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Editoriale/ La contabilità del gol

Va bene così, aspettando Guidetti

Editoriale/ La contabilità del gol

- Dopo un passaggio tecnico non semplice, come quello dell’Assemblea dei soci, dopo le bufale, i bolliti e gli stracotti ed i messaggi poco conformi fatti arrivare alla piazza, che meriterebbe di sapere meglio le cose come stanno (e si divertirebbe), arriva un pari come quello del Menti. Soda ha avuto la bontà in questi tre anni di regalarci pochissimi 0-0, quello di ieri è il primo della stagione. In molti ne avrebbero voluti se non pretesi parecchi( specie col senno del poi della sconfitta) , ma possono dire di essersi divertiti comunque ed anche un po’ incazzatelli magari. Ma in Veneto, dove notoriamente Soda non guarda tanto per il sottile ( leggi Padova ed il Bentegodi) serviva una bella prova di forza, magari andare a cercare un pizzico di buona sorte. Il classico colpo di vento, che per poco non arriva da Eliakwu, uno che in settimana si allena anche con i suoi due fratelli, che ci dicono, parlano un italiano migliore del suo. Lo scorso anno, se togliamo il pari a reti bianche del Bentegodi, e benedetto sia quel giorno, per ritrovare uno 0-0 devi andare a Mantova-Spezia del 13 marzo o addirittura ad Albinoleffe-Spezia della sesta di andata. Un anno prima solo in tre occasioni non si erano visti gol da entrambe le parti con le maglie bianche in campo: Spezia-Novara, Pavia-Spezia e Padova-Spezia (e ribenedetto sia quel giorno di maggio del 2006). In queste undici giornate viene però confermato quello che forse è maturato con il tempo: la squadra sta molto meglio della società E’ l’unica in fondo alla classifica, che dia segnali chiari di forza, reazione ed a tratti di gioco, e potrà sembrare anche paradossale, perfino di continuità. Si perde anche in un bicchier d’acqua ma spesso galleggia. L’Avellino è ultimo, ha segnato un solo gol in casa ( che gli è valso l’unica vittoria con il Bologna), 5 totali, ha un attacco anemico, non gioca benissimo; il Treviso fa acqua, presto arriverà Bellotto, anche se Setten continua a dire di no, fuori incassa a go go, 6 sconfitte. Il Cesena, che ad Ascoli ne ha appena prese 5, non ha ancora vinto, gioca forse peggio di altri, mostra debolezze e poca maturità. Il Piacenza ne ha perse 4 in casa come nessuno, ed oggi ha una classifica migliore degli aquilotti, solo per quella rete di Anaclerio da film del 94’ del match contro lo Spezia stesso. Ravenna e Grosseto? Effetto fortuna i primi, effetto Pioli gli altri, ma solo 2 reti segnate fuori casa per il Grosseto, squadra alla portata dello Spezia, come una Triestina che ha incassato 13 reti fuori e che ha vinto al Picco con una punizione e l’incertezza della difesa nostra. Mettiamoci poi un’altra osservazione: il fattore campo incide meno che negli ultimi 15 anni in B. Solo il 47 per cento delle partite finisce con l’1 in schedina. Poi si pareggia quanto si vince fuori. Meglio, per chi esprime una cifra di gioco medio alta, peggio per chi arranca. 296 reti, 2,4 a gara, restiamo uno dei primi 10 attacchi, Guidetti vale Possanzini,il pari di Vicenza in barricata non si ricorda nella dinamica garibaldina. Ora il Brescia, in testa, 22 gol fatti, più 12 in differenza reti, mai perso fuori. Con le rondinelle non vinciamo dall’8 aprile del 1951, rete di Frugali, e lo scorso anno ci uccellò anche Gervasoni, proprio l’arbitro del Menti, che non uscì quel giorno dal Picco con un
grandissimo voto di Nicchi, allora osservatore, in pagella. Restiamo una squadra che spesso si accende, ha lampi, forza, vigoria, quanto debolezze, una difesa che non poteva essere studiata sul mercato, perchè non c’erano euro e tempi. E che non ha rincalzi. Questa squadra è nella posizione diametralmente opposta alla società, dove un presidente Giuseppe Ruggieri, che onestamente ha dato parecchio, insieme all’Inter (logico dire un po’ di meno, ci stà) oggi regge l’impalcatura. Il 70 per cento delle quote è cosa grossa, perché da via Durini hanno dato un’altra volta una mano ma questa volta non hanno offerto l’altra. Pensare uno Spezia senza l’Internazionale e Moratti è dura ( da morirci), ma Ruggieri ha fatto moltissimo, chiedergli di più mi sembra davvero esagerato, anche dal punto di vista delle finanze personali. Per farvi un esempio, già nel 2003 il consiglio di amministrazione nerazzurro aveva provveduto «ad accantonare nella voce “fondi rischi e oneri” la quota, pari a euro 1.700 migliaia per la Società Spezia Calcio. Solo un anno dopo lo Spezia Calcio aveva ottenuto una perdita di esercizio per 7,35 milioni, un patrimonio netto negativo per 1,34 milioni a fronte di un capitale sociale pari a 2 milioni' .Questo si legge dal bilancio dell’Internazionale. Quando venne effettuato il passaggio delle quote dall’Inter a Ruggieri, quest’ultimo, nell’estate 2005 entrò in una situazione difficile, fu certamente aiutato dai nerazzurri ma, come si legge nel bilancio societario del 2005-06, per altro pubblico, immise con l’Inter immediatamente denari ancora prima di varcare la soglia: “Si fa altresì presente –si legge- che successivamente alla data del 30.06.2006, al fine di provvedere al ripianamento dei parametri, entrambi i Soci hanno provveduto ad effettuare ulteriori versamenti in conto capitale per la somma di € 1.000.000,00, con le seguenti proporzioni: Socio Data Importo Totale Gestioni Sportive Immobiliari S.r.l. € 360.000, Gestioni Sportive Immobiliari S.r.l. € 60.000,
Gestioni Sportive Immobiliari S.r.l. € 180.000 e € 600.000; F.C. Internazionale Milano S.p.A. € 240.000 F.C. Internazionale; € 40.000 F.C. Internazionale Milano S.p.A. € 120.000 € 400.000 “ . E’ solo uno spaccato, iniziale, poi c'è tutto il resto ed anche nel bilancio prossimo ci saranno voci simili. Una perdita di esercizio pesante , anche se si è sforato di poco quello che era previsto. La deduzione? È dedicata ai nuovi soci, presenti e futuri. Nel calcio di oggi molti sembrano spesso non capire i veri meccanismi dell’azienda del pallone, storicamente e fisiologicamente passivi. Notano prima microfoni e televisioni. Perché all’Inter ed a Ruggieri, magari in parti diverse si potrà dire molto, anche in termini di critica, ma non che non abbiano versato e che non abbiano speso. Permettendo al pallone di rotolare ancora al Picco. Basta dire le cose come stanno e spiegare alla gente quando si può o non si può, perché il tifoso, quello che non ammette neanche a sua moglie le sconfitte, che cerca di guardare di traverso il televideo per vedere la sua squadra nella metà sinistra, ha una bella e dolce e grande abitudine: non è nato pirla.

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