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C'è bullone e bullone: quando il vero presidente sono i tifosi

figli di un Dio Minore

C'è bullone e bullone: quando il vero presidente sono i tifosi

- Alcuni anni fa emerse uno studio alquanto strano ma preciso nella sua dinamica: l’uomo ha la capacità di cambiare opinione quattordici volte in tre decimi di secondo. Curiosamente, poco dopo che dall’Università americana diedero notizia, sui giornali inglesi, di solito bontemponi o tromboni, uscì un abbinamento tra la scoperta e i dirigenti calcistici.”Di certo -scrisse se mi ricordo bene il Sun- non si può dire questo dei tifosi”. Il riferimento britannico oggi lo esportiamo, perché quelli dello Spezia sono secondi a pochi. Hanno avuto la loro vita rovinata o riempita dallo Spezia calcio, hanno fatto parte di un Dio Minore del pallone per 55 anni, hanno vissuto la loro infanzia, adolescenza sempre scandita o dai solini dei militari o dalle maglie bianche. I loro papà non li hanno mai portati ai musei ma allo stadio si. Una squadra come amica, le sue vittorie come detonatore, con spesso davanti il potere economico altrui e l’arroganza di un avversario spesso imbattibile. Sono anche diventati auto ironici, che poi non è altro che la virtù eterna del perdente. Ma anche nei momenti difficili non hanno perso passione e rispetto. In questo momento delicatissimo però dimostrano ancora una volta cosa sia per questa città, la squadra di calcio. Cds ha stimolato diversi poli ed è tra coloro che hanno spinto il contatto a Palazzo Civico tra le maestranze, il resto lo ha fatto Paolo Asti , il gruppo di Forza Italia e da ieri sera gli altri capo gruppi. Prima di ogni illazione, Cds ha dimostrato di non appartenere a nessun colore, di avere solo massima attenzione sui fatti, calcistici specialmente. Senza personalismi cari alla stampa cittadina, e parlo di quella sportiva. Onesto dire che senza questo quotidiano molte cose non sarebbero emerse. Ieri abbiamo pubblicato la lettera di un tifoso, pronto a decurtarsi la tredicesima pur di avere la possibilità di aiutare la squadra di calcio ed il suo presidente. Ne sono arrivate a decine a ruota, ma credo che la più forte arrivi dal Gruppo Bullone; già nel dopo festa al Megacine questi tifosi si erano fermati con la Cappelluti per avanzare proposte costruttive, pronti a dare una mano, a stimolare. Ieri hanno fatto meglio: pronti anche a strappare l’abbonamento, a pagare al botteghino, fin dalla partita con il Messina. Un atto come pochi, onestamente lo citiamo perché ha un suo valore notevole. E stride con la posizione dei giocatori che emettono un comunicato venerdì dal rito nel quale chiariscono che “ al di là dei problemi economici” le ragioni della protesta sono altre. Ma nel contempo minacciano una vertenza economica secca a cavallo della gara con il Messina. Qui si potrebbe aprire un lunghissimo discorso ma quello che emerge è che le due posizioni appartengono allo stesso mondo, allo stesso emisfero. Ma cozzano l’una con l’altra. Eppure sempre di bulloni si parla: quelli di un gruppo di tifosi o i tacchetti bullonati delle scarpe dei protagonisti dello spettacolo. Dove si può recitare con le gambe o con la voce o con il cuore una rappresentazione destinata a gente con l’anima in sospeso. Oddio non è che tutti la pensino alla stessa maniera: c’è anche chi scrive che “ con tutto l''amore che ho per la mia città, (dove sono voluta tornare dopo 10 anni di vari traslochi x l''italia)e per la squadra , che seguo anche in trasferta., perchè non ci tassiamo per avere un ospedale più dignitoso per non dover emigrare in altri per poter essere curati?”. Uno spaccato condivisibile, il problema è che per l’Ospedale si è già versato, in termini di tasse e di impegno e di fiducia, affidata ai politici. Nessuno si pone il problema il giorno del voto, dopo si. A livello di coerenza , meglio i tifosi del calcio. Or dunque, la giornata di ieri ha dato finalmente segnali importanti, un bagliore di luce, con Ruggieri (Cds ha sempre sottolineato come non sia immune da errori) che si è dato da fare per cercare soluzioni, ma con i dirigenti più stretti che nello stesso tempo hanno mandato un messaggio di forte responsabilità alla proprietà. Di certo, così, è difficile proseguire, anche se rispetto a tante piazze abbiamo una bella base. Non gli abbonamenti, il numero dei tifosi (quelli li avevano anche a Verona e sono ultimi in C), non la storia ed uno scudetto sul petto, non altro: il cuore ed una passione così forte che spesso riesce a far diventare lividi paonazzi i più grandi problemi.

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