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Genoa-Spezia è già cominciata

Mettetevi comodi..........

Genoa-Spezia è già cominciata

- Una squadra bella e scalognata, un’altra sfortunata e dannata. L’una nata dalla costola di un inglese spilorcio che bevevo fiumi di birra e non ingrassava mai, anzi rideva coccolandosi un fiore al taschino della giacca e grattandosi ogni tanto, con le manacce, il naso adunco.
La seconda nata da uno svizzero nobile, figlio di fornai, che andò a studiare in Inghilterra e da lì si fece mandare le maglie azzurre per giocare in piazza d’Armi.
La storia è tutt’altro che mortificata quando si racconta di loro. Peyton, era avido e taccagno, tanto da evitare che i genovesi giocassero con i sudditi di sua maestà in porto, da lui comandato .
Ci volle un medico calciatore, che beveva wishky ed aveva due occhi azzurri come miele e giocava in porta ed in tutti gli altri ruoli, menando pedate assolutamente meravigliose, per far sì che il resto della città della Lanterna potesse ammirare il giuoco del football ed i suoi fott ballers: Spensley in breve risolse ogni problema, diventò capitano, allenatore, vinse il primo scudetto, o similtale, datato 1898. Intanto in piazza d’Armi alla Spezia, Hurni dava lezioni anche a Calì dell’Andrea Doria, che poi divenne capitano della prima nazionale.
Impiegato di banca, andava a casa la sera che aveva terminato il lavoro in ufficio alle 16 ed alle 17 era già all’allenamento. Di mezzo a loro, Spensley ed Hurni, c’era una guarnigione, con Lerici ultima spes e guardia della antica Repubblica Marinara di Genova.
Spezia era uno sottoprefettura di Genova ed il sottoprefetto manco voleva abitarci, tanto che dimorava a Sarzana. Ci volle Mussolini ed il ventennio per far si che La Spezia, napoleonica idea primigenia di città arsenale (“Un mezzo arsenale ed un mezzo casino” come amava dire Paolo Rossi, membro della Corte Costituzionale, spezzino puro sangue), diventasse provincia autonoma da Genova. Vi basta?
Com’era Genova allora? Cadente e prosperosa, aveva il suo porto conradiano, pieno di pirati, topi e tipacci, aveva la sua grandezza alberghiera. La prima vittoria in campionato arrivò a Torino da un gruppo di figli di papà. Come figli di papà erano coloro che nel 1906 il calcio propagandarono alla Spezia, per poi lasciarlo nelle mani di altri figli di papà liceali. Com’era La Spezia allora? Piena di tram, con la linea ferroviaria unidirezionale con Genova. Le uniche comunicazioni che funzionavano? Quelle di Marconi, per giunta senza fili e binari.
Negli occhi di tutti, genovesi e spezzini, quando si giocava al calcio, si accendevano luci prosperose. Il popolo non l’ha unito mai nessuno, il calcio almeno ci ha provato, da sempre.
Sempre. Oggi quell’avverbio viene scalzato dalla mediocrità degli uomini, da quelli che ne vogliono fare una guerra, quando è una sfida meravigliosa.
Nel 1911, poche ore dopo avere ricreato all’Unione Fraterna lo Spezia, il professor Francesco Corio, sangue napoletano, chiese a Riboni, un ingegnere che era stato già amico di Hunri, di invitare una squadra del Genoa football and cricket per disputare una partita inaugurale.
Il Genoa non ce la fece, ma sarebbe stato allora un onore. Lo stesso che ebbero nella loro vita James Spenley ed Alberto Picco, anche nell’ultimo respiro.
Il primo capitano e fondatore del Genoa, il secondo attaccante, goleador e capitano dello Spezia. L’inglese aveva occhi sereni, pieni di entusiasmo, medico del porto, cultore delle scienze naturali, archeologo per diletto, corrispondente del Daily Mail, filantropo e portiere. Morirà nella prima guerra mondiale, il 10 ottobre 1915 nell’ospedale dei feriti di Magonza.
