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I futuri segni di una morte rimossa

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I futuri segni di una morte rimossa

- Cerimonie sempre più brevi, senza corteo con omelie standardizzate, due parole nella cappella dell'obitorio, o sull'atrio, nessun segno del lutto negli abiti; il telegramma di rito, ormai sostituito da un WhatsApp con faccina triste. Da tempo, anni, decenni, siamo abituati ad un rituale sbrigativo per la morte. Il lutto, assieme ad dolore, ci ripetiamo, stanno in interiore homine. Così questa accelerazione della morte che ci ha colto alla sprovvista, porta all'esasperazione quel sistema di rimozione della morte stessa che in occidente abbiamo messo in atto da anni. Ora che i suoi numeri sono usciti da quella “normalità” cui eravamo assuefatti, che il rischio di contagio costringe a non celebrare, giustamente, neppure quei riti sbrigativi rimasti, né ad assistere il morente, impartendo benedizioni ed estrema unzione on line, siamo catapultati dai nostri più o meno confortevoli rifugi, in cui dobbiamo rimanere, davanti alla realtà della morte. Una morte che i video ci mostrano con asettico distacco, snocciolando numeri e statistiche e che soltanto medici ed infermieri vedono in tutto il suo concreto dolore.

In un racconto di fantascienza che lessi trent'anni fa l'autore si immaginava che a combattere l'Armageddon contro Satana, gli uomini si fossero fatti sostituire da schiere di robot, rimanendo a casa a godersi lo spettacolo in televisione. Quando alla fine, con il sostegno delle legioni di angeli , Satana era stato sconfitto, il soffio di Dio aveva fatto risorgere i robot distrutti, non curandosi degli spettatori, pavidi ed accidiosi. L'immagine potrebbe adattarsi alla nostra attuale condizione. Il lutto non eleborato, il dolore ingoiato, facendo finta di niente, la morte rimossa, da tempo riaffiorano come depressione diffusa, come ansia costante da tenere a bada girando a vuoto. Che cosa succederà alla fine di questa epidemia in cui la misura dei decessi è data dalle autocolonne militari e dai freddi numeri del crepuscolo? In cui non ci è permessa neppure la più modesta ritualizzazione del lutto? Faremo ancora come se niente fosse, come se non sapessimo che la modernità è una pellicola sottile tesa sull'abisso, continuando a girare a vuoto, a scrollare le spalle? O reimpareremo a dar voce e forma al nostro dolore, condizione per essere davvero anche lieti ? Se vogliamo avere in dono, almeno qualche volta, la pienezza della vita, dobbiamo esserne degni. Degni di ascoltare la parola di Dio, per chi crede; o degni di sentirsi parte infinitesima di un tutto che per la maggior parte ci è misterioso ed incomprensibile. Il coronavirus, senza spade fiammeggianti, sembra averci silenziosamente scacciato dal nostro confortevole paradiso terrestre consumistico, riportandoci alla nostra animale finitezza. Far finta di niente sarà ancora possibile, ma il prezzo da pagare sarà altissimo.

Giorgio Di Sacco Rolla

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