Genova 24 La Voce del Tigullio Città della Spezia La Voce Apuana
LA REDAZIONE
Telefono redazione La Spezia 0187 1852605
Fax redazione La Spezia 0187 1852515
PUBBLICITA'
Telefono pubblicita La Spezia 0187 1952682

Ultimo aggiornamento: Venerdì 27 Novembre - ore 21.40

previsioni meteo la spezia
Facebook Città della Spezia Twitter Città della Spezia Instagram Città della Spezia

Da Acampora a Zecca, esce l'Almanacco dello Spezia. Opera storica

In anteprima la prefazione

Da Acampora a Zecca,  esce l'Almanacco dello Spezia. Opera storica

- Alfredo Botti, mirabile cronista degli anni cinquanta- sessanta, scrisse un giorno in uno dei suoi racconti appassionati, "quando le gare salivano verso il novantesimo ed il tifoso moriva col pallone in rete", che essere giocatori dello Spezia " colora semplicemente una carriera". Parlava di un gioco mai effimero da queste parti, nonostante le apparenza; appartenente indissolubilmente al costume della città, che lo aveva ereditato da uno
svizzero, inglese per football, Herman Hurny, a cavallo del primo decennio del secolo scorso. In oltre cento anni di calcio, la lunga linea bianca ha prodotto picari ed eroi, meteore e campioni, gente nata con il pallone nella culla ed altra che mai è riuscita a dare del tu alla sfera. Un secolo di calcio, relativamente italiano, quello che emerge dalla storia aquilotta, e poco di italiano c'è anche nei campioni prodotti. Perché non sono state
quasi mai le vittorie a dare popolarità al campione, in regole sfuggenti come quelle del calcio. Gli eroi del 1944 sopravvissero per sempre nell'immaginario collettivo pur non vedendosi assegnare quel titolo; campioni di razza come Angelini, Wando Persia, Scarpato, Tori, Costa, Rostagno, Tommaseo, sono rimasti nell'oblio, immutabili come le stelle, ma mai stelle vere. Eppure sono eroi indimenticati. Il fascino del calcio, si dice, sia proprio nell'ambiguità esistenziale, suscitata dal relativo dominio o autorevolezza che i piedi, pur calzati adeguatamente, hanno da sempre sulla così detta sfera di cuoio.
Qui ha visto campioni sommi, gente come Castellazzi dal piede puro, altri
più in affanno, rozzi, ma pur sempre amati. In questa enciclopedia indimenticabile come una sfida che sudi all'ultimo minuto, ci sono tutti. I portieri che paravano a mani nude e quelli che usano oggi i guanti, ed appena si levi un briciolino d'aria oramai anche la calzamaglia. Terzini che si sono fatti applaudire per una bella respinta, e gerdarmi dell'area di rigore. Campioni di giornata per un pubblico che non vuole capire il gioco,
al quale interessa solo la lotta, il cuore, il sentimento del pallone, che questa squadra ha sempre prodotto, affermandosi come indistinguibile fenomeno di aggregazione sociale. Il calcio, come questa enciclopedia, è un gioco di squadra, rappresenta un'orchestra al lavoro con tutti i suoi strumenti, con stopper coriacei ed indistruttibili, o mezze calze che
vissero pomeriggio di fatica troppo superiore alle loro forze. Mediani e
centrocampisti re della terra di mezzo, direzionati da saggi allenatori, non tutti però in campo capaci di capire al meglio. Attaccanti, frombolieri, gente che ha fatto tremare lo stadio, gente come Nini Costanzo, l'uomo delle rovesciate, rapaci come Guidetti, ed altri che non avrebbero mai segnato neppure in discesa ed a porta vuota. Insomma, un libro come una tattica, un fraseggio corale. In un luogo, lo stadio Alberto Picco, rimasto intatto nei decenni, che ha visto vagare nuvole di sigarette, gente che ha fatto
ammattire intere tribune, che ha lottato, sudato, vinto, perso o negato il sorriso. Gli half del passato come gli esterni di oggi, come le prime punte
e la caccia ai rimbalzi. Tra rimpianti, gioie e rancori. Una lunghissima squadra, partita dal 1906 fino ad arrivare a Manuelito Marras, il giovane esordiente dei tempi nostri. Per dimostrare come l'industria del calcio, da queste parti, non morirà mai. Ma se proprio dobbiamo ricordarne uno di questi uomini in maglia bianca, calzoncini nero, vogliamo farlo con Riccardo Carapellese, Carappa, stupenda ala, prestigioso protagonista anche dello
Spezia, fin della nazionale, e di squadre somme come Milan, Torino, Juventus, Gernoa, tra le altre. La sua favola simboleggia un po' la storia di tutti questi protagonisti che raccontiamo nel testo; foggiano di Cerignola, venne inviato al servizio militare alla Spezia. Lo segnalarono dei commilitoni che lo mandarono a provare con gli aquilotti; che lo fecero
giocare in amichevole contro il Milan. Segnò ed iniziò la sua avventura in un'attacco che , destino fatale e bellissimo, aveva tutti i suoi componenti che iniziavano con la C (Coltella, Castigliano, Costanzo, Carapellese, Costa). "Lo Spezia- dichiarò in una intervista al collega Luciano Basso- è una cosa particolare, il Picco un boato solo. I vecchi sportivi vadano al campo insieme ad un giovane, allo stadio in due, con i loro figli, mai soli
per unire l'ieri all'oggi nella certezza del domani". Spezia per sempre.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Notizie La Spezia

























Testata giornalistica iscritta al Registro Stampe del Tribunale della Spezia. RAA 59/04, Conc 5376, Reg. Sp 8/04.
Direttore responsabile: Fabio Lugarini.
Contatta la redazione

Privacy e Cookie Policy
Impostazioni Cookie

Per la tua pubblicità su Cittadellaspezia sfoglia la brochure

Liguria News