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Inaugurazione dieci pietre d’inciampo a Vezzano Ligure, il racconto di Martina

Inaugurazione dieci pietre d’inciampo a Vezzano Ligure, il racconto di Martina

Sarzana - Val di Magra - Venerdì nel comune di Vezzano Ligure si è tenuta la cerimonia “Per non dimenticare” alla presenza del sindaco Fiorenzo Abruzzo per la deposizione delle prime dieci pietre d’inciampo a ricordo delle vittime dei nazifascisti. Quest’iniziativa si inserisce nell’ambito delle celebrazioni per la “Giornata della memoria”; infatti l’inserimento di sampietrini in ottone riportanti il nome, la data di nascita, la data e la causa di morte di cittadini vezzanesi uccisi tra il ’44 e il ’45 a seguito di rastrellamenti o fucilazioni naziste ha lo scopo di mantenere viva la memoria di questa persone a chiunque ogni giorno “inciampi”, ovvero vi si imbatta. Perciò si è voluto far “adottare” ciascuna pietra da una delle classi terze medie dell’I.C. vezzanese che ha partecipato all’evento.
Inoltre intende, come ha affermato il sindaco, “ridare individualità a persone che hanno subito la morte da parte dei nazifascisti” e restituire dignità di individuo a coloro che, deportati nei campi di concentramento, erano considerati soltanto numeri .
Io, di origini vezzanesi, mi sono recata alla celebrazione come rappresentate del Liceo Lorenzo Costa, inviata dal mio Professore di storia Paolo Galantini.
La prima tappa, in via Maddalena, è stata fatta davanti alla casa della famiglia Revere deportata il 22 febbraio del 1944 nei campi di concentramento di Auschwitz (la madre Emilia Eva De Benedetti e la figlia Adriana Revere) e Flossenbourg (Enrico Revere) a seguito della denuncia del maresciallo a cui la sera prima la famiglia aveva chiesto aiuto. Gli alunni della scuola media gli hanno dedicato la canzone “Auschwitz, canzone del bambino nel vento” di Guccini.

Nella seconda tappa sono stati omaggiati due partigiani incarcerati, a seguito dell’uccisione di un fascista, al 21esimo fanteria e fucilati in Piazza del Popolo (allora “Campo”) il 3 febbraio 1945: Enrico Bucchioni e Pietro Andreani.

In seguito in via Umberto I è stato ricordato Annibale Giansoldati ucciso dai nazisti per una spiata del parroco (Don Emilio Ambrosi) durante la notte del 2 febbraio, quando con un gruppo di partigiani era sceso in paese per approvvigionarsi di farina dal forno. A seguito dello scontro a fuoco muore un fascista, morte per cui pagheranno proprio Bucchioni e Andreani. La crudeltà degli aguzzini non ha limiti: Giansoldati è rimasto tutta la notte agonizzante nel vicolo e lasciato morire per dissanguamento da un guardia che ha impedito ai suoi famigliari di soccorrerlo.

Le seguenti due pietre sono state dedicate a Vera Giorgi e Carlo Grossi . Vera, appena ventottenne, il 7 dicembre 1944, affacciatasi dalla finestra per avvertire il vicino Carlo del rastrellamento in corso, e lo stesso Carlo sono uccisi da una stessa raffica di colpi di mitragliatrice di un tedesco. Anche loro sono lasciati morire dissanguati.

Per ultimo nel Borgo a Vezzano Alto è stata posizionata la pietra a Giuseppe Carmè. Anche lui fu colpito alla colonna vertebrale, nel giorno del rastrellamento, da un proiettile (sparato probabilmente dal tetto della chiesa) mentre cercava di scappare. A causa delle ferite riportate morì qualche mese dopo, il 16 maggio 1945.

“Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore,
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli. “
Con la giornata di oggi si sono concretizzati i versi di Primo Levi che “comandano” di non dimenticare ciò che è avvenuto: durante tale cerimonia infatti le parole sono entrate nel cuore dei partecipanti, hanno lasciato un segno nel territorio e sono state ripetute ai “figli”, testimoni di domani. Dimenticare significherebbe oltraggiare nuovamente le vittime di questo tragico periodo storico e rischiare che tali orrori si ripetano nuovamente.

MARTINA GINESI IV C

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