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Dio salvi gli scozzesi

Il sabato del villaggio calcistico

Dio salvi gli scozzesi

- Doveva essere il fine settimana di Cesena-Spezia e di Englishman Cantile alla radio, l’avevano trasformato nel sabato della riflessione. Niente calcio, un silenzio assordante, le solite stupide demagogie ed ipocrisie di una morte del calcio. L’antologia di questo gioco oramai prevede il capitoli morti, da tempo, la ribellione interna di ognuno di color che lo amano poco può. Devo ammettere di aver avuto la settimana del disgusto, di aver sofferto un cielo pallonaro trasformato in una lacrima sola. Su, è ovvio che ti passi la voglia. Forse aveva ragione Umberto Eco, quando parlava di un calcio come rituale in cui i diseredati spendono le loro energie combattive ed il loro sentimento di rabbia e rivolta, praticando magie ed incantesimi per ottenere dagli Dei di tutti i mondi possibili ed impossibili la morte o se volete lo svenimento sul più bello del terzino avversario. Completamente ignari, scriveva lui, della classe dirigente che voleva tenerli in uno stato di entusiasmo estatico, condannati all’irrealtà. Oggi pensi più alla morte del tifoso altrui, anche se i fatti di Arezzo non sono un capitolo di questo libro, ma un’altra storia. Calcio western, questo era diventato quando tutto ti lascia solo e devi renderti conto che c’è la realtà a dominarti. Scrivendo in questi giorni poi dei fatti locali, delle cronache di calcio di paese, di diesse sotto squalifica, di presidenti ed ex vicepresidenti su tavoli diversi, e leggendo anche il commentario di qualche collega, avevo perso un po’ di brio. Sabato pomeriggio, dopo un pranzo con amici a parlare di calcio, sono andato a casa nell’attesa di Scozia-Italia, tutto meno che estatica. E dico la verità, ha avuto attimi di pausa seria, se magari buttarmi su un libro e ascoltare Paolo Conte o Annie Lennox, o il mio George Harrison. Ci ho messo un po’ ad accendere il video, lo stomaco ancora gridava. Dopo 1 minuto e dieci secondi ero già desto e devo dire che l’ambiente , la gara, la serata fresca che si vedeva da Glasgow, il gioco indemoniato, mi hanno ricacciato dentro il mio lavoro. Ho inforcato le cuffie, spento la luce, mi sono piazzato davanti al mio televisore come fossi allo stadio, con audio molto alto. E l’ho vissuta, rientrando nel mondo che la gente di calcio ama di più. Ha vinto l’Italia tra urla e batticuore, per oltre due ore ho dimenticato che tutto non filava liscio, non sapevo più dov’era Arezzo, non ho pensato che al calcio, alle piote di Toni che scappavano a Mc Manus, a quel pazzo di Hutton.
L’ambiente e la partita mi hanno riportato dove meglio potevo stare. Come se un telegramma improvviso ti avesse spostato la giornata. In Scozia il calcio è questo, magari religione contro (Old Firm) magari tecnica non sopraffina, magari colore. Della Scozia la mia infanzia ha stampato nella mente Jinky, quell’impossibile ala destra dei Celtic, Jimmy Johnstone del quale ho visto e rivisto decine di volte il Dvd. Eppure in Scozia hanno radicato il calcio pur se a volte le azioni della partita su Scotland tv o qualcosa di simile, a volte passano sullo schermo per un periodo di tempo che anche un esperto di pubblicità subliminale avrebbe considerato breve. Perdono, perdono e riperdono, specie nelle occasioni più belle, ma continuano a vedere il football come una festa. Pur da guerrieri antichi. Il problema è che nella giostra gli capita sempre un avversario cattivo come una fiera che se li sbrana. Non credo esista paese e stadio del mondo pronto a far scoppiare i fuochi di artificio dopo aver perso l’occasione per andare alla fase finale degli europei. Tanto preso dal calcio, in questo sabato, che mi sono visto a seguire Argentina-Bolivia e Spagna-Svezia. Ritrovando ogni bellezza. Quando, intorno alla mezzanotte, sono andato a dormire ero finalmente tornato tranquillo e mi è rivenuto in mente il Picco e che sabato prossimo c’è Avellino-Spezia e tante altre disgrazie.
Perché con il calcio ti puoi aspettare anche questo. Per una sera riesco ancora a non pensarci ma mi chiedo se tutta questa gente che sta facendo marcire il calcio in Italia, se quelli dell’Atalanta che scrivono un comunicato al giorno, se i tifosi che sono ancora convinti che senza ultras non c’è calcio, se i poveri di ogni giorno che trovano identificazione nel calcio, se i delinquenti da strada, i ben ed i mal pensanti, gli uomini delle pietre, e quelli della tessera gratis all’autogrill di turno, sabato erano davanti a quello schermo. Semplicemente a riflettere un po’.

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