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"Lorenzo Musetti è nelle mani di un ottimo coach come Tartarini"

"Lorenzo Musetti è nelle mani di un ottimo coach come Tartarini"

- Mi sono visti tutta la finale di Lorenzo Musetti contro Emilio Nava, statunitense di origini messicane. Di Musetti sapevo, ma non l’avevo mai visto giocare; stamane è stata la prima volta. Ha un gran braccio, cosa anche inutile da dirsi; alcuni colpi giocati sono da manuale del tennis. Gli appunti fissati nella memoria ricordano un rovescio lungo linea nel primo set che l’ha portato a tre palle break, purtroppo non sfruttate, e in quel tie break finale che non voleva finire mai, un meraviglioso dritto d’incontro long line che ha impattato al meglio un cross di Nava che l’avrebbe portato fuori campo se Lorenzo non avesse tagliato il campo per anticipare quel missile. Su uno dei tanti match points che l’americano gli ha annullato, c’è stato un doppio fallo: ma come è venuto! Fuori la prima di un niente, uno slice centrale, Musetti si ripete con la seconda, stesso punto. Gliela danno fuori e chiama il “falco”; la verifica elettronica attesta la bontà della chiamata ma nell’ingrandimento la palla è al confine con la riga: a segnare la distanza fra palla e linea c’è solo un capello. Palla fuori, dunque, ma segno di un bel carattere che non trema quando il momento è critico.

Il nostro ragazzo è stato bravo anche a livello tattico scegliendo un gioco magari poco appariscente, ma utile a contenere le bordate dell’avversario che ha servito anche a 215 chilometri all’ora (Lorenzo si è accontentato di 205!). E allora risposte bloccate in back, palleggi con palle lavorate per non favorire l’incontro di Nava, partita messa sul ritmo più che sulla potenza sapendo che in quel modo l’americano avrebbe regalato molto. Non è stata facile, Musetti ha dovuto anche affrontare un match point contro annullato con una splendida prima, ma alla fine ha portato a casa la vittoria in un torneo che, anche se per juniores, è pur sempre uno slam. Certo, si è vista qualche pecca, il match ha visto anche degli errori evitabili, ma non dimentichiamo che per tutti e due la posta in gioco era grossa: l’emozione attanaglia l’esperienza dei campionissimi, figuriamoci due junior. Se è facile profezia dire che Musetti vedremo ancora, sono convinto che allora le pecche che si sono riscontrate stamane, non ci saranno più: con il gioco a favore oserà quando oggi è rimasto dietro e si noterà una maggiore sensibilità di palla quando, con bella variazione tattica, giocherà il drop, la palla corta. Ha solo diciassette anni (credo ancora da compiere) ed enormi possibilità di crescita che non mancherà di sfruttare anche perché è nella mani di un ottimo coach, Simone Tartarini, puro sangue de ciassa Brin, che l’ha portato fino qui e l’accompagnerà anche più avanti.

Alberto Scaramuccia

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