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Carteggio epistolare

lettere al direttore

Carteggio epistolare

- Caro Armando,
che stá succedendo? piú che seguire lo Spezia ormai seguo te, ma avverto un qualcosa di strano, di una tua....lontananza (giornalisticamente parlando) da quel modo di seguire e sopratutto criticare (intelligentemente) l'operato degli uomini del 'balon'. Sembri deluso e questo mi allarma. Si dico allarma, perchè ti conosco bene e sò (come chi ha letto i tuoi scritti) che appartieni ancora al mondo dei romantici (Domenica= Giornali+Dolci+lasagne + Picco). Di Mister SODA (quello che volevo rivedere in tuta), di DO PRADO e tutto il resto non mi occupo, tifo SPEZIA e basta. Caro Armando cerca di farmi capire cosa stà succedendo o succederà, e tu, come romantico puoi. Non si tratta di parlare di tattiche, punti o classifica, si tratta di parlare di uomini, sentimenti e storie di città, il resto non esiste. Buon lavoro

Caro Giovanni,
approfitto della tua lettera per spiegare ai lettori alcune cose. Intanto che Cds ha oramai assunto importanti posizioni nel giornalismo locale, cambiando di fatto il modo di leggere degli spezzini. Siamo abbondantemente oltre il milione di lettori mese e questo ci impone di dare spazio anche alla cronaca ed alla politica, pagine molto lette. Forse abbiamo tolto qualcosa allo sport, e meno male, aggiungo io. Si, perché il tuo sentimento colto è quello giusto. Mi hanno, ci hanno, fatto un po’ disamorare della cosa. Amore, diceva quello, parola bambina e vecchia, sa un po’ di tutto e di niente. Gli uomini se ne riempiono sempre la bocca e ne svuotano forse il sesso, anzi credo che, sempre come diceva quello, le donne la intendano meglio, spesso la governano. Noi uomini no, specie allo stadio, no. Intorno a questa vecchia e sempre giovane squadra sono successe molte cose, e dice giusto chi scrive e va parlando di una stampa che forse non le ha scritte tutte. Si, non le abbiamo scritte tutte. Perchè non tutte sono edificanti. Ma era già successo in passato che ciò avvenisse, società sempre un po’ sul bilico, situazioni spesso paradossali. I presidenti non è giusto che siano nababbi scemi, che buttano milioni di euro, ma non possono giocare con la gente e sulla pelle dei tifosi. Nel momento nel quale però abbiamo raggiunto dopo tanti anni il calcio che conta, siamo andati a svilire il prodotto proprio nel sentimento; negli ultimi sei mesi, oggettivamente, non ho visto un bel film. Leggevo giorni fa nella sezione Megafono (tantissime le lettere, ne pubblichiamo solo una parte per questioni di spazio) un tifoso che diceva che su Cds spesso legge critiche, ed invitava a smetterla. Sfido quali, se non erano notizie. Cds da quando sono direttore non ha ricevuto benché una rettifica o preghiera di rettifica. Anzi una, di Bobo Maccoppi che mi ha chiamato la sera di Italia-Francia.”Perché scrivere che io ed Antonio abbiamo rotto dopo Modena perché dissi si alla possibilità di avvicendarlo? Fu il primo con il quale parlai”. Con un occhio al video, risposi a Maccoppi:”Ma, scusa, dal 21 giugno, l’hai più sentito?”. E lui:”No”. Ecco, appunto. Non tutti i tifosi sono bene informati, anzi alcuni vengono strumentalizzati, criticano un pò a comando, è successo, succederà. Cds è stato l’unico giornale che ha sempre detto le cose come stanno( compreso che Campagni, Corini e Russo dovevano rimanere tutti). Proteggendo quello che è il più importante fenomeno aggregativo della città, cercando di aprire gli occhi alla gente, facendo parlare politici di destra e di sinistra. Qualche giapponese, l’ultimo, che ogni tanto ci scrive contro lo troviamo, ma giusto si tratta di giapponesi perchè definirli giornalisti mi riesce difficile. Oggi il sentimento è di vera preoccupazione, perché attorno alla società non c’è ombra di certezza, ed anzi spesso le nuvolaglie sono pesanti. Immagina tu quindi come si può trovare chi vede e deve narrare. Nessuno è veramente proprietario dell’amore, ma si può essere proprietari di una squadra. Credo che i tifosi di questa città lo siano veramente. Quindi, nessun distacco, solo voglia di mettersi un po’ alla finestra a guardare il traffico, ma senza mai pensare che sia meglio l’una o l’altra storia o soluzione. Credo che fare il giornalista sia un bel viaggio tra il piacere ed il dovere, ma ho già confessato ad un mio direttore da che parte sto. Da quella di una piccola squadra che è spada di una città, con tifosi che meriterebbero ben altro, e dove il calcio è semplicemente tutto. E pensa, caro Giovanni, non mi hanno neanche licenziato. Anzi continuano a farmi scrivere. Fessi o bonaccioni?
cordialmente

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