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Liguori fuori dal coro: "Flash mob dai terrazzi? Mancanza di pudore"

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Liguori fuori dal coro: "Flash mob dai terrazzi? Mancanza di pudore"

- "Flash mob dai terrazzi, per dire cosa?
Osservo stupito la modalità diffusa in questi giorni, di esternare manifestazioni di partecipazione collettiva dai balconi, dalle finestre, addirittura dai tetti, con musica, inno nazionale, megafoni, applausi, bandierine, per inneggiare poi chissà a quale risultato, per trasmettere che tipo di messaggio?
Mi chiedo cosa ci sia da comunicare dai terrazzi in un momento così drammatico. Migliaia di persone si stanno ammalando, tantissimi stanno perdendo i propri cari, li stanno perdendo senza nemmeno il conforto dell’ultimo saluto per il rischio di contagio e le persone comunque hanno bisogno di sfogare la propria tensione agitandosi e cantando dai balconi. Ma che Paese siamo? Se il bisogno è sentirsi parte di una comunità, riscoprire l’orgoglio nazionale, basterebbe rispettare rigorosamente le prescrizioni e mostrare senso di responsabilità e attitudine al sacrificio.

Un popolo dotato di senso di comunità farebbe questo, nient’altro e attenderebbe fiducioso. Questo aiuterebbe noi stessi, le persone più deboli e il personale sanitario, altro bersaglio di questa terribile infezione. Invece seppur nel pieno dell’emergenza le persone non trovano di meglio, che fare un flash mob dai terrazzi? Come se ci fosse sempre bisogno di fare rumore anche in una condizione di tale severità. Invece, questo, dovrebbe essere oltre che il momento del rigore, il momento del silenzio. Manifestazioni che poi, a ben vedere, sono figlie della stessa matrice che hanno portato solo una settimana fa migliaia di famiglie a passeggiare spensierate sul lungomare, che hanno portato migliaia di famiglie a visitare centri commerciali, gli stessi che oggi cantano affacciati dai balconi. Superficialità, distrazione, mancanza di senso civico, ma oggi anche mancanza di pudore.

Certo, per alcuni è il tentativo di esorcizzare la paura attraverso il coinvolgimento di altri, ma occorre maturare come Paese, cogliere l’occasione di questa difficile sfida per riflettere su noi stessi, sulla società che abbiamo costruito, sulla classe dirigente che abbiamo selezionato, l’impreparazione di certi ruoli della catena di comando è ormai oltre l’imbarazzo. Genera ribrezzo. Osservare come certe figure stanno gestendo l’emergenza, questo si è motivo di repulsione e profonda inquietudine.
Ciascuno di noi, approfitti per capire quanto abbiamo spinto l’acceleratore del benessere, quanto abbiamo spinto la leva dei falsi bisogni, quanto abbiamo trascurato virtù, meriti e rapporti umani. Una società perennemente affamata, mai paga, sempre piegata sulla leva dei consumi, una società che nn si sarebbe fermata per nessun motivo al mondo, oggi inchinata al cospetto di un unico piccolissimo microrganismo. Un microrganismo in grado di isolarci, un microrganismo che tira la leva del freno al posto nostro, nel tentativo di rallentarci, di riportarci all’equilibrio, alla moderazione, a una reciprocità vera. Perché da adesso in poi sarà bene tener presente che siamo tutti interdipendenti, gli uni dagli altri. Ma gli altri nn sono solo gli esseri umani, è l’intero ecosistema, gli orsi, i ghiacci, le foreste, gli oceani, o ci salviamo tutti o nn si salverà nessuno. Se proprio dovesse alzarsi un urlo allora, dovrebbe essere soltanto 'fermiamoci'".

Luca Liguori, docente

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