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Ultimo aggiornamento: Venerdì 27 Novembre - ore 21.40

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E' un altro Spezia, sperando non sia troppo tardi.

Alessandrini non cambi e vada dritto.

E' un altro Spezia, sperando non sia troppo tardi.

- BRAVO ALESSANDRINI, SPERANDO NON SIA TROPPO TARDI
A volte non tutte le polemiche vengono per nuocere. Ma chissà se quella notizia che pubblicammo ai primi di novembre su Tuttosport e sul SecoloXIX, poi non ha portato bene.
Angelo Zanoli non lo confesserà mai, glielo impone il suo ruolo, ma la decisione di esonerare Stringara era già balenata dopo la sconfitta casalinga con la Pistoiese, ed era il 9 di novembre. Poi si attese che alcuni degli infortunati riguadagnassero il campo, ma tutto precipitò ancora fino alla sconfitta di Pisa ed allora eravamo al 7 dicembre. Quella che aveva irritato la società era stato l’esatto opposto di quello che è successo a Lucca oggi. Lo Spezia tanto ha giocato ed ha cercato di vincere contro la squadra di Viscidi, quanto non aveva giocato ed era apparsa estranea quel giorno a Pisa.
Fu in quella settimana che partirono le prime telefonate di verifica e fu allora che scrivemmo quanto Stringara rischiava e quanto fosse concreta la voglia di portare Alessandrini sulla panchina dello Spezia. Zanoli non decise, i soci che aveva attorno non gli offrirono quella collaborazione e quella spinta necessaria, la società era cioè in altre faccende affaccendata, preoccupata di impegni gravosi.
Quella settimana su Tuttosport spiegammo che stava per profilarsi l’arrivo di Alessandrini. Tutto venne assopito dalle barricate di Padova, e dalla vittoria con il Varese, nel bel mezzo di una contestazione razionale, che spingeva l’unico giocatore che poi nella realtà decise il match. Perchè quella sera ed in quel momento lo Spezia era veramente SOLO Coti.
Ma il temporale era già in atto e le nuvolaglie oramai indicavano tempesta. Così la vittoria ci aveva tradito, lasciandoci pensare a quello che era avvenuto indietro, al caro dolcissimo Spezia che ci aveva fatto sognare, dura tetragona, pragmatica sempre. In fondo ci andava bene che quel imbarazzante assembramento di piote ed omeri avesse partorito il gol di Coti e che nel mese di Natale avessimo la possibilità di risalire. Invece ci fu la scoppola di Pisa, la vittoria di rabbia ma sofferta con il Rimini e solo dopo Reggio Emilia si arrivò, in maniera per altro non chiara l’esonero. Un mese, si era perso un mese. Ma non lo aveva perso Zanoli, quanto era stata la situazione societaria a blindare ogni operazione; non si poteva giocare a scacchi a testa alta, con grandissima applicazione, ma ci si doveva abbandonare a pensieri estatici. Un po’ come un’ala che ronza sulla fascia con trovate da Dio ma poi non crossa nel mezzo, non dà palla e se la tiene. Quanti ne abbiamo visti così, magari incavolandoci.
In quel momento la società non aveva il nerbo per fare nulla, poi Zanoli trovò la via d’uscita che non significa risolvere un problema ma almeno dare un segno di vita. Dal mercato non è arrivato nessuno; ci hanno provato ( Veron, Matteini, nelle ultime ore addirittura Caccia) ma qualunque sbilanciamento economico non sarebbe valso la candela.
Tre risultati positivi non sono un granch’è per fare processi né positivi né negativi, ma bisogna ricordare che lo Spezia quest’anno solo una volta tra la 6a e la 9a di andata, ha infilato quattro gare senza perdere. E che in trasferta ha segnato così poco (6) reti, da non poter giustificare nessuna altra ambizione di classifica. Però.. Ecco, qui c’è un però. Ora hai due gare intere consecutive che arrivano nel periodo migliore e paradosso, contro due squadre che ti vengono quasi incontro. L’Arezzo è super, ha vinto 15 gare su 20 ha i due cannonieri principi del campionato, tutti i record sono dalla sua; se vai ad osservare lo Spezia di Alessandrini dici, meglio fuori. Vero, ma domenica giochi contro una squadra speculare, con un 4-4-1-1 identico, solo con terminali che ti danno maggiore incisività. Una gara, per dirla tutta, dove potrebbe contare poco la tattica, perché l’una annullerà l’altra, ma molto la forza, la spinta del pubblico, la condizione fisica e mentale. Poi ci sarà il Cittadella, anemica fuori, diversa dalla squadra che fece malissimo a Cuoghi proprio di questi tempi vincendo al Picco. Il campionato ci tiene in bilico; possiamo ancora sperare in alto, e fare attenzione dietro, perché dobbiamo sempre andare a Pavia, Sassari e Varese e non sarà una passeggiata. Resta solo l’ombra di quel mese, di un tecnico arrivato quando il brodo era già ridotto al minimo, con il gas rimasto troppo acceso sul fuoco. Alessandrini, dia retta, non cambi nulla di quello che ha costruito, neppure giocasse contro il Real Madrid. E’ un altro Spezia, speriamo solo non sia troppo tardi. Un film, magari, già visto.

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