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L'inventore della Ferrovia: "Costruita per arginare gli abusivi del parchetto"

Giancarlo Borza, assessore ai lavori pubblici e vicepresidente aquilotto negli anni Sessanta. "Dopo la guerra noi bambini correvamo a prendere i posti più ambiti: aggrappati alle lance del cancello sotto l'entrata monumentale".

cent'anni di picco
L'inventore della Ferrovia: "Costruita per arginare gli abusivi del parchetto"

La Spezia - Ci si pigiava sul montetto della vecchia massicciata ferroviaria per vedere la partita "a sbaffo". I lati corti del campo erano liberi alla visuale dalla collineatta del Colombaio. Da lì dove il Regio Esercito un tempo addestrava i piccioni viaggiatori per le comunicazioni militari, si poteva vedere giocare lo Spezia comodamente. E gratuitamente. Almeno fino a metà anni Sessanta, quando la giunta comunale non decise di costruire un nuovo settore, che avrebbe preso il nome di Curva Ferrovia. E non era una giunta qualunque. La Spezia era la prima città in cui si sperimentava un governo con cattolici e socialisti alleati, che insieme a liberali e socialdemocratici sostenevano il sindaco Carlo Alberto Federici.
Assessore ai lavori pubblici a mettere la firma sulla nascita del settore, dieci anni prima dell'avvento del primo gruppo ultras che ne avrebbero fatto la propria casa, era Giancarlo Borza. Dal 1964 al 1968 oltretutto vicepresidente dello Spezia di Guerriero Menicagli, il presidente della rinascita e del ritorno tra i professionisti dopo anni bui. Borza vive a Genova da tanti anni. "Sì, fui io a realizzare la prima Curva Ferrovia. Non solo per aumentare la capienza dello stadio, ma soprattutto per eliminare l'inconveniente degli spettatori abusivi che tutte le domeniche guardavano la partita dal rilevato ferroviario della Marina dietro lo stadio. Fatta la struttura in conglomerato cementizio, feci installare sulla sommità delle antenne metalliche con pannelli pubblicitari, in maniera che non fosse più possibile vedere la partita. Contemporaneamente provvidi ad ampliare il campo di calcio, che allora era inferiore alle dimensioni minime per la serie C". Il campionato dove lo Spezia voleva tornare. "Ci riuscimmo nel 1966 anche grazie a Luigi Scarabello che riuscì a documentare un caso di corruzione che interessava il Viareggio", ricorda il dirigente.

Sono gli anni in cui l'atletica leggera lascia definitivamente il Picco per il Montagna. "Ottenemmo dal Coni un importante contributo con cui costruimmo nuovi spogliatoi al Montagna e acquistammo le attrezzature per le competizioni di atletica leggera. A quel punto potei eliminare al Picco la pista di atletica intorno al campo, con le sue sei corsie. Personalmente da liceale avevo partecipato ai campionati provinciali studenteschi di atletica che si svolgevano proprio allo stadio, in verità con scarsi risultati personali. Ampliammo quindi il campo di calcio e con l'occasione rifeci tutto l'impianto di drenaggio e di canalizzazione delle acque drenate".
Lo stadio così prendeva l'aspetto che, riveduto e corretto negli anni Novanta, ha più o meno tuttora. Il vecchio Alberto Picco, battesimo così importante che neanche sotto il regime fascista fu aggiornato alla propaganda mussoliniana come invece successe per esempio a Pisa e Livorno. Anche quella un'epoca che Borza ricorda. "Ho cominciato a calpestare l'erba dello stadio quando frequentavo le elementari, alla fine degli anni Trenta. All'epoca l'Opera nazionale Balilla organizzava allo stadio per ogni 24 maggio, allora festa nazionale, un saggio ginnico con la partecipazione degli allievi di tutte le scuole della città. Gli scolari e gli studenti intervenivano in divisa, secondo la scuola e l'età: balilla, avanguardista, marinaretto, piccola italiana, giovane italiana etc. Gli esercizi ginnici erano accompagnati dalla banda della Regia Marina, diretta dal maestro Lomacci, valente compositore e direttore d'orchestra ma anche maestro elementare. I partecipanti si erano preparati alla manifestazione nei mesi precedenti, il sabato pomeriggio, con allievi ed insegnanti obbligati a questo compito. Ovviamente autorità e genitori gremivano tribuna e gradinata, guai a mancare".

Prima della guerra il calcio era già rito. "Ho incominciato a frequentare il Picco quando sono passato alle medie. Allora non usava la paghetta ed io la domenica, appena finito di mangiare, correvo al Picco per conquistare uno dei posti privilegiati per ragazzi: in cima al cancello sotto all'ingresso monumentale. Allora la siepe dietro al cancello era più bassa e stando in cima al cancello, tenendosi con le mani alle punte a forma di lancia, si poteva seguire la partita. In questa maniera ho potuto ammirare i gol di Costa e Costanzo! Immancabilmente nell'intervallo il custode Incerti veniva dalla parte interna del cancello e diceva: "Vegnì zu, fanti!", e noi si scavalcava il cancello e si vedeva il secondo tempo sotto la tribuna, appoggiati alla recinzione".
Poi arrivano gli anni del fenomeno di massa. Non c'erano le presenze sui tabellini e non si sarebbero potute neanche conteggiare. La partita che gli è rimasta nel cuore è un 2-0 contro il Napoli del febbraio 1949 con reti di Zordan e Rostagno. "Dal 1945 e per molti anni, fino a quando non mi sono trasferito a Genova, non ho perso una partita casalinga dello Spezia. Entusiasmante ed indimenticabile la vittoria sul Napoli. Allora non era obbligatorio avere negli stadi solo posti a sedere e gli spettatori in certe partite si pigiavano in piedi, con i bambini sulle spalle. Per quella partita mi pare che si raggiunsero ufficialmente le 10mila presenze, ma potevano essere molte di più!".

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