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"Ferita da sanare: subito un consiglio su accoglienza e umanità alla presenza degli studenti"

Lettera aperta al presidente del consiglio Giulio Guerri: "Usando gli stru menti della democrazia, dagli insulti si passa all’ascolto, dalle manifestazioni di piazza si passa al confronto sulle idee, dalle minacce si passa alle proposte".

dopo il caso della professoressa
"Ferita da sanare: subito un consiglio su accoglienza e umanità alla presenza degli studenti"

- Egregio presidente del Consiglio Comunale della Spezia Giulio Guerri,
la mia attività professionale e giornalistica mi porta spesso lontano dalla città. Non partecipo attivamente alla vita pubblica, non ci conosciamo personalmente, ma seguo con attenzione e la curiosità tipica degli “addetti ai lavori” l’attività del Consiglio e della Giunta.
Il racconto e le polemiche su quello che è successo durate il Consiglio comunale straordinario in occasione della Giornata della Memoria mi ha raggiunto anche qua a Milano dove lavoro e ha animato discussioni non banali anche all’interno della mia redazione. Gli studenti con i loro insegnanti hanno realizzato dei progetti culturali dedicati allo studio dell'Olocausto. Una professoressa presentando il lavoro dei suoi studenti si è detta preoccupata dalle politiche attuali che seminano odio e paura. Questa è la notizia.

Dopo ho saputo di polemiche furibonde. La professoressa non doveva nemmeno parlare. È salita sul palco senza essere invitata. È stata inopportuna. Non era in scaletta. Ha fatto un comizio. La sua è stata solo propaganda. Si deve vergognare. Prendete subito dei provvedimenti. Non è più degna di insegnare. Succede davvero questo nella mia città? Per questo motivo ho deciso di mandarle queste poche righe. Lo faccio, mi creda, senza voler fare nessuna polemica politica o demagogica: non è interessante cosa voto io e non è nemmeno interessante quale partito politico rappresenti lei. Mi rivolgo solo ed esclusivamente alla sua carica istituzionale. E lo faccio usando le mie competenze professionali maturate in anni di lavoro dedicati alla comunicazione, anche politica.

Lo dico con chiarezza. La conseguenza “etica” di quello che è successo è molto grave. Avete appena detto ai vostri studenti che il Consiglio comunale non è più un luogo di libertà, non è più un luogo dove è possibile esprimere le proprie idee, non è più un luogo che rispetta le idee di tutti. Avete fatto vedere a chi tra poco sarà chiamato con il voto a partecipare alla vita democratica della città che voi, gli “eletti”, avete paura del dissenso, avete paura del confronto, avete paura delle parole.
Le rivolgo quindi un appello e le regalo volentieri un "consiglio" di buona comunicazione. La brutta figura rimediata con gli insulti e le minacce rivolte all'insegnante colpevole solo di aver espresso la propria opinione rappresentano una ferita che deve essere sanata. Fatelo in fretta.

Dedicate una seduta straordinaria del Consiglio da Lei presieduto ad un dibattito pubblico sul concetto di Umanità e Accoglienza e chiedete agli studenti di partecipare e di contribuire con le loro opinioni e le loro idee. Ascoltandoli avremmo tutti solo da imparare, mi creda. In questo modo, usando semplicemente gli strumenti della democrazia, dagli insulti si passa all’ascolto, dalle manifestazioni di piazza si passa al confronto sulle idee, dalle minacce si passa alle proposte. Una brutta pagina di cronaca politica si trasforma in buona pratica di comunicazione politica. Questo significa essere classe dirigente. Questa si chiama democrazia. Questa di chiama partecipazione.

Paolo Marcesini
Direttore di MEMO Grandi Magazzini Culturali

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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