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Ultimo aggiornamento: Martedì 16 Luglio - ore 18.03

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Perché arrivano le navi

di Giorgio Pagano

Luci della città
Perché arrivano le navi

- In questi giorni si è fatto un gran parlare della Sea-Watch 3, della Alex e di altre navi che cercano di portare in salvo i migranti. Dobbiamo sforzarci di capire quello che sta accadendo.
Innanzitutto: chi sono questi migranti? Sono in gran parte persone fuggite dai centri di detenzione diffusi in Libia, dove un apparato militare e paramilitare sta amministrando la tratta degli esseri umani. Il primo fine delle navi delle Ong è stato ed è quello di impedire che queste persone siano riportate in quei centri, luoghi di schiavitù e di morte. Non farlo sarebbe una flagrante omissione di soccorso.
Ancora: perché le navi delle Ong vengono in Italia? Perché le leggi internazionali prescrivono di portare i migranti nel primo porto sicuro. Che non può essere la Libia, dove c’è la guerra e ci sono i campi di concentramento. Il Ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi lo ha detto a chiare lettere nei giorni scorsi: “La Libia non è un porto sicuro”. Non è un porto sicuro nemmeno la Tunisia, dove non esiste il diritto d’asilo, tant’è che in passato la Tunisia ha riportato i migranti in Libia. Malta è certamente un porto sicuro: infatti le navi molto spesso portano i migranti a Malta, che ha accolto in proporzione molti più migranti di noi e continua ad accoglierli. Però Malta non è sempre il porto più vicino (dipende dove viene effettuato il salvataggio). Nel caso della Sea Watch il porto sicuro più vicino era senz’altro Lampedusa. Ma anche nel caso della Alex.
Un’altra domanda è: perché la Germania e gli altri Paesi europei non si prendono un po’ di migranti? Il problema è che mancano gli accordi internazionali. Ma per farli bisogna partecipare alle riunioni: se Matteo Salvini sei volte su sette alle riunioni non ci va è difficile fare gli accordi…
Un’ultima domanda: quindi dobbiamo accoglierli tutti? No, noi dobbiamo salvarli tutti, perché i diritti umani vengono prima di ogni altra cosa. Il salvataggio si conclude quando le persone sbarcano in un porto sicuro. L’accoglienza dipende dagli accordi che i Paesi riescono a fare. Ci sono colpevoli inadempienze di altri Paesi europei? Certamente sì, ma non possono giustificare le nostre.

QUANTE BUGIE SULLE ONG
Ormai non si sente altro che dire: coloro che praticano il salvataggio in mare sono complici dei trafficanti di esseri umani. E’ esattamente il contrario: le Ong cercano d evitare che i migranti tornino nelle mani dei trafficanti. In realtà complici dei trafficanti di esseri umani sono i politici di ogni colore che -a partire dalla legge Bossi-Fini con cui fu interdetta ogni forma di immigrazione legale- hanno concesso alle organizzazioni criminali il monopolio sulle rotte.
Fa piacere che oggi i dirigenti del Pd si precipitino a Lampedusa: ma fu il loro ultimo Governo, non dobbiamo dimenticarlo, che inaugurò l’opera di denigrazione delle Ong.
Fa piacere anche che ci siano dirigenti della sinistra impegnati da sempre a fianco delle Ong che salvano i migranti nel Mediterraneo. Ma vorrei ricordare a loro e a tutti che la maggior parte dei membri delle Ong non è lì, è in Africa. Dove ogni giorno salvano vite umane e contribuiscono a costruire un pezzo di futuro: nessuno, però, parlerà mai di loro. Non avranno mai foto sui giornali, eppure il loro impegno è la vera risposta al dramma dell’immigrazione. Ed è il più grande contributo all’onorabiità dell’Italia nel mondo. Nell’indifferenza generale nel 2018 c’è stato, nel nostro Paese, un vero e proprio crollo dell’aiuto pubblico allo sviluppo: dallo 0,30% del reddito nazionale lordo nel 2107, siamo passati allo 0,24%. Eppure continua la sgradevolissima retorica dell’”aiutiamoli a casa loro”.
Verrà un giorno in cui tutto ciò sarà ricordato come un crimine. Non potremo dire non sapevamo, perché sappiamo tutto.

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Egitto, il suq a Il Cairo (2012) Giorgio Pagano


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