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Benvenuti a Medellin

Quando è giorno di partita

Benvenuti a Medellin

- Pensare con i piedi spesso fa bene, è molto meglio che pensare con la testa. Permette soprattutto di legare mondi e voci diverse, perché su un campo di calcio la forza della memoria viene sovrastata da quella fisica. Ed il nano può impartire la lezione al gigante. In questa città spesso lo facciamo: gente comune, giornalisti, muratori, le classi alte, quelle medie, le classette, i ricottai, ovvero gli arricchiti da grandi. Pensiamo talmente con i piedi che anche quando la nostra squadra non vinceva mai campionati, continuavamo ad amarla lo stesso, coltivando il piacere della fedeltà nella sconfitta. Avevamo e forse abbiamo ancora ora, quello che Drummond De Andrade, stupendo scrittore brasiliano, anche calcistico, descrisse un giorno come il morbillo di gioventù: malati di calcio. ”Tutto bene, se il Flamengo è tricampeone, in fondo che mi frega del costo della vita?”.”La partita non è solo disputata dai calciatori ma anche dai tifosi”,”le guerre sono nel calcio, che fine faranno un giorno quelle del Vietnam, del Medio Oriente o minori?”. Provando a riportarle tra noi, potrebbero esser dette da un qualunque tifoso dello Spezia. In queste momento, con Modena davanti, sarebbe meglio leggere la Bibbia del calcio ai giocatori, piuttosto che ai tifosi che hanno seguito la squadra. Adatta all’ultima massima di Andrade :”Perdere è un modo di apprendere, vincere invece è un modo per dimenticare, tutto quello che si è appreso nel calcio”. Ma fermatevi, non è di filosofia calcistica da gradinata che voglio parlare. Sabato c’è una partita diversa, perché è di quelle che sono così forti che comunque vada di porteranno via qualcosa dall’anima. Spezia-Triestina è una lotteria, sabato sera saremmo tutti lì a riparlare di Soda che salta se perdi, o di settimo posto (noi no, noi no, noi no) se vinci. Sarà l'impresa di un mister delegittimato ma bravo, il punto di arrivo di una storia assatanata. Che però parte da lontano. Da un pomeriggio del 2005, quando, andando a trovare amici a Parma, feci la classica fuitina tra gli scaffali della Feltrinelli. Acquistare libri che parlino di calcio, ognuno ha le sue manie. Mi arrivò tra le mani per caso uno, scritto da un collega di Trieste, con una copertina rossa ed un titolo in grande: LA TRIESTINA. Poi l’immagine di un due aste: we are l’unione. Curiosità me lo fece comprare perché scorrendolo capii che parlava del campionato che ci vide protagonisti insieme al Livorno ed alla stessa Unione per salire in B. La fitta allo stomaco e la necessità del Malox arrivarono a pagina 92’ lo stesso minuto in cui, nella semifinale di ritorno, vidi un sinistro di Buso sfiorare di un nulla terno il palo di Pagotto che mai ci sarebbe arrivato. Pagine di una brutta storia, tinte fosche, tante maldicenze. Una città dipinta testualmente come Colombia calcistica. “Arrivo alla Spezia in macchina – scrive l’estensore- all’ora di pranzo per trovare con comodo un albergo per la sera. Mentre siamo fermi a un semaforo sul lungomare, ci accorgiamo che siamo già stati individuati dalla tifoseria locale per colpa di una piccola sigla TS che c’è sul posteriore della mia Daewo. Siamo intercettati e circondati da un nugolo di motorini. Ci scortano per parti di strada, poi accelero e riusciamo a seminarli non avevano voglia di lanciarsi al nostro inseguimento.”. E poi continua:” ”. Tira una brutta aria per i triestini, sia in campo e sia sugli spalti. Cosa mai vista in uno stadio italiano, la società ha fatto accomodare una trentina di ultras anche in tribuna con tamburi, altre attrezzature che la polizia avrebbe dovuto vietare, dato che in un clima di guerriglia possono trasformarsi facilmente in oggetti contundenti. Dietro panchina della Triestina, che è attaccata alla rete di recinzione del parterre, è stata piazzata una decina di poliziotti. L’ultima volta in campionato, pochi mesi prima, Berti. Rossi e le riserve hanno potuto fare la doccia con gli sputi a lunga gittata del pubblico spezzino. Quando i giocatori alabardati entrano in campo per il riscaldamento vengono subito investiti da fischi e da insulti, perfino da distinte signore. La stessa accoglienza per i tifosi della Triestina giunti in pullman. E un inferno. Se ne rendono conto anche quei quattro-cinque calciatori che Rossi ha lasciato fuori e che devono andare in tribuna. “È meglio se prendete posto nella curva dei vostri tifosi. qui non possiamo garantire la vostra incolumità”, li avverte un addetto. Per forza. ci sono anche gli ultras ( in tribuna o tra le maschere?ndr). Princivalli è allibito. gli altri pure. Eppure non siamo in Colombia, dove riescono a sparare a un giocatore solo perché ha fatto un autogol. Riposi in pace il povero Escobar, terzino sudamericano freddato a colpi di pistola fuori da un bar di Medellin nel 1994 . Anche la tribuna stampa è poco respirabile. “. Il resto ve lo risparmio, un racconto di violenze subite, di un maresciallo della polizia definito Kojac, di tanto altro compreso un Mandorlini che lo punta con la macchina e lo sfiora all’uscita. Spezia ed il suo stadio, una rovina per l’Independent pochi mesi fa, ne esce come una pattumiera, piena di immonde cose, anche umane. Non l’ho mai digerita. Anche perché questo collega poi cercò di creare tramite associazioni di categoria tante altre vicende, ma non mi risulta ci sia riuscito. Ma non ci si chiese mai il perché di tanto accanimento nei suoi confronti, come se noi tutti, nel mondo dei media, in fondo scrivessimo per noi stessi, senza pensare alla finestra sul mondo. Spero solo sabato, seduto comodamente in tribuna, e davvero non disturbato, ricordi quel giorno e quello che ha scritto e ricomponga una pagina che poteva evitare. L’Area Hospitality lo attende. Solo che a Medellin che ti offriranno?

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