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Oggi il comandante partigiano Amelio Guerrieri avrebbe 100 anni

il ricordo del professor galantini
Oggi il comandante partigiano Amelio Guerrieri avrebbe 100 anni

- "Buon Compleanno, Amelio! Oggi il leggendario Comandante Partigiano di Giustizia e Libertà Amelio Guerrieri avrebbe compiuto cent'anni. Il tempo vola. Non è solo un modo di dire. Ce ne accorgiamo quando pensiamo a qualcuno che non c'è più, ma che non per questo ha smesso di essere con noi, di parlarci e di farci compagnia. Con Amelio è stato ed è così. Era nato a Valeriano di Vezzano Ligure il 14 Maggio 1920. Una famiglia semplice: una sorella ed un fratello più grandi, il papà usciere al Genio Civile, la mamma che badava alla casa, a crescere i figli e ad educarli con una forte impronta cristiana. Il sereno scorrere dei giorni cominciò ad incrinarsi a seguito di una decisione apparentemente non così determinante assunta dal padre, ovvero il fermo rifiuto di iscriversi al Partito fascista. Ne conseguì il licenziamento, un senso di profonda ingiustizia e il susseguirsi di incarichi più o meno precari, integrati dal lavoro dei campi e da mille sacrifici, che consentirono comunque di far studiare i ragazzi, permettendo ad Amelio di diventare Maestro. Quando scoppiò la guerra Amelio non partì subito soldato perché il fratello lo aveva iscritto all'Università, precisamente all'Istituto Orientale di Napoli, facoltà di Scienze coloniali. "In realtà io non avevo la minima intenzione di frequentare quell' Università; cercai subito un lavoro e lo trovai presso l'O T.O. Melara,ma alla condizione che lasciassi lo Spezia per giocare nella loro squadra. Contro il parere di molti accettai (il Nostro, in virtù soprattutto delle straordinarie doti fisiche e atletiche, era ormai più che un promettente terzino avviato verso il professionismo...). Era troppo importante uno stipendio da portare a casa e così, dopo soli venti giorni dal conseguimento del Diploma ero già al lavoro...". Con il peggiorare della guerra,venne infine chiamato alle armi e destinato a frequentare il Corso Allievi Ufficiali a Ravenna, che iniziò nel dicembre del 1942. Fu in quella città che lo raggiunse la notizia della defenestrazione di Mussolini e quindi quella dell'8 Settembre... Già il ritorno a casa fu un'avventura in ragione delle mille peripezie. Poi la ponderata decisione di non restare con le mani in mano e perciò di salire ai monti, rifiutando l'arruolamento alla RSI ed invitando i giovani del paese a fare altrettanto. Quei ragazzi guardavano a lui non solo come ad un amico d'infanzia, ma come ad un vero Maestro, di cui percepivano il carisma e l'autorevolezza, accogliendone le indicazioni non per comando o compiacenza, ma perché "se una cosa te la dice Amelio vuol dire che è quella giusta,lo capisci e allora la fai..." Li porterà sempre nel cuore: "Mi avete fatto l'onore di accogliere tutti il mio suggerimento di non obbedire alle ingiunzioni dei fascisti e dei tedeschi di arruolarsi con loro e avete convinto anche quei giovani della Spezia che risiedevano a Valeriano da sfollati a seguirci nel partigianato. Avete partecipato al mio fianco a tanti combattimenti, comportandovi sempre bene ed è grazie al vostro straordinario impegno e disciplina che mi avete reso degno di essere decorato al V.M." Nel corso della Guerra di Liberazione fu dunque Maestro di vita oltre che Comandante e tantissimi episodi, testimoniati infinite volte dai suoi stessi ragazzi, stanno lì ad attestarlo. Questo suo modo di essere era divenuto il suo stesso modo di affrontare la vita ed è rimasto tale finché è vissuto. Ogni volta che siamo andati a ricordare la Resistenza in giro per la Provincia, nei paesi dove era stato, ho potuto toccare con mano il rispetto, quasi la riverenza, l'affetto, la gratitudine di cui era circondato. "Ai partigiani dicevo...se qualche volta voi pensate di poter accettare una fetta di torta o di pane o un po' di latte da quelle famiglie che sono molto più povere di noi,sappiate che perché ve lo diano volentieri e ve lo diano ancora,voi non dovete pagarli, perché non avreste i soldi, però fargli un servizio sì...gli andate a prendere qualche secchio d'acqua, gli fate qualche lavoretto nei campi, sulla vigna...E tutti facevano così...". E lui per primo faceva così, perché è prima di tutto con l'esempio che si insegna. Due suoi uomini, Sergio Ferrari e Aldo Montefiori, un giorno vollero raccontarmi un episodio:"Circa un paio di mesi prima del rastrellamento di Valeriano del gennaio del'45,Amelio si sentiva male, ma non voleva che si sapesse. Aveva la febbre, non sorrideva più e un po' tutti noi non si sapeva cosa pensare. Cercammo allora un medico, che da Caprigliola, venne a visitarlo: bronchite, pleurite...fu curato e stette un po' meglio. A un certo momento il Colonnello Fontana lo mandò a chiamare per un'operazione di guerriglia che lui accettò senza far cenno alle sue condizioni...di notte scese con degli uomini a Cavanella, dovevano attraversare il fiume in piena, insomma spogliarsi e andare. Lui era in testa al drappello; giunto sull'altra riva si accorse che ne mancavano tre...così è tornato indietro: due li ha fatti attraversare a spinta,il terzo se lo è preso in collo...E quindi hanno fatto quello che dovevano fare..." Ho citato solo pochi frangenti per far capire chi era; a raccontarli tutti non basterebbe una vita, per quanto lunga possa essere, tanto densa di eventi e di episodi è stata la sua. "La vita vissuta ci ha insegnato che i sani principi che ci hanno insegnato i nostri genitori sono la base della vita e alla base di essa c'è il principio di solidarietà...perché è quello che affratella la gente e che fa progredire...e vale per il professorone come per l'uomo più semplice che esista. Eh,io sono un soggetto,perché queste cose qui quando le sento...io non saprei...se mi dicessero "fermati" io non mi fermerei, perché è così. La vita spesso cerchiamo di renderla difficile, di caricarla di formulazioni politiche,culturali, quando invece è la bontà d'animo quella che fa andare avanti le cose...io non le capirò mai queste cose qui e sono contento di aver fatto il Partigiano e su quella scelta,per quegli Ideali, continuo a credere e continuerò a battermi". E così è stato, fino all'ultimo. Quando in un giorno di Novembre del 2013 infine ha raggiunto i suoi compagni che lo avevano preceduto nell’ eternità, nella nostra Città comparvero dei Manifesti che lo ritraevano alla testa del Battaglione Zignago-Ermanno mentre sfilava in via Chiodo nei giorni della Liberazione . Poche parole, a carattere cubitali, accompagnavano quella celebre fotografia: "Ciao Amelio, Spezia ti vuole bene" Era lo struggente saluto che la nostra Comunità, attraverso l’affettuosa sensibilità del Sindaco Massimo Federici, ti stava dando, lo stesso che oggi ti danno tutte le persone che ti hanno conosciuto e voluto bene e che per tutto questo e per molto altro ancora ti ricorderanno per sempre. Ciao Ame!"

Professor Paolo Galantini
Presidente dell’Associazione Partigiana Mario Fontana-Giustizia e Libertà-FIAP
La Spezia

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