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Il no al biodigestore passa per una trasferta a San Marino

Attivisti in visita all'impianto di compostaggio aerobico: "Un sistema virtuoso. Certo, non beneficia degli incentivi statali a cui punta Iren".

"Opzione zero? Escamotage"

Sarzana - Val di Magra - Gita fuori porta per il fronte 'No biodigestore'. Anzi, gita all'estero, visto che la tappa è stata nientemeno che San Marino “piccolo Stato molto attento alle problematiche ambientali, che ha scelto il compostaggio aerobico, tecnologia, per intenderci, che fa piangere l’assessore Giacomo Giampedrone e i portafogli di Iren”, come si legge nella nota diffusa da Comitato No biodigestore Saliceti, Comitato Sarzana che Botta e Acqua bene comune attraverso i rispettivi referenti Carla Bertolotti, Roberta Mosti e Fabrizia Giannini. I tre sodalizi si sono recati nel piccolo Stato sammarinese per visitare l'impianto di trattamento aerobico di rifiuti organici lì in funzione. Una delegazione di attivisti, guidata dall’ingegner Lanfranco Pambuffetti, ha incontrato il professor Giulio Ferrari, già docente di Igiene ambientale e chimica ambientale all’università di Ferrara, autore di sessanta pubblicazioni scientifiche in materia di rifiuti, consulente dell’Ispra e progettista dell’impianto di San Marino. “Il professor Ferrari ci ha spiegato che l'aerobico è il processo di degrado dell’organico più diffuso in natura – dichiarano Bertolotti, Giannini e Mosti -, perciò il compostaggio ha sicuramente minori impatti sull’ambiente, non richiede consumo di energia, non richiede volumi di acqua e soprattutto non genera grosse concentrazioni di gas serra. Ha zero impatti sulla salute. Un impianto aerobico è molto più facilmente modulabile, si può adattare alle esigenze di ogni comunità (Tigullio compreso!) con diversa produzione mensile di rifiuti e non richiede grossi investimenti. Per il fabbisogno della nostra provincia basterebbe un decimo dell’investimento stimato da Recos/Iren per il digestore anaerobico progettato per Saliceti con una significativa riduzione sulla bolletta Tari degli spezzini”.

“Gli amministratori di Iren e di Recos – proseguono - se ne facciano una ragione: i comitati 'rumorosi e incompetenti', che non hanno fini di lucro, sanno portare proposte nell’interesse della loro comunità. Certo, un difetto – agli occhi dei vertici di Iren - il compostaggio aerobico ce l’ha: non beneficia dei cospicui incentivi statali sulla produzione di metano, che costituiscono una bella fetta dei profitti della società emiliana. Gli incentivi statali – lo si dimentica spesso – sono denari dei tartassati contribuenti italiani. Incentivi per produrre gas serra con buona pace delle marce per Greta”. L’impianto in funzione a San Marino è costituito da una serie di biocelle, che somigliano a container scarrabili, opportunamente attrezzati, all’interno delle quali vengono immessi i rifiuti organici e scarti legnosi. Tramite insufflaggio di ossigeno viene favorito il processo di fermentazione naturale dell’umido. Opportuni filtri sistemati nel condotto di uscita della componente gassosa, catturano inquinanti e cattivi odori. Dopo un mese di ‘fermentazione’ nell’isola ecologica, ciascun container, previa verifica dell’indice respirometrico, viene trasferito in un’area di accumulo del compostato per terminare il processo all’aria aperta per altri 40-50 giorni fino a ottenere un compost di qualità. “Ce ne sono stati offerti campioni. Li faremo analizzare, sempre col piglio di San Tommaso – continuano gli attivisti -. A San Marino quel compost viene anche utilizzato nelle vallate a rischio frane perché favorisce la crescita di graminacee con lunghe radici, che consolidano i versanti franosi. Con la tecnologia aerobica è possibile eliminare due impatti ambientali dei digestori anaerobici: gli sversamenti di percolato contenente ammoniaca, pericoloso per la falda acquifera, e la componente batteriologica che si genera in presenza dell’ambiente anaerobico. E si eliminano gli odori, che continuano a essere il punto debolissimo del digestore anaerobico, come ammesso dallo stesso ingegner Stretti (Iren) fin dalla prima presentazione nel maggio 2018 a Ponzano”.

La visita all’impianto di San Marino non resterà isolata e, per Nobiodigestore, Botta's e Acquabenecomune “vuole essere uno stimolo per i politici spezzini. Fino a oggi le alternative tecnologiche non sono state esaminate, né in sede di Vas, né in sede di Via. L’unica alternativa prospettata dai dirigenti della Regione è l’opzione zero, cioè nessun impianto. Uno sciocco escamotage per far passare a ogni costo (un costo salato per i contribuenti spezzini!) il progetto Recos. Noi continueremo la nostra battaglia anche sul piano economico (non esiste solo Iren), oltre che su quello ambientale e sanitario. Vogliamo tecnologie che tutelino ambiente e salute e le tasche degli spezzini”.

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