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Hanno rapito l'allenatore dello Spezia!

Scarabello, storia di un film

Hanno rapito l'allenatore dello Spezia!

- Calma e gesso, nessuno ha toccato Soda. Si rivolterebbe Cutro e nel giro di due ore lo riporterebbero in sede. Anche sbarbato. Quello che vi raccontiamo però è un fatto che fa parte della storia dello Spezia.
Avvenne tutto presumibilmente nel pomeriggio del 9 aprile 1952.L’auto di Luigi Scarabello, allenatore dello Spezia, fu ritrovata verso il mezzogiorno nell’affollato parcheggio dell’Albergo Astoria a Livorno.
Si trattava di una 1400 targata SP 7757 di color inconfondibile verde scuro opaco e con una visiera per il sole. Gli sportelli sembravano chiusi e dall’interno si intravedeva una copia del Corriere Sportivo, l’edizione domenicale del Corriere dello Sport.
L’auto, dicono alcuni testimoni, era già lì da domenica mattina ma è certo che con quella stessa macchina nel tardo pomeriggio di domenica si trovasse ad Empoli per Empoli-Spezia. C’è anche chi racconta di aver visto Scarabello discutere animatamente, con un signore elegante mentre è altrettanto certo che Scarabello ha inviato un telegramma dalla Posta centrale di Livorno alle 20,45 di sabato. Resta da capire dove Scarabello abbia trascorso la notte di sabato e la domenica sera.
L’amministratore dell’Astoria, interrogato, dice però che “nessun Scarabello ha pernottato nel suo albergo”, mentre domenica sera più di una persona lo ha riconosciuto a Livorno in passeggiata.
Al Bar Bristol di piazza Cavour giurano di averlo notato alle 22 di domenica, distintamente vestito. Al ristorante IL MERLO chiaramente che Scarabello ha cenato da loro e che a tarda sera ha telefonato all’Astoria chiedendo di un ingegnere.
Il fatto curioso è che però di Scarabello si siano perse le tracce il lunedì anche se la Questura sembra sulle prime non preoccuparsi affatto della misteriosa scomparsa.
Lilia Silvi, la moglie, continua a stare chiusa in una camera d’albergo di Pisa rifiutandosi di fare dichiarazioni ufficiali. Chiunque tenti di parlare personalmente con l’attrice si trova davanti una barriera insormontabile. La polizia però sembra fare sul serio ed inizia a preoccuparsi dell’affare Scarabello, ed anche alla Spezia sale la preoccupazione, legata anche alle sorti della squadra.
Il maresciallo Maricanola ed un agente si fanno annunciare all’attrice ma giunti all’interno devono sottostare al controllo dell’amica della Silvi, Aureli.
La visita dei due investigatori è breve, sembra che la Silvi abbia tranquillizzato tutti ed abbia dichiarato che il marito si trova in giro per diporto. Al termine dei colloqui, la Silvi chiede agli agenti di ringraziare il Questore Scala per l’interessamento.
Solo il giorno prima però la Silvi si disperava e piangeva, la stampa comincia a fare le più disparate supposizioni. Di Scarabello intanto nessun a traccia. A Roma però si comincia a ventilare che sia tutta una montatura pubblicitaria.
Il caso però rimane a lungo inesplicabile. Si dice anche che la Silvi abbia raggiunto Pisa chiamata al telefono dal marito, ma che una volta lì non l’abbia trovato. La stessa attrice infittisce il mistero:”Non mi chiedete più nulla, .parlando potrei forse danneggiare mio marito andandone della sua vita”.
Restano solo induzioni:un espediente pubblicitario in vista del prossimo film con la regia di Scarabello e la Silvi attrice? O che il calciatore sia veramente vittima di un grosso ricatto?. Passