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Brontolo, Pisolo ed il miracolo inventato

Brontolo, Pisolo ed il miracolo inventato

- Per un tratto di un comune Spezia-Casale, il calcio delle parti nostre è sembrato ritrovare tutto il suo perfetto gusto ed affidabilità. C’era un astronave quasi vuota che sembrava cavalcare il meriggio di sole, mentre i giocatori, respiravano, scattavano, recuperavano, tremavano. Una squadra si era profilata finalmente all’orizzonte, scavando dal fondo e facendo percepire alla gente che era un valore. Fino ad allora, minuto 15 della ripresa, era sempre sembrato il contrario, ossia che il valore l’avessero dato quelli di fuori. Questa squadra senza atteggiarsi allo stile elegante però, ritrova almeno una forza chiara e diventa perfino vivida nello scatto. Ed allora uno si chiede? Ma che è successo, il coro si è alzato tutto d’un tratto? Ecchecaspita? Il finale arrembante quella rete di Nieto poi, grande grosso com’è, hanno fatto sembrare tutto perfino più bello. Così il comune Spezia-Casale diventa una partita dai tratti chiari, e come un libro apre finalmente la storia, attesa da diversi mesi. Il segreto? In un solo uomo, alto, dinoccolato, terzinone di nascita calcistica, mai svagato, pochissimo banale, professorale nell’occhiale, con una trama di campo ed una squadra in testa. Marco Rossi, il mister, sembra averlo imparato a fare bene, molto bene. E quello che era il Brontolo della stampa sampdoriana o bresciana, ma specie di quest’ultima per la verità, per quella voglia di dire sempre la sua in campo, si trasforma in un insegnate di fine psicologia, nel teatro del calcio. Va cioè a scoprire che, come lui ben sa, l’arte dell’imprevisto del pallone spesso regala sorrisi. E nonostante chi stia sopra di lui faccia tutto per metterlo in difficoltà, lui va a scoprire il colpo del nano che può impartire la lezione al gigante, il nero allampanato che fa diventare scemo l’atleta scolpito in Grecia. Come fa? Semplice. Convince una squadra non eccelsa, con una sola difesa all’altezza, con gente poco adatta alla categoria, con attaccanti spesso fuori giri e solo leonini, con esterni che forse sembrano più adatti ad un altro calcio, che sono Una Squadra. E li convince a tal punto che questa ci crede davvero. Era un’unica occasione, l’unica via per tentare di restare in cima o nei pressi, ad una classifica come quella odierna in D. Stoppato da qualche scelta sbagliata altrui, non aiutato, messo anche in difficoltà da un sistema sbagliato, Rossi sceglie di fare quadrato attorno a se, e disegna così un gruppo che vive sulle precarietà del suo organico. Tre punte tirano poco? Ne mette due vicine; giocatori che non entrano nella categoria per compasso e passo? Li inserisco a gara in corso. So che posso rischiare spesso dopo un vantaggio? Provo a coprirmi inserendo un difensore. Un artigiano abile, il Brontolo, però bravo a non essere mai sordo del richiamo tattico che la squadra gli propone. Frateschi gioca meglio avanti? Lo tengo lì. Pessotto lento e stanco? Ma se lo sposto cade il castello di carte, ed allora resta dov’è. Lo avessero aiutato, questo piemontese alto e dinoccolato, assecondato in scelte, ora sarebbe una passeggiata, perché l’unica cosa che non può fare Rossi è sicuramente riportare la gente allo stadio. Quella ci verrà con i risultati, non prima. Così, mentre c’è chi si appisola aspettando la primavera, va in onda un’altra rincorsa, talmente lunga da lasciare ogni ipotesi aperta. Con una bella ed unica certezza: bastava solo credere di più in un rafforzamento ed oggi lo Spezia avrebbe ben altro vento davanti. Ma nel calcio non ci si inventa maestri ed architetti, è qui il problema. Ed ora il mercato, dove tutto è fatto. A meno che non ci si ributti nei dubbi. E con quelli, onestamente, non si vince neanche a dama. Cosa si inventeranno ancora per fare gambetta a quella pertica d'uomo?

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