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Dalla sede manca la Coppa Italia di C. Dov'è?

Ditemi che non è vero...

Dalla sede manca la Coppa Italia di C. Dov'è?

- Il 7 marzo prossimo (e per buona parte del mese di maggio) parte al museo Lia la mostra storica sul centenario dello Spezia calcio. Da alcuni giorni il Comune sta procedendo insieme ad alcuni membri del comitato organizzatore, al censimento ed alla raccolta del materiale che andrà in esposizione nelle quattro sale. Chiunque avesse memorabilia importanti in casa può comunicarlo e manderà in mostra il tutto. Le famiglie Scarabello, Toracca e Zennaro, tra le prime, hanno già consegnato molti cimeli, ma le sorprese, al momento dell’inventario, non mancano davvero e sono tutte chiaramente negative. Non c’è disponibilità da parte di alcuni professionisti spezzini nel cedere cimeli finiti nelle loro case chissà perché e come. Si consiglia anche da parte di qualche mio esimio collega di tenersi tutto a casa. Signori si nasce e qui, con la penna in mano, ne nacquero almeno due-tre sicuro. Gino Patroni dall’alto del bar Peola ci avrebbe riso su. Anni fa gli chiedemmo del bastian contrario, di questa voglia dei giornalisti locali di farsi guerre tra di loro, senza pensare a quello che scrivono sulle pagine, ed in fondo fregandosene del lettore.
Ti capitava di leggere di Helenio Herrera contattato dallo Spezia o di Barbuti al Barcellona, o di Lamberto Mazza, ex presidente Udinese, interessato allo Spezia, oltre naturalmente al galoppo infrasettimanale che va avanti, come tradizione vuole , più o meno dal 1950. Patroni sul quell’argomento se la rideva e rispondeva:”Io ho solo patito sincero dolore quando la tv dal bianco e nero è passata al colore. Parola di pittore”. Questo era quanto. Ma tornando a prima, soprattutto non si trova più, oseremo dire già più, la coppa Italia di serie C. Sembra incredibile ma è così. La Lega di competenze, lo scorso anno, in assenza al Picco del presidente Mario Macalli, consegnò due coppe al capitano Roberto Bordin ed alla squadra. La prima è in bella esposizione nell’ufficio presidenziale della sede di via Chiodo, ma dovrà essere riconsegnata alla federazione perchè è l’originale che il detentore del titolo può fregiarsi di trattenere per un solo anno, per poi riconsegnarla al mittente, leggi lega di competenza. Questo avverrà verso la fine di marzo e forse non ci sarà possibilità di esporla, almeno di interventi dello stesso Macalli. Una seconda coppa, commemorativa, è invece di proprietà dello Spezia ed è in pratica l’effigie della vittoria sul Frosinone. Il trofeo cioè che rappresenta la vittoria di quel torneo e che rimane per sempre nelle mani di chi lo ha conquistato. Da alcune settimane però questo stesso trofeo è stato richiamato altrove. Alcuni dirigenti dello Spezia, oggi non più in carica, su sollecitazione, avrebbero spostato il trofeo in altra città, diciamo Milano. Ieri però da un controllo ufficioso effettuato, il trofeo non sembrerebbe nelle mani dell’Internazionale FBC e non sarebbe quindi tra quelli esposti a Palazzo Durini in una sede storica come quella nerazzurra, che non ha armadi ma in bella mostra coppe e trofeo che ricordano anche i tempi di Helenio Herrera e di Moratti papà. Mi sono chiesto: uno viene e si prende una coppa e se la porta a casa? Chapeau. Ma possibile che un trofeo così importante sia stato portato via dalla sua sede naturale? Ed è altrettanto possibile che da Milano, chi attualmente lo detiene, autorizzato o meno piacerebbe saperlo, non possa restituirlo alla città, che resta legittima proprietaria?. Di coppe e coppette sparite è piena la storia: quella della Coppa Mattei, consegnata a Gianni Zennaro nel 1958 arrivò in sede il giovedì, e dopo 10 giorni era già stata trafugata. Una base di metallo con un pesce in oro a fare da campo. Poi i vari pignoramenti e sequestri seguito al fallimento di varie società aquilotte, hanno fatto il resto. Eppure magari, nella cantina di qualche commercialista o curatore fallimentare potrebbe esserci qualcosa. Non so. Bisogna accontentarci, di coppe non se spariscono solo qui. I Mondiali del ‘66 vanno ricordati anche per il furto della vera coppa Rimet. Un portuale disoccupato, Edward Bretchley, rubò la statuetta, venne scoperto e finì in carcere per due mesi. La statuetta la trovò un cane in un bidone della spazzatura ed il 30 luglio passò dalle mani reali di Elisabetta II a quelle di Bobby Moore, leggendario capitano inglese. Nel 1966, dopo l'incontro Inghilterra-Argentina, il commissario tecnico Alf Ramsey definisce 'animals' gli argentini, perché secondo lui giocano con eccessiva violenza; l'epiteto è raccolto dai tifosi inglesi, che cominciano ad usarlo spesso, soprattutto quando ravvisano azioni fallose nei confronti dei loro giocatori. Non solo gli argentini, ma moltissimi altri tifosi di calcio del continente americano se la legano al dito, ripromettendosi di rendere pan per focaccia agli inglesi. L'occasione capita alla vigilia dei mondiali messicani, quando la comitiva britannica transita per Bogotà, in Colombia a fare shopping e si ferma in un'oreficeria. Ben presto il proprietario si accorge della mancanza di un braccialetto e si affretta a sporgere denuncia. Viene così accusato di furto ed arrestato Bobby Moore, uno dei calciatori più rappresentativi della nazionale inglese. L'intera vicenda è comunque motivata da un forte spirito di vendetta. Il mio è solo un grido: vorrei inserire nella mostra del centenario al Lia, 4 camere piene di storia, un time line che è scritto sui muri e che fa quasi da guida, anche quella coppa. Chi c’è l’ha magari a casa, ci pensi un po’ su. E chiami.
ARMANDO NAPOLETANO
IL SECOLOXIX

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