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"Giovani e lavoro. Il futuro è davvero così buio?"

di Enrico Canese

"Giovani e lavoro. Il futuro è davvero così buio?"

- Domenica scorsa abbiamo dato notizia della partecipazione attiva dei giovani di Azione cattolica al convegno su giovani e lavoro tenutosi alla Spezia in sala Dante. L’argomento merita di essere ripreso. Seguendo infatti l’indicazione del Papa in “Evangelii Gaudium”, che la realtà cioè è più grande dell’idea e che ogni riflessione debba sempre partire dal riconoscimento e dalla presa di coscienza della realtà, i ragazzi del gruppo promotore hanno cercato di rappresentare in modo analitico la situazione dei giovani rispetto al mondo del lavoro alla Spezia. Proprio come avvenuto per il Sinodo dei giovani, è stato predisposto un questionario on–line, diffuso poi tra gruppi ed associazioni giovanili e sui canali social, in modo da dare voce a quanti più giovani possibile. Sulla base delle risposte e delle proprie esperienze, ci sono stati gli interventi di quattro di loro, che si trovano in differenti momenti della propria vita: Noemi Sferrazza, tirocinante post–laurea in psicologia a Firenze, Silvia Orlandini, appena laureata in Storia dell’arte a Bologna, Francesco Sferrazza, laureato in economia e con un impiego stabile a Spezia e Martina Lorenzini, laureata in Scienze del turismo e stagista in un tour operator a Firenze. E’ toccato a loro elaborare un “instrumentum laboris”, letto all’inizio del convegno. Ma quali punti sono emersi dal questionario ? Si è notato anzitutto che i giovani hanno timore del proprio futuro lavorativo, anche se ritengono importante ottenere un lavoro stabile e formare una famiglia più che ottenere notorietà pubblica o fare carriera. L’ottanta per cento dei ragazzi sta investendo molto o moltissimo nella propria istruzione e, per il cinquanta per cento non solo per trovare lavoro, ma anche per propria crescita personale. Alla parola lavoro vengono associate responsabilità, competenza e libertà, e se il novanta per cento prende in considerazione di lasciare la propria città o la propria nazione, il quarantaquattro per cento vive questo fattore come una necessità, non come opportunità. C’è una diffusa percezione che la Chiesa si occupi poco del lavoro e ben sessantacinque giovani su cento ritengono che non se ne occupi abbastanza, sino a dire che “la Chiesa non ha nulla a che fare con il lavoro”. Molti suggeriscono che si promuovano di più la conoscenza della dottrina sociale cristiana e l’etica del lavoro, la preghiera per i nuovi poveri insieme a strumenti concreti che aiutino nell’orientamento e nello sviluppo di competenze. Infine, per migliorare la situazione molti suggeriscono che bisognerebbe migliorare la qualità dei percorsi formativi, facilitare l’incontro della domanda con l’offerta ed aumentare i posti di lavoro. Rilevano però che, tutto sommato, il futuro non è cosi “a tinte fosche” come talora si pensa ...

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