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Su due piedi - Addio a Mastropasqua, lo Spezia che fu

Su due piedi - Addio a Mastropasqua, lo Spezia che fu

- La lunga linea bianca si interrompe. Se n’è andato dal calcio terreno uno dei personaggi più emblematici della storia aquilotta. Un’era di spezza e si frantuma, lasciando solo ricordi. Mimmo Mastropasqua fu uno dei presidenti eroici, economicamente parlando, del club bianco, perché in quel momento nessuno volle quella poltrona, se non lui. Parafrasando una nota canzone di un altrettanto noto complesso musicale italiano, si potrebbe intitolare la vicenda Mastropasqua:"Uomini soli". Quella che fu l'elezione del nuovo presidente dello Spezia sembra essere stato un gioco ad incastro nel quale Mimmo fu destinato ad essere capro espiatorio ed ultimo possessore di quel "barile" scaricato da molti. Negli anni successivi, troppe volte appelli ed SoS saranno lanciati dal "ristoratore" di Molfetta, lasciato al suo destino dopo promesse vuote ed escamotage elettorali. Alla fine dei conti, Domenico Mastropasqua, presentato al pubblico come il "Pellegrini dello Sprugola", fu presidente di una società nella quale gli stretti collaboratori, vengano chiamati Richelieu O Penelope, sono in possesso del potere temporale, lasciando a lui il compito di staccare l'assegno. Diventano quasi comprensibili alcuni suoi sfoghi, di chi si sente sempre più isolato ed osteggiato da tutti. Solo lui, però, seppe quanto fosse costata la gestione della società negli anni, e non i vice presidenti a due milioni di vecchie lire.
L'arrivo di Domenico Mastropasqua in seno alla società è datato agosto 1986. Piace raccontare la storia di allora. La trattativa, o meglio la ricerca disperata di un timoniere, è storia datata. Il vittorioso campionato di C2, che lo Spezia si lasciò alle spalle dopo l’1 giugno e dopo il pari glorioso con la Pistoiese per 2-2, ebbe anche il potere di distogliere, ma solo per poco, l'attenzione dell'opinione pubblica sull'unico grosso problema che assillava gli aquilotti: non la conferma o meno di Carpanesi e Telesio ma il trovare un vero conduttore, possibilmente dotato di un ottimo spessore (nel portafoglio) per le sorti della società. Il sodalizio, infatti, era ancora sotto la direzione di quel Comitato di Salvezza che, prese in mano le redini
del carrozzone dopo la vicenda Rossetto, permise in un modo o nell'altro alle aquile di terminare il campionato. Caruso, Razzuoli e De Ferrari, però, nel luglio di quell'anno, 1986, lavorarono sodo per trovare la via giusta da far imboccare alla società.
Il 2 luglio, ufficialmente, diedero la loro disponibilità al Comitato alcuni imprenditori ed industriali spezzini, tra i quali non mancavano personaggi già legati alle vicende della squadra bianca: Angelo Conte, Giovanni Fusani, Guastini, Gaspani, Magri, Mecozzi, Cannovale, Santori.
Si cercò di rimediar liquidi in tutti i modi, varando anche una "manovra finanziaria" degna di quelle famose propinateci dai nostri governanti: lo Spezia calcio, tramite il Comitato di Salvezza, chiese una sottoscrizione di quote alle organizzazioni di categoria, presentando anche il conto. Unione Industriali: cento milioni; artigiani: cento milioni; istituti di credito operanti nella nostra città: centodieci milioni; ordini professionali: novanta milioni. Vecchia pesante lira. Tutto ciò fermo restando (e ci mancherebbe altro!, dissero alla stampa) la libertà, da parte degli interpellati, di aderire o meno all' iniziativa.
Non era però finita. Si aprì anche una sottoscrizione pubblica, con quota minima di centomila lire, col sistema del porta a porta. Fece anche un po' sorridere la specificazione:" da attuare tramite giovani tifosi disoccupati". Regolamentazione radio-tv per la cessione dell'esclusiva, abbonamenti. Totale della "manovra": tre miliardi, per permettere alle maglie bianche di sfilare sul palcoscenico della Cl. L'attenzione degli sportivi, comunque, era sempre catalizzata dalla vicenda Carpanesi.
L'iniezione di fiducia venne con la notizia del "blitz" di Grillo, che riuscì ad agganciare lo sponsor della IP, che versò 200 milioni nelle casse sociali dello Spezia. Proprio in quei giorni, intorno al 10 luglio, rimbalzò in città per la prima volta il nome di Mastropasqua come possibile nuovo massimo dirigente. Infatti il 13 luglio, un dinamicissimo Grillo, più che mai interessato alle sorti aquilotte (nelle cui file, fra l'altro, ha militato), incontra Mastropasqua, che si dice disposto a collaborare.
Il 16 luglio, alle ore 12,18, Rino Capellazzi ebbe un colloquio telefonico con l'onorevole Faraguti, a Roma, che confidava di aver parlato con Angelo Conte pochi minuti prima e di aver saputo che l'imprenditore sarebbe stato disposto ad occuparsi dello Spezia in prima persona.
Lo stesso giorno, intorno alla mezzanotte, nell'ufficio del sindaco Montefiori (entra quindi in ballo anche la sinistra, dopo i due onorevoli democristiani) sono presenti: Mastropasqua, Guastini, Gaspani, Gianfardoni, Caruso e Razzuoli. Sotto la benedizione del primo cittadino, che ha anche qualche parola rovente per le manovre scudocrociate intorno allo Spezia, gli imprenditori diedero il loro assenso alla collaborazione per l'allestimento della società.
Di quella sera le prime dichiarazioni di Mimmo: "Stateci vicini. Promettiamo un impegno ponderato, professionale". Un noi che presto sarebbe diventato io.
