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La strage di Piazza Fontana e le sentinelle della memoria

di Giorgio Pagano

Luci della città
La strage di Piazza Fontana e le sentinelle della memoria

- Il 12 dicembre 1969 la strage di piazza Fontana a Milano segnò l’avvio di un nuovo corso della politica italiana. Iniziò la strategia della tensione, sui cui mandanti e sulle cui modalità non è stata ancora fatta chiarezza. Gli organi investigativi dello Stato indirizzarono subito le accuse contro gli anarchici, ma senza alcun fondamento.
Nel 1974 le inchieste giudiziarie misero in luce che l’attentato fu opera dei neofascisti, che ci furono complicità in altri Paesi europei e che da parte di settori investigativi dello Stato vi fu depistaggio. Il disegno era chiaro: inventare un pericolo anarchico o di estrema sinistra, per bloccare l’ascesa del PCI e del movimento operaio e impedire a qualunque costo il loro “avvento al potere”.
Ci fu anche un coinvolgimento della classe politica democristiana: Aldo Moro, nel suo “Memoriale”, scritto nel carcere delle Brigate Rosse nel 1978, scrisse che erano implicati nella strategia della tensione “servizi segreti del mondo occidentale” ed anche “alcuni settori del servizio di sicurezza” italiano; e che la DC, più che complice, fu negligente (in particolare indicò la responsabilità di Giulio Andreotti).
Faccio parte della generazione che c'era. Ero un adolescente, già impegnato nel movimento studentesco. Ricordo come fosse oggi lo sgomento e l'orrore davanti alle immagini della Tv. Ricordo la notizia della morte dell’anarchico Pino Pinelli (suicidio, ci disse la Tv). Povero Pinelli, un’altra vittima della strage.
Qualche giorno fa, il 12 dicembre 2019, il Presidente della Repubblica, commemorando cinquant’anni dopo la strage, ha pronunciato a Milano parole mai udite prima da un Capo dello Stato:
“L’attività depistatoria di una parte di strutture dello Stato è stata doppiamente colpevole”. Di più, quell’attentato fu “un cinico disegno nutrito di collegamenti internazionali e reti eversive, mirante a destabilizzare la giovane democrazia italiana, a vent’anni dall’entrata in vigore della sua Costituzione, disegno che venne sconfitto”.
Ora è necessario che emerga finalmente tutta la verità.
Così come dobbiamo impedire che quanto accadde allora possa riaccadere. Per questo dobbiamo unirci attorno alla democrazia ed alla Costituzione, come sapemmo fare allora. Avevamo imparato dalla Resistenza ad essere uniti, a far sì che le differenze fossero una risorsa e non un ostacolo a lottare uniti contro il fascismo e l'eversione di settori degli organi dello Stato.
Come si fece anche a Spezia. Ricordo quei giorni, contrassegnati dal dolore e dalla ferma risposta democratica. Anche se qualche sogno svanì. Il 13 dicembre era previso lo sciopero in tutte le scuole, con una grande manifestazione studentesca in città: la rinviammo in segno di lutto. Ricordo il grande sciopero dei lavoratori, una manifestazione in piazza Concordia a Migliarina…
La ricerca storica sugli anni Sessanta alla Spezia, a cui sto lavorando insieme a Maria Cristina Mirabello, documenterà su come la città e la provincia reagirono, con grande partecipazione di popolo, alla strage.
Dobbiamo farci una domanda: i giovani di oggi cosa sanno di quegli anni? Poco o nulla. La scuola spesso non ne parla. La famiglia neppure. Anche in questo caso, come per la Lotta di Liberazione, è importante impegnarsi per la trasmissione della memoria. Non solo per il doveroso ricordo di chi non c'è più ma per capire che il mostro del fascismo e della eversione è sempre dietro l'angolo e che bisogna combatterlo, ogni giorno. Il nostro è quindi un piccolo contributo perché Spezia non sia “una città smemorata”.
Alla domanda precedente ne è strettamente connessa un’altra. Oggi ci manca un comune ancoraggio all’insegnamento che ci guidò allora: come ricostruirlo? E’ il compito più importante che abbiamo: la democrazia si divide al momento del voto ma deve essere unita nei valori comuni di fondo, sanciti dalla Costituzione. Deve cioè riconoscersi in un solo destino, in una comune identità: che nel nostro Paese, per la sua storia, non può che essere l’identità dell’antifascismo e della Costituzione. Quali altri valori abbiamo mai avuto, se non questi? Ecco, allora, che ritorna, l’importanza della memoria.
Ha ragione Liliana Segre quando chiede ai giovani che in queste settimane hanno riempito con la loro voglia di futuro le piazze italiane: “Siate, ragazzi, le sentinelle della memoria”.

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"Black art", poesia di Amiri Baraka (2018) Giorgio Pagano


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