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Ultimo aggiornamento: Venerdì 04 Dicembre - ore 22.23

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A Lucca, pensando a Francolino Fiori.

Quando i gol fanno storia.

A Lucca, pensando a Francolino Fiori.

- UN POMERIGGIO A LUCCA, PER NON SCORDARE FRANCOLINO
Un aggettivo come irriducibile si può riferire ad un solo dei giocatori che quel pomeriggio erano al porta Elisa. Ben ventitre evocavano altri aggettivi sul mio polpastrello, e potrei dire caparbio come capitan Bordin, geniale come Coti, classico come Mingazzini, manieroso come Menolascina, forzuto come Melucci.Uno solo era irriducibile quel pomeriggio al Porta Elisa di Lucca. Era sardo si chiamava Francolino Fiori, la gara Lucchese-Spezia della 32° giornata della stagione 2001-2002 era un crocevia essenziale, perché solo vincendo lo Spezia avrebbe potuto fare un sogno che si chiamava serie B e che sarebbe durato per tutta quella settimana prima della doccia trevigiana per una gara tanto chiacchierata quanto mai indagata. Senza uno straccio di prove.
Il Livorno l’aveva già fatta grossa in settimana; una decisione alquanto strana della giudicante aveva ritenuto l’espulsione di Protti in Livorno-Spezia un atto volontario di reazione a gioco fermo di non particolare gravità, e quindi aveva ridotto da 2 ad una giornata lo stop all’attaccante. Che, appena era iniziata Livorno-Lumezzane, aveva pensato bene dopo 50 secondi di fare subito gol. Quel giorno la gara andò in diretta su rai sat, e fu un pomeriggio non ordinario sul divano di casa; doveva vincere lo Spezia, doveva passare su quel campo che già nel 1989 aveva regalato un’amarezza eterna negandoci la b. La gara sembrò subito difficilissima, i difensori andarono sulla rotula avversaria, provvedendo personalmente, il pallone spuntava e si inoltrava spedito da una parte e dall’altra senza una vera e propria meta e non sfuggiva mai ai guantoni dei due portieri Gazzoli e Bressan.
Bordin restava quasi sempre in zona, e quando avanzava lo faceva senza l’esprit delle giornate migliori, ma era la paura, perché bisognava vincere. Poi quando eri ancora sul divano e cercavi di capire a che santo votarti o cosa dovesse regalarti quel rosario di preghiere che stavi recitando, spuntò Francolino Fiori.
In un attimo, dopo una partita quasi anonima, divenne risoluto, forte, tecnico, più tutto. Un dribbling rapace a rientrare poi il tiro secco forse appena toccato da Chini. Lì, sul quel divano, a quell’ora del the, avevi capito che in fondo si poteva esultare come uno scalmanato, e chi se ne frega che sei pur sempre un cronista. E li forse che capisci perchè il calcio assomigli a Dio in certi momenti.
Nella devozione che gli portano molti credenti e nella sfiducia che ne hanno molti intellettuali Rudyar Kipling si era burlato del calcio fatto da piccole anime che possono esser saziate dagli infangati idioti che lo giocano. E Borges nel 1978 tenne una conferenza sull’immortalità a Buenos Aires, nella stessa ora, nella stessa città a pochi metri dallo stadio dove la nazionale argentina stava disputando la prima partita del mundial che poi avrebbe vinto. Per tutti questi l’idolatria del pallone è in fondo la superstizione che il popolo si merita.
Il calcio però da anni ha smesso di esser una cosa all’inglese ed anche alla Spezia è così: aggregazione. In quel momento, quando era il minuto 33 della ripresa di un pomeriggio da cani a Lucca, Spezia si sentì tanto più Spezia che non mai.
Francolino Fiori oggi vive in Sardegna, chissà se è progredito nel senso tattico, se ha trasmesso mestiere e saggezza ad altri. Non gioca più. Ad inizio di questa stagione lo Spezia gli ha detto che non serviva, lui prima non c’è stato poi ha accettato. Si è trasferito nella sua terra , è tornato nel tabacchino gestito a Sassari dai genitori, ha portato con se la sua famiglia ed il cane, ha risentito aria di Mirto. Quella di Lucca resta per noi e per lui una rete sempiterna. Doveva accasarsi all’Arezzo, poi alla Torres, infine ha firmato per l’Alghero, eccellenza sarda, con una squadra costruita per vincere e subito. Quando però la sua società ha depositato il contratto in lega, si sono accorti che avendo rescisso con un club professionistico entro il 30 agosto, doveva esser tesserato entro il 31 dicembre tra i dilettanti. Così non giocherà fino a giugno 2004 e chissà se giocherà ancora. A Francolino va il nostro pensiero mentre ci avviamo sulla via di Lucca sperando nella storia e ricordandoci di quel bomber che se ne andò da qui dicendo amaramente: “Parto, così faccio un favore a tutti”, amareggiato da una brutta lettera dei tifosi che finì integrale su un giornale. Il pallone come bandiera, i gol come storia.
ARMANDO NAPOLETANO

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