La piazza cominciava a sognare, anche se non vedeva l'ora che le cose si assestassero, per tornare a parlare di calcio giocato, e soprattutto di campagna acquisti e cessioni, nella quale andava anche inquadrato il caso Carpanesi.
Il 17 luglio Angelo Conte si dichiarava ufficialmente disponibile, con altri quattordici imprenditori pronti a dare una mano. Tanta carne al fuoco, tanto che la riunione del 21 luglio venne annunciata dai giornali come quella del "lunedì storico" per le sorti aquilotte. Si avanzavano le prime previsioni. Possibili presidenti: Zambarda, Guastini, Conte, Mastropasqua; outsider Gianfardoni, De Luca, Magri e Gaspani. Mastropasqua, prima del consiglio, dichiarava candido:"L'importante è che si formi un consiglio serio di gente seria. Il resto verrà da solo."
Il giorno stesso, però, si venne a sapere che proprio Angelo Conte, tanto sbandierato nei giorni precedenti, aveva fatto marcia indietro, rifiutando la sua candidatura, adducendo motivi professionali, sia alla presidenza che alla vice presidenza. La riunione, che doveva essere storica, si concluderà con un nulla di fatto. Verrà eletto solamente un consiglio pro-tempore, in attesa di un nuovo incontro.
Sabato 26 luglio lo Spezia viene presentato al Sindaco. A fare gli onori sono i dirigenti Caruso, Mecozzi e Galletti. Il comitato esecutivo, come viene definito, era composto da Caruso, Razzuoli e De Ferrari, ossia dal Comitato Salvezza con l'aggiunta proprio di Galletti e Mecozzi. Carpanesi è già stato "silurato", la squadra è in ritiro sotto la guida di Ventura. In società, però, c’è solo silenzio. Si torna a parlare del futuro il 29 luglio, quando una delegazione di calciatori abbandona il ritiro lunigianese per scendere a valle a batter cassa. Si vocifera (fosse la prima volta!) di un timido interessamento di Buticchi. Storia vecchia.
Gli aquilotti continuano nel frattempo ad allenarsi, il Lerici vince il suo primo Palio del Golfo, alla memoria di Paolino Strambi, ma il silenzio continua.
L'8 agosto arrivano voci di una oramai prossima soluzione del problema societario. È del giorno dopo l'interessamento, come dirigente, di Federico Elce, vice presidente dell'Entella, la società di provenienza di Ventura. Elce richiese, oltre a tre giocatori di sua fiducia, Oreste Cinquini in qualità di osservatore e allenatore dei portieri. Passano undici giorni di quasi silenzio stampa. Il 20 agosto 1986 Mimmo Mastropasqua viene eletto quasi a sorpresa presidente dello Spezia. Sotto la sede, i tifosi rimasti fino a tarda ora ad attendere gli esiti della riunione, l’ennesima, si prodigano in pacche sulle spalle e strette di mano per il nuovo "padrone" del giocattolo domenicale.
A questo punto (e forse il tutto era stato tenuto nascosto come botto finale per risollevare la società e nominare quindi Domenico Mastropasqua, il presidente, in piazza dopo la telenovela estiva) vengono annunciati gli acquisti
di Stabile, Spalletti e Guerra, mentre sembrano in dirittura d'arrivo le trattative per l'acquisto di Puppi e Titti Ascagni. L'organico è in via di completamento, mentre a livello societario il consiglio d'amministrazione nomina vice presidenti Euro Conte e Roberto Gianfardoni, con un terzo posto vacante (in attesa del sÌ del signor Elce); Segue una sfilza di consiglieri: Cannovale, Catarozzolo, Angelo Conte, Esposito, Guadalupi, Magri, Mecozzi (allora anche presidente del Viareggio), Mori e Pirantoni. Quanti di loro ritroveremo anche nelle stagioni successive? Man mano che il tempo passa Mimmo, pagando stipendi e acquisti, rileva di fatto però il pacchetto di maggioranza, arrivando ad avere il 100 % dello Spezia calcio, che ora è solo un "problema" suo. Pian piano tutti si defileranno, chi per problemi personali, chi per altri riguardanti le rispettive imprese, chi, purtroppo, come Claudio Mecozzi, perchè colpito da un male incurabile che qualche anno più tardi lo porterà via, privando la società di quell'entusiasmo che aveva fatto sì che il più testardo sostenitore del calcio spezzino fosse ... romano.
A chiudere la parentesi di quell'estate, che caratterizzò ed ancor oggi caratterizza il nostro diletto domenicale, la notizia che la scritta IP comparirà solo sui manifesti. Duecento milioni per un manifesto al bar Europa ed uno al Crastan: un vero record!
Qualle storia, strana, durerà fin quasi all’estate del 1994, segnando un uomo che diede tutto, forse anche quello che non aveva. Tra querelle, querele, problemi economici passati, presenti e futuri, tra Ferrucio Mazzola e Savoldi, tra Bagnoli e quell ‘impermeabile bianco che portava anche a primavera in panchina, perché sembrava portasse fortuna. Alcuni anni fa, in una lunga intervista che ci concesse, confessò che “Mai l’immagine dello Spezia era stata così importante in città come nel mio periodo, che in fondo fu una gestione personale, senza aiuti. La mia grande soddisfazione fu vedere questa squadra per anni di fila in C1, sfiorar4e dopo secoli la B, persa a Lucca. Spero un giorno mi sia dato atto di quello che ho fatto”.Addio Mimmo.

liberamente tratto da SPEZIA , CALCIO E DINTORNI, DA MASTROPASQUA A MASTROPASQUA
Armando Napoletano & Paolo Peveri
Edizioni 5 Terre

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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