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Baraldi? no thanks

scusi Ermelli, non la seguo

Baraldi? no thanks

- Che qualcosa non funzioni nella cordata condotta da Ermelli nella sua ipotetica scalata allo Spezia, si era evinto. Per essere socio al 20 per cento l’agitazione è davvero tanta. L’unica trattativa ufficiale della maggioranza proprietaria (Ruggieri o meglio Gestioni Sportive Immobiliari) rimane quella con la famiglia Mastagni. Di certo l’aver associato il nome di Luca Baraldi allo Spezia resta però nebuloso. Premesso che lo stesso ha smentito di un qualunque suo accostamento allo Spezia.
Partiamo dal vicino per arrivare al lontano. La prima udienza dibattimentale del processo Parmalat è stata fissata per il 14 marzo 2008 nella città emiliana e quel giorno sul banco degli imputati ci sarà anche Cesare Geronzi. Dopo tredici mesi però dall'avvio del processo (il 5 giugno 2006) e quasi quattro anni di inchiesta, sono arrivate da tempo anche le prime vere sentenze nei confronti di alcuni protagonisti del crak finanziario. Si tratta di cinque condanne a seguito di giudizio abbreviato e di nove proscioglimenti 'pienì pronunciati oggi dal Gup Truppa. Condanna a tre anni di reclusione per Luca Baraldi, ex componente del cda Parmatour ed ex dirigente del Parma calcio (ma anche di Lazio, Modena e della Lega). Pena decisamente più pesante di quella (un anno e 10 mesi) chiesta dalla Procura. Baraldi è stato condannato anche all'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e a un'interdizione di dieci anni da incarichi in aziende private. Dovrà anche pagare una provvisionale di 250.000 euro immediatamente esecutiva. Evidentemente già saldata. Come per gli altri imputati, gli aventi diritto potevano presentare istanza al Tribunale immediata. Ma non è tutto: da alcune settimane, con enfasi riportata in un libro che si chiama “Il pallone nel Burrone”, emergono risvolti del famoso Piano Baraldi, quello che salvò la Lazio dal fallimento. Un’operazione di dilazione dei pagamenti dei dipendenti scelto da Baraldi che aveva la sua quintessenza nello spostare nel tempo i pagamenti degli stipendi dei giocatori senza tagliarli di un solo centesimo. Un’enfasi, si legge nel testo, assolutamente ingiustificata. Due i piani: la conversione in 5 mesi di stipendi dei calciatori in azioni, la seconda nella richiesta di rateizzazione del debito all’Erario in dieci anni, “ senza le necessarie garanzie bancarie” si legge ancora nel libro. C’era anche una clausola che legava all’accettazione 22 giocatori, alla quale la società rinunciò a posteriori. Un modo per risollevare dai debiti il club biancazzurro, con la rinuncia di tutti. Tutti? Il 3 novembre del 2003 Baraldi lasciò la nave “per gravi motivi familiari”; senza veder attuato il piano, riscosse la sua parte, per 6 mesi, dal 3 gennaio al 30 giugno, 1 milione e 477 mila euro lordi ai quali vanno aggiunti 4 milioni e 512 mila euro sempre lordi per emolumenti e bonus dall’1 luglio al 30 settembre. Era anche amministratore delegato. Si disse anche che il dirigente lasciò sul tavolo anch’egli a parte dei soldi. Il 26 febbraio del 2002 in effetti il Cda insediato da poco meno di due mesi, aveva dichiarato di rinunciare in via definitiva ed irrevocabile al compenso e di quanto di spettanza a ciascuno dei componenti. Ma il 9 dicembre dello stesso anno si ratificò il totale del compenso: 1 milione di euro. Il successivo 3 gennaio 2003 il primo atto del consiglio fu deliberare per Cagnotti 500 mila euro di spettanze, e per gli altri 10 membri tra i quali Baraldi, altrettanti. Ognuno di loro aveva cioè rinunciato a 50 mila euro. 6 milioni circa – 50 mila euro. Uguale?

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