Era stato raccolto sul campo di battaglia con una grave ferita al petto. Si era lanciato nel campo di guerra a Le Bassè, per soccorrere un avversario moribondo e portarlo oltre le trincee per curarlo. Lui, il portiere più bravo d’Italia. Pochi giorni prima , il 20 settembre, durante la presa del Monte Nero, era morto anche Alberto Picco, da centravanti. Aveva scalato il monte nella notte ed aveva preso di sorpresa le forze nemiche. Ferito, per farsi largo, aveva attacco con una sola stampella in mano, lanciandola come una fionda.
E’ morto attaccando. Pianti e rabbia per due figure che hanno fatto la nostra storia, quella che viviamo quotidianamente e quella che esauriamo in uno stadio di calcio. Senza di loro nulla sarebbe. Spezia è sorella del football di Genova, arrivò ad ammirare i rossoblù, originali battaglieri, facendone esempio. In maniera anticonformista, come solo gli spezzini sanno fare.
Entrambe le città hanno amato la compagnia scalcinata, i predicozzi dei genitori, hanno assediato panche rugose. Ripeto, il popolo non l’ha unito la storia. Il calcio spesso li ha messi lì a parlare, addirittura scambiandosi la giacca. E sono riusciti a farlo in maniera tremebonda, dandosele di santa ragione ma rispettandosi.
Corrono voci ferme, forti, oggi. Corre la voglia di andare a vedere la partita di Marassi, perché anche se nessuno lo dice sarà prova della verità per entrambe in un campionato ben più che mediocre. Corre voce che i tifosi spezzini saranno chiusi in una gabbia, corre voce che la polizia dovrà faticare perché le parti se le sono promesse, ed è assurdo perché anche loro, i gendarmi, sono spezzini e genovesi, anche loro, vivono e respirano per strada, anche loro hanno famiglia e non ha senso debbano rischiare per la cialtroneria e la delinquenza altrui.
Per me De Prà valeva Bani, per me Scarabello era aquilotto quando esordì in campionato ma pochi mesi dopo, diciamo due, era in maglia Genoa. Per me Tomà è la storia del calcio, è il Torino , il Grande Torino, è un lembo di vita che mai si farà oscurare da qualunque rossastro riverbero offuschi il cielo. Tomà e’ spezzino ed ha sempre sognato di andare al Genoa, fin da ragazzino. Ma loro che ne sanno?
Per me Onofri è stato una bandiera del Genoa ed un ottimo allenatore dello Spezia, è così Derlin o Chiappino che al Genoa allena i ragazzini, e che qui mi faceva sognare nell’88. E Ottavio Barbieri, uomo di acciaio del Genoa di Garbutt, vice di Pozzo e poi l’allenatore dell’unico scudetto che mai lo Spezia vincerà nella sua storia in millenni? Il Calcio ha un cuore antico, il calcio è tutto, il calcio è la gioia, è un lungo viaggio tra il piacere ed il dovere anche per un giornalista. Il calcio è un bambino che ride, solo perché gli hanno regalato un pallone. Ma voi lo sapete? Voi che ve le giurate lo sapete?
Si, oggi la storia dei due club è strattonata, forse non consona, forse mancano i purosangue. Anni di lacrime per entrambe, finite in serie C. Ma sta già tornando, almeno io credo, la primavera. Oggi Spezia e Genoa guidano questo campionato, al di là di penalizzazioni, lo faranno fino alla fine, meritano il rispetto della storia. Che bello salire in B entrambe, mai successo che due liguri nello tesso anno vincano la C! Lo dico in tempi non sospetti, perchè non solo il calcio ma anche il passato del calcio ha un cuore antico: vorrei che si vivesse tutto come se fosse una sfida non una guerra e sono oggettivamente stanco si sentire e leggere cose da lacrime, o se volete da vomito.
Una provocazione? Io non scrivo per soldi, lo faccio per diletto e per me il diletto è il calcio, non una coltellata. L’unico nel calcio che ha il santo diritto di esser suonato e ferito è il pallone:”Di qua, di là, di su, di giù, mi menan”, scrisse Gino Patroni parlando della sfera di cuoio. Genoa-Spezia per me è un appuntamento, con la storia. E con quella non si scherza. Mai, fosse solo perché appartiene a tutti, mediocri e re.

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