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"L'Italia non è competitiva e non per colpa delle banche"

L'opinione di Gigi Grillo

Alla vigilia delle elezioni europee
"L'Italia non è competitiva e non per colpa delle banche"

- Il segnale d’allarme lanciato nei giorni scorsi da Confindustria non può essere ignorato.
La previsione dello zero virgola per il PIL dell’anno in corso non ha bisogno di tante spiegazioni: certifica da un lato le gravi difficoltà che destabilizzano l’economia e l’industria italiana e dall’altro mostra la profonda insensibilità del governo nei confronti di cio’ che sta avvenendo. Mario Draghi avverte che la domanda nella zona Euro può peggiorare a cause delle incertezze in Italia e in Francia. Il governatore Visco conferma il forte rallentamento dell’economia nei primi tre mesi dell’anno e ribadisce che occorrono misure efficaci ed urgenti. Vincenzo Boccia certifica la stagnazione totale della nostra economia: PIL in ribasso dell0 0,9 %, consumi al palo, investimenti privati in caduta libera del 2,5%, occupazione bloccata dal maggio dello scorso anno.

Di fronte a questo drammatico quadro cosa fanno il Governo e la sua maggioranza?
Istituiscono, con legge approvata dal Parlamento nello scorso mese di marzo, una nuova Commissione di inchiesta sul sistema bancario e finanziario che,per la durata ,l’ampiezza del mandato,le finalità e i poteri più vasti di quelli della precedente,la Commissione Casini,ha le caratteristiche di una superprocura. Come ha denunciato senza giri di parole e in modo assai documentato Sabino Cassese (cfr Corriere della Sera 4/4/19) "non s’era mai visto un Parlamento che mettesse sul banco degli imputati un intero settore dell’economia importante come quello finanziario“. La commissione - sembra - non terminerà il suo mandato quando avrà raggiunto lo scopo per cui è stata istituita ma avrà durata per tutta la legislatura.

Con queste premesse è facile immaginare che la Commissione sarà lo strumento per quotidiane polemiche nei confronti del nostro sistema bancario, con il rischio, fin troppo evidente, di rendere ancora più complicata la ordinaria funzione affidata da sempre alle banche nel sostegno alle attività produttive. Assumendo questa iniziativa è evidente che le forze che sostengono l’attuale Governo altro non fanno che ignorare la realtà per privilegiare la propaganda. Bene ha fatto il Presidente Mattarella, prima di dare il via alla promulgazione della legge, a porre taluni paletti ribadendo l’autonomia della Banca d’Italia inserita nel sistema europeo della BCE. Significativa la convocazione al Quirinale del Presidente del Senato e del Presidente della Camera dei Deputati per chiarire i limiti nell’operatività di questa Commissione. Di Maio, Salvini e Conte se smettessero di produrre slogan, spot, promesse demagogiche nella rincorsa a conquistare facile consenso elettorale da capitalizzare nelle prossime elezioni europee, scoprirebbero che il sistema bancario italiano è il più forte e meglio organizzato tra i paesi d’Europa, il sistema bancario italiano si è rivelato il più solido ed efficiente in virtù della grande riforma avviata negli anni ’90 quando il Parlamento varò le quattro leggi (legge Amato 1990, Decreto Carli 1991, Legge Ciampi 1996, decreto Ciampi 1998) (relatore L.Grillo) che hanno favorito il processo di riorganizzazione e ristrutturazione delle banche italiane. Quando Fazio venne nominato Governatore della Banca d’Italia nel '93 occorre ricordare - nel nostro paese operavano più di 3.500 banche,la più parte delle quali erano pubbliche erano sottocapitalizzate ed inefficienti. Banco di Sicilia, Cassa di Risparmio della Calabria, Cassa di Risparmio delle Puglie, Banco di Napoli, Isveimer, ed altri banchi meridionali furono salvati dal sicuro fallimento attraverso aggregazioni con Istituti del Nord per la sapiente regia della Banca di d’Italia di Antonio Fazio.

Quando Fazio venne costretto a dare le dimissioni dalla Banca d’Italia (dicembre 2005) le banche operanti nel nostro territorio erano scese da 3.500 a meno di 1.000 (Fazio gesti’ ben 386 operazioni di fusioni tra banche difendendo l’italianita’ del sistema). Mediobanca nel 2012 ha pubblicato un documento molto eloquente da cui emerge la mappa dei salvataggi, gli interventi cioè fatti dai vari governi con stanziamenti a fondo perduto, per sostenere i loro sistemi bancari. Negli USA il governo è intervenuto pesantemente mettendo a disposizione per il salvataggio delle oltre 150 banche fallite 2.330 MDI di dollari. In Inghilterra sono state nazionalizzate sei grandi banche e il Governo ha messo a disposizione 1.148 MDI di sterline
In Germania il Governo ha stanziato 418 MDI di Euro, in Francia il Governo ha speso 238 MDI di Euro, in Spagna, Irlanda, Grecia, Portogallo i sistemi bancari hanno registrato crisi profonde, drammatiche. In Italia negli anni 2008 - 2017 il governo ha messo a disposizione delle banche i Tremonti Bonds, prestiti cioè da restituire al tasso del 12,50%. Nel 2018 poi il Governo ha stanziato 5 MDI a fondo perduto per il salvataggio del Monte del Paschi di
Siena. Veneto Banca e Banco Popolare di Vicenza sono state salvate in virtù dell’intervento del Fondo Atlante, costituito con capitali delle banche italiane. Bca Etruria, Banca delle Marche, Cassa di Risparmio di Chieti, Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di Risparmio di San Miniato sono state salvata dal Fondo Interbancario Italiano, quindi dalla solidarietà delle
altre banche italiane.

E’ lecito quindi affermare che nella bufera iniziata nel 2008 con il fallimento del sistema finanziario più evoluto del mondo (quello americano) le banche italiane si sono dimostrate le più solide in Europa. Ulteriore riflessione da far conoscere ai nostri uomini di Governo (perché pare ignorino la realtà economica del paese in cui vivono). Le banche italiane hanno sempre operato secondo un modello di business tradizionale, quello della banca commerciale focalizzata sul retai. Questo modello unito alla prudenza nelle scelte relative al proprio portafoglio di attività finanziarie spiega la limitata esposizione ai cosiddetti attivi tossici. Hanno una leva finanziaria inferiore alle banche europee. Gli indici di adeguatezza patrimoniale sono sostanzialmente commisurati ai rischi assunti.

Le banche italiane godono di un forte radicamento con il territorio da sempre Anche per questi motivi ritengo sarebbe auspicabile che il Governo dedicasse la sua attenzione e le sue energie ad altri argomenti. Il nostro Paese ha bisogno di tornare a crescere, ma non possiamo sperare in una crescita economica vera senza essere competitivi: e’ quindi la competitività la vera sfida che abbiamo di fronte. Tra il 2000 ed il 2017 la produzione industriale in Italia in termini reali è diminuita del 15 per cento, in Germania nello stesso periodo è cresciuta del 25 per cento. E’ evidente che non siamo più competitivi. Ma la competitività non si raggiunge investendo cospicue risorse in interventi assistenziali (reddito di cittadinanza) ne’ ingannando i giovani con provvedimenti demagogici, come quota cento.

Luigi Grillo
già senatore

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