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El Tontogol

No fue un autogol, fue un tontogol.... Nicolita, Frara ed i loro fratelli

El Tontogol

- Dicono i bene informati, di solito guru del settore, che il soldato Banel Nicolita, verso sera, abbia inforcato il telefono per chiamare Alessandro Frara. Si dovevano spiegare, dovevano capire. Il mal di gol li ha talmente presi che alla fine si sono perfino parlati, uno in torinese l’altro in rumeno stretto. Però Frara è stato chiaro con Nicolita, lui era stato trattato bene dalla stampa, che comunque gli aveva regalato la palma quasi univoca, di migliore in campo, pur con quello che aveva combinato. Nicolita no, non era stato il migliore in campo per nessuno e Marca, testata storica spagnola l’aveva pitturato bene (“No fue un autogol, fue un tontogol…”).Era la sfida di Champion League al Berbabeu contro il Real, una gara di sublime bruttezza se vogliamo come Spezia-Modena. Però elevata ad evento per una corbelleria di quelle che fanno storia. Quando Nicolita, centrocampista avanzato della Steaua ha deciso di alleggerire un pallone alla sua difesa verso il portiere Cernea, mal si è accorto dove fosse quest’ultimo, esattamente spinto verso la bandierina di fondo, lontanissimo dalla zona navale di operazioni. Quando ha visto la palla rotolare lemme lemme verso la sua porta Nicolita è caduto al suolo come corpo morto cadde, per dirla alla Dante. Qualcosa che va oltre le comiche, e siamo seri. Nicolita ha provato a spiegare a Frara tutto questo, fino a farsi capire. E Frara gli ha risposto che lui Santoni neanche lo aveva visto e che era il 94’ e stava andando ancora come un razzo per il campo, anche se questo era pesantissimo e faticoso e più di così lui non poteva fare. E gli ha spiegato di aver provato per un attimo solo a pensare ma non ne ha avuto il tempo tanto forte era quel pallone che arrivava in area, seppur toccato impercettibilmente da un centrocampista. Nicolita allora per rinfrancarlo gli ha spiegato di non prendersela che era una merce poi mica tanto rara l’autorete, anzi la compagnia era buona: In Lewski-Werder un terzinotto tale Milanov, preso da crisi di panico causa vicinanza di Close aveva deciso di appoggiare al proprio portiere che si diceva essere bravissimo con i piedi. Il rinvio mai avvenne, la rete si. E poi segnatevi il nome di lord Neville, terzino della nazionale britannica che regala alla Croazia quanto segue. Appostato sul vertice sinistro dell’area di rigore, toccava all’indietro verso il proprio estremo difensore, un armadio a quattro ante che si chiama Robinson, il quale al momento di calciare il più facile dei palloni muove tanto aria da creare vortice. E poi in Italia i signori Ferri e Niccolai o Negro che scelse l’occasione migliore, un derby con la Roma, per regalare ai rivali un’autorete storica proprio sotto la Sud, diventando icona e maglietta per sempre. Ma Nicolita ha anche spiegato a Frara che è toccato pure a gente più grande, come Facchetti e proprio nel momento dell’addio calcistico, il 7 maggio 1978, con una vittoria per 2-1 sul Foggia (beffa della sorte: il gol del Foggia è in realtà...la seconda delle due autoreti segnate nella propria carriera!), dopo 476 partite e 59 gol in serie A, 158 partite e 16 reti nelle coppe nazionali ed internazionali, 94 partite (delle quali 70 da capitano) e tre gol in Nazionale; e soprattutto una sola espulsione (nel ’75 a San Siro, per un ironico applauso al direttore di gara), una cosa quasi incredibile per un difensore, testimonianza della profonda lealtà e correttezza del giocatore. Il gol è il sale del calcio. L'autogol è il sale passato sulle ferite dei calciatori. Cicatrici talvolta indelebili. In altri casi dimenticate, o almeno provate a cancellare con una risata. Nicolita, istruito, ha chiesto allora a Frara di ridere, ma non c’è stato verso. I due si sono lasciati così, abituandosi all’idea che rade sviste possono pur resistere a lunghe carriere e successi prestigiosi. Quando si sono però guardati dentro i due hanno convenuto: sopravviveve a che cosa se non abbiamo ancora vinto un tubo? Ed fu allora, che presi dallo sconforto, si sono definitivamente lasciati.

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