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Contro il Pavia la squadra decide il futuro di Stringara.

Cambiare, in casa Spezia, porta sempre male.

Contro il Pavia la squadra decide il futuro di Stringara.

- La squadra deciderà il destino di Stringara. Noi siamo con lui.

Zanoli, a parole e nei fatti, è con Stringara, la squadra è dalla parte del mister, almeno lo dimostrano quelli che hanno parlato del problema. I tifosi appoggiano con qualche perplessità il tecnico, che non gode più della stima incondizionata di tutti gli addetti. Il quadretto è questo; e mentre sia Vullo che Ammazzalorso smentiscono di esser anche solo stati contattati ( ci saremmo stupiti che avessero anche solo confermato, conoscendo Zanoli tutto sarebbe morto sul nascere), c’è la voglia di uscire dall’empasse. Solo quindici giorni fa gli aquilotti venivano da una gara convincente contro la Lucchese, al di là del risultato; era piaciuta soprattutto la voglia di Stringara di rischiare per vincere, osare e poi colpire inesorabile. Ad Arezzo, specie dopo l’espulsione di Rubini, è cambiato il mondo. Ma più che il tecnico, è la squadra che non ha risposto alle sollecitazioni, tanto da regalare una gara come quella di Cittadella davvero allarmante, con tre reti in mezzora a chiudere la gara. Coti è parso un giocatore senza arte, lui, ala destra solitaria che ci ha deciso campionati, giocando qualcosa come 136 gare in maglia bianca.
Il presidente spezzino è arrivato in città da Milano, dove risiede, in questi giorni e quando la sua Bmw serie 7 fa capolino al Picco qualcosa c’è. Per Zanoli è solo un problema di tenuta fisica, ma sembra che né Petrignani né Stringara la pensino allo steso modo. Ma saggezza vuole che Zanoli abbiamo imparato recenti lezioni; l’esonero prematuro di Brini e l’arrivo di Cuoghi che hanno fatto fallire tutta la scorsa stagione, soprattutto. Poi una macchia: quelle statistiche impietose nel dopoguerra. Solo i cambi in corsa con Carpanesi ( due volte, 1995-96 e 1986-87, ancor prima Gigi Scarabello nel 1956-57) hanno dato frutti, poi è tutta una via crucis di problemi acuiti con retrocessioni o fallimenti, e tante pagine nere.
In casa ligure cambiare è quasi sempre sinonimo di frittata fatta male. Zanoli si mostra sereno, con in mente il progetto di no Spezia che deve decollare:”la situazione è dovuta ad una serie di episodi, un complesso di fattori negativi che ci ha detto male. Ma a Cittadella abbiamo palesato errori evidenti, Dobbiamo tirarci fuori a tutti i costi”. Questa la diplomazia, ma non potrebbe essere diversamente. Stringara, che merita fiducia fosse solo per la tranquillità che ha dato a tutto l’ambiente anche in questi momenti assumendosi le responsabilità, forse più e meglio della squadra e della sua difesa ( e qui sta il vero problema) ,era parso sereno fin dal dopo partita in Veneto:”Io sono tranquillissimo- raccontava- ho la valigia in mano d quando avevo 16 anni e di momenti simili ne ho vissuti tantissimi anche nel contesto di campionati poi conclusi positivamente”. Ancor più chiara la squadra, per bocca di uno dei giocatori più esperti, uno di quelli che alla cooperativa ha offerto braccio e mente, Fabio Tricarico, rigenerato dopo l’anno sabbatico che gli aveva regalato Walter Novellino lo scorso torneo alla Sampdoria, quando non lo impiegava neppure nelle gare amichevoli. Tricarico allo Spezia ha firmato un triennale:”Cambiare? Crisi? ma non scherziamo. Siamo con il mister e ci mancherebbe. Certo, ci rendiamo conto di non aver dato una grande prova ma forse sfugge l’analisi più secca e concreta: ma non mancano ancora 29 gare alla fine della stagione e non è presto per fare processi?”. La realtà, come calcio insegna e detta, è un’altra: se la squadra domenica reagisce, vuol dire che ha la forza e la volontà per farlo. Se non lo fa, ha lasciato il timoniere solo a bordo. Ma il problema è che la nave a quel punto sarebbe già piena di falle. Sono affondate nella storia il Titanic e la Hood, mitica nave da guerra inglese. Qualcuno si meraviglierebbe se affondasse a quel punto Stringara?


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