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Guidetti, grazie di esistere

L'ultima Ola

Guidetti, grazie di esistere

- Esistono, tutto considerato, a modo mio, due giornalismi oggi: quello di chi sbaglia e quello molto diffuso, o almeno molto più diffuso di quello che non sembri, di chi non sbaglia mai. Io sono iscritto da sempre nella prima categoria. Perchè? se questo mio vacillante lettore ha la pazienza di seguirmi lo spiegherò. Non ho fatto il giornalista sportivo né per arricchirmi né per specializzarmi nelle tecniche e tattiche applicate, che pure mi interessano ed in certe congiunture mi appassionano. Ho perfino tarato il luogo: La Spezia, ove quando tu ti proponi, emergi con la testa o ti distacchi anche solo nelle idee, zac, come dice Petacco, ti stroncano (eufemismo). Ho fatto il giornalista per raccontare la vita, e fatti, e soprattutto i personaggi dello sport, non con distacco da presunto teorico di una scienza, ma con partecipazione solidale, con entusiasmo onirico, con la voglia ed il piacere di coinvolgere chi legge, di far riflettere i giovani ed i giovanissimi, di indurli ad amare lo sport ed il calcio, soprattutto come valore, come ideale, a modo mio come tutto.. Non credo sia esagerato in un paese come il nostro ed una città così incipriata di salsedine, definire così lo sport. Quando ho iniziato ad occuparmi di sport lo facevo con lo stesso spirito di quando in Biblioteca cercavo un testo raro. Ed allora, era il 1985, scrivevo di Scherma!. A Casa dei pionieri cercavo i testi rari di quel calcio antico e lunare a noi poco conosciuto ma che regalava bellissimi palpiti di storia. Che oggi ci sia chi giudica tanto tristemente un collega o uno scritto mi lascia indifferente. Ognuno fa il giornalista all’altezza della sua vocazione, come l’avvocato. Di molti colleghi non ho mai condiviso nulla, oggi ancor di più e parlo soprattutto dei giovani. Trattati in modo umanissimo, da questi se ne riceve solo sberleffi. Si corre su strade parallele, ma verso traguardi opposti. La premessa era doverosa, visto che in settimana la società editoriale Ariatel mi ha dato questa opportunità di condurre , soprattutto, la linea editoriale di questo quotidiano on line, ed è mutuata da un vecchio scritto di Vladimiro Caminiti, che ho sempre accettato come traccia da seguire. Ognuno ne ha una. Sul resto, e di cose nel frattempo ne sono successe parecchie, mi distacco della armate brancaleoniche che si organizzano da ogni parte. Vorrei solo fare informazione e trasmettere qualcosa ai giovani, che sono la parte più importante di quella percentuale risicata che ha un computer a casa e che va su internet. Lascio ai guru il pensiero sovrano, ogni cosa, carta e penna. Così come ai ragazzi del muro la decisione di continuare o no a scrivere, va al di là del mio compito e non ha riferimenti neanche indotti. Scappano mentre fanno la Ola, l’avevo detto che la classe era indisciplinata. In questi giorni è arrivata l’ultima giustificazione: dice uno che l’assenza sul muro è certificata dai suoi genitori sul diario: c’è fila in autostrada. Speriamo spostino la macchina che ostacola. Di certo c’è che lavorare in questa materia in una città così non è semplice, la supponenza vince. Cambiare questa città non è altrettanto facile, ammesso che questa voglia cambiare, e poi perché dovrei farlo io, povero tapino? Ecco, forse una delle poche certezze che questo mestiere mi ha lasciato è la squadra di calcio ed i gol di Guidetti, che sono tornati. Guai, mi dico, se almeno non ci fosse qualcuno che salvaguardi i destini del calcio nostro con la sua integrità, il suo romanticismo, la sua fierezza romantica non datata. Ed ecco i soloni ed i guru già pronti: ma come, si auto incensa? No, il riferimento non è a me, ma ai tifosi, sono loro che salvaguardano, integrano, vanno fieri. Lo Spezia per questo popolo rappresenta il punto di partenza del proprio lavoro, l’ho visto anche sabato contro il Pescara. Tutti aspettavano il gol di Guidetti ed è arrivato, quasi chiamato dall’alto dei Cieli. Chi nasce alla Spezia nasce diverso sportivamente e calcisticamente che a Palermo. E non solo come sportivo, ma come idealista. Quell’idealismo che muove il sole e le altre stelle. Lo sportivo qui è un tipo umano diverso da quello corrente. E’ a queste persone che è rivolto il nostro lavoro, alla conservazione di questo patrimonio, tra divi e guru. Il più sincero grazie per l’attenzione che presterete al lavoro di questa redazione. Anche se magari, e capiterà, non ne condividerete il pensiero.

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