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Presidio contro il biodigestore, 120 persone sotto la sede Acam | Foto

Comitati, cittadini ed esponenti politici in Via Picco per chiedere un cambio di rotta: "Saliceti non è un sito idoneo e la tecnologia anaerobica non offre sufficienti garanzie". Tutti contro l'inchiesta pubblica: "Piuttosto si faccia una Vas".

Recos ha presentato il progetto ai sindaci

Sarzana - Val di Magra - "I cittadini non hanno più l'anello al naso". E' solo una delle frasi pronunciate dai manifestanti che questo pomeriggio si sono riuniti a decine sotto la sede Acam di Via Picco, dove i vertici di Recos hanno presentato ai sindaci il progetto per la realizzazione del biodigestore nei pressi dell'impianto di trattamento rifiuti di Saliceti.
Con fischietti, trombe da stadio, manifesti, cori e striscioni erano all'incirca 120, in rappresentanza di partiti politici, comitati e semplici cittadini, tutti contrari all'ipotesi al vaglio della Regione e dell'Assemblea dei sindaci soci del gruppo Acam - Iren.
I primi cittadini sono arrivati alla spicciolata, soffermandosi appena con i cittadini in protesta e mentre la riunione andava avanti in strada era tutto un fischiare, strombazzare e intonare cori.

"Chiediamo ai sindaci di opporsi a questo progetto scellerato, che non garantisce salute, tutela dell'ambiente e dell'acqua. Si deve ripensare il piano - afferma Carla Bertolotti, del coordinamento dei comitati No biodigestore - perché un impianto come quello che è stato proposto si trova al penultimo posto dei parametri europei, appena sopra le discariche. I sindaci si facciano carico delle istanze di tutti i cittadini, non soltanto di quelli di Santo Stefano, perché l'acqua delle falde in pericolo è di tutti. I pozzi sono a soli 200 metri e il possibile danno è stato ammesso dallo stesso Stretti un anno fa, quando disse che nessuno può garantire che non ci sia alcun pericolo. Inoltre inizialmente si parlava di un impianto da 30mila tonnellate, mentre oggi si propone di realizzarne uno da 60mila per garantire utili a Recos".

Presente al presidio anche Tiziano Pucci, candidato sindaco di Vezzano per il Movimento cinque stelle. "La nostra preoccupazione - dichiara - è che il sito di Saliceti non sia idoneo. C'è un rischio potenziale per la falda acquifera che fornisce tutto il territorio provinciale. Invitiamo i sindaci a riflettere bene su questo progetto, noi ci proporremo in qualunque sede. Anche contro l'inchiesta pubblica proposta dall'assessore Giampedrone, scelta che non ci convince per niente".
Anche dalla voce di Teresa Maio, una dei referenti del comitato, arrivano parole di contrarietà rispetto alle proposte in campo. "Questo impianto di tipo anaerobico non ha motivo di esistere. Anche i medici dell'Isde li definiscono nocivi per la salute e per l'ambiente. Per chiudere il ciclo dei rifiuti si può ricorrere alla biodigestione aerobica. Saliceti non è idoneo ed è all'interno di un territorio che già patisce la forte presenza di camion e dell'impianto di trattamento rifiuti già in funzione. Un biodigestore anaerobico significherebbe la distruzione totale della zona e un grosso problema per le abitazioni vicine. Sia chiaro, siamo contrari a questa tipologia di stabilimento a Saliceti come altrove. Chiediamo che si applichi il principio di precauzione, visto che non ci sono garanzie e che in altre località d'Italia questi impianti hanno causato numerosi problemi, soprattutto per il biogas".

Tra i presenti anche il consigliere regionale di Italia in Comune, Francesco Battistini, che sostiene la protesta chiedendo ulteriori approfondimenti agli uffici della Regione: "Santo Stefano non vuole diventare la zona canaglia della provincia, quella in cui si concentrano tutti gli impianti per il trattamento dei rifiuti. Chiedo a Giampedrone di avviare la procedura di Vas, in modo che vengano presi in considerazione tutti scenari possibili, compreso quello della non realizzazione dell'impianto, e che si approfondiscano le questioni relative alla localizzazione e alle tecnologie disponibili. La sua proposta di avviare una inchiesta pubblica scarica la responsabilità sui territori e li mette uno contro l'altro".
Secondo Andrea Licari, consigliere provinciale di sinistra, bisogna rivedere il piano regionale dei rifiuti. "Le criticità emerse sono frutto dell'esposizione di illustri pareri tecnici, a cominciare da quello del geologo Raggi che mette in dubbio la sicurezza delle falde. Il ciclo dei rifiuti va completato, ma serve un sito idoneo. E diciamo no alle guerre tra poveri, tra gli abitanti di Saliceti e Boscalino, che sorgerebbero con lo svolgimento dell'inchiesta pubblica. Si faccia una Vas, con tutte ipotesi in campo. Infine non capiamo come mai ad agosto Saliceti non era nemmeno nominata, mentre oggi è ritornata in auge", afferma sarcasticamente.

Mentre tra i manifestanti si stigmatizzava come conflitto d'interessi la somma di 400mila euro che Recos avrebbe versato ai Comuni come ristoro ambientale, il consigliere spezzino Massimo Caratozzolo si è scagliato contro le modalità con le quali si è proceduto negli ultimi mesi: "Si avanza in modo ambiguo. Il piano prevedeva un biodigestore di dimensioni contenute a Boscalino, solo per l'organico prodotto alla Spezia. Ora si raddoppiano le quantità per trattare l'umido prodotto altrove. E poi non è accettabile che la Regione se ne lavi le mani dicendo ai territori di vedersela tra di loro".

A riunione finita i sindaci sono andati via senza commentare l'esito dell'incontro. Solamente la sindaca di Santo Stefano, Paola Sisti, si è soffermata con i manifestanti, spiegando loro di aver sostenuto la linea contraria all'installazione dell'impianto a Saliceti.
Non resta che attendere la fine di maggio e lo svolgimento delle elezioni: a quel punto la vicenda entrerà davvero nel vivo.

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