analizzeranno gli aspetti legali e urbanistici.

Confcommercio: "A rischio 580 aziende e 2.000 posti di lavoro"
Brogi: "Contrari a centri commerciali, ma Obi nell'area ex Sio non lo è"

La Spezia - Una nota di Rete imprese Italia inviata a Palazzo civico ha riportato l'attenzione sul progetto di realizzazione di un punto vendita Obi nell'area ex Sio, tema a lungo dibattuto nel corso del 2017, anno in cui l'amministrazione ha cambiato colore.
Dell'argomento si è discusso nel corso della seduta congiunta delle commissioni consiliari Economia, lavoro e occupazione e Qualificazione del sistema urbano, presiedute da Maria Grazia Frijia e Marco Tarabugi, che è andata in scena nel pomeriggio.

"Non possiamo esprimerci sotto il profilo tecnico - ha esordito il direttore di Confcommercio Roberto Martini in rappresentanza di tutte le associazioni di categoria spezzine - e dire se quella struttura si può realizzare o meno, possiamo però segnalare alla politica che sarebbe meglio fermare quello che sta accadendo e che rischia di devastare una parte della nostra città. I centri commerciali sono sempre stati presentati come volano per la città, come nel caso de Le Terrazze, ma gli effetti sul commercio cittadino sono sotto gli occhi di tutti. Con i centri commerciali non arrivano solo nuovi posti di lavoro, ci sono sempre ripercussioni sul vecchio tessuto. Ci viene imputato di non esserci opposti a sufficienza all'epoca de Le Terrazze, di non esserci incatenati: bene, questa volta non vogliamo lasciare niente di intentato. Una parte del commercio della città morirà, in particolare a Mazzetta, dove c'è un piccolo Brico che funziona e fa vivere anche i negozi che sono intorno. Nell'area ex Sio arriverà un grande punto vendita e creerà certamente problemi. Le associazioni possono essere solo sentite, non possono decidere, ma vogliamo che sia chiaro il nostro dissenso. Abbiamo presentato le nostre osservazioni al Puo. Per esempio siamo convinti che, mentre si chiudono legittimamente al traffico alcune zone della città, non si considera a sufficienza la situazione di criticità attuale di Via Carducci, la mattina e la sera. Ci saranno problemi di intasamento e questo danneggerà anche i cittadini".
Sabrina Canese, sempre per conto di Confcommercio, ha ricordato che "il gruppo che dovrebbe aprire è il tedesco Obi, secondo in Europa per importanza, che ha l'interesse di aprire un altro punto vendita e di drenare risorse dal territorio. Abbiamo svolto un'indagine e valutiamo che sarà a rischio la sopravvivenza di 580 aziende e di 2.000 posti di lavoro. Il commercio sta vivendo un momento storico difficile e le piccole realtà hanno difficoltà a cambiare rotta. Questa sarebbe l'ennesima mazzata e non ci si può accontentare delle 80, al massimo 100 assunzioni che ci saranno da parte di Obi. Senza contare che Via Carducci è l'unica strada di accesso alla città e che quindi molti si fermerebbero lì a fare acquisti. Vogliamo solo bar e ristoranti in centro?".

Il consigliere Massimo Caratozzolo ha raccolto "il grido di dolore delle associazioni, ma anche dei cittadini. La città ha abbondantemente dato in fatto di centri commerciali e Le Terrazze - ha sostenuto - è smisurato rispetto alla città. Non credo non si possa fermare questa iniziativa, ma servirebbe un po' di coraggio. L'area resta da sistemare, ma magari lì potrebbero trovare sede piccole attività artigianali".
"Il nostro gruppo e il centrodestra sono sempre stati contrari ai centri commerciali - ha dichiarato Fabio Cenerini, di Forza Italia - e li eravamo anche all'epoca de Le Terrazze. Le associazioni, invece, erano d'accordo. Questa vicenda l'abbiamo ereditata: l'autorizzazione a Talea è stata data dalla vecchia amministrazione che poi ha prodotto una serie di varianti al Puc per bloccarla. Ma saremmo andati incontro a una megacausa, che avremmo perso. Se possiamo ancora fare qualcosa per fermare questa struttura si faccia e daremo il nostro appoggio. Ma è necessario valutare se rischiamo di perdere milioni e milioni di euro dei contribuenti".
Secondo Massimo Lombardi "la crisi del commercio non è colpa di questa amministrazione, ma deriva da questioni globali e che si sono susseguite negli anni. Cerchiamo l'argomentazione giuridica per trovare il granello di sabbia che blocchi gli ingranaggi di questa apertura, per riqualificare e rilanciare la nostra economia".
Caustica Donatella Del Turco: "All'epoca della decadenza delle varianti al Puc chiesi proprio contezza di questo argomento, di questo mostro commerciale. E ci fu chi vantò la nascita di 80 posti di lavoro... senza pensare a quelli persi... Concordo: cerchiamo di capire se ci sono clausole per frenare questa struttura".
Un altra osservazione è stata mossa da Roberto Centi, ricordando che "l'allora assessore regionale al Commercio, il leghista Edoardo Rixi, prese fermamente posizione contro il centro commerciale, lo ricordo bene".

Pronta la risposta dell'assessore Lorenzo Brogi. "Rixi era contrario come noi ai centri commerciali. Ma questo progetto dell'area ex Sio è una cosa diversa. Il punto vendita Obi rientra nella grande distribuzione organizzata. Ribadisco: siamo contrari ai centri commerciali, che sono uno dei fattori hanno martoriato il tessuto commerciale. Non dimentichiamo che Obi, come tutti i grandi gruppi, ragiona per bacini di utenza: se ha valutato che nel nostro territorio ci sia un interesse potrebbe trovare spazio in altre zone della provincia. Lotteremo contro i centri commerciali con ogni mezzo, ma questo non lo è e non lo diventerà mai: ci muoveremo per scongiurare qualunque possibile conversione. Non possiamo illudere cittadinanza per la mossa politica fatta dalla vecchia amministrazione, non portiamo avanti liti temerarie, ma se la Regione segnalerà vincoli urbanistici o ambientali ne terremo certamente conto... ma con serietà".

Paolo Manfredini ha preso la parola sottolineando come "il problema segnalato dalle associazioni di categoria non sia tanto una questione di centri commerciali o meno, ma che il punto vendita rischia di depauperare un quartiere intero che ruota intorno al Brico di Mazzetta".
Patrizia Saccone, in chiusura, ha definito la struttura proposta nell'area ex Sio "un meteorite che si abbatterà sul commercio di Mazzetta, per il quale sono molto preoccupata".

Insomma, centro commerciale o no, da ogni parte sono stati espressi timori per le ripercussioni che Obi potrebbe avere. Così Frijia ha proposto di ascoltare il parere dei legali del Comune per sapere cosa potrebbe comportare a livello giuridico una nuova variante al Puc e la causa intentata dalla società proponente che quasi certamente ne deriverebbe. Una seduta che si aggiungerà a quella di profilo urbanistico che si svolgerà il 24 settembre con l'assessore Anna Maria Sorrentino.
"Non siamo venuti qua per dire la nostra sugli aspetti tecnici - ha concluso Martini ribadendo il concetto iniziale -, ma siamo qua per dire che un pezzo del commercio cittadino morirà e che siamo contrari".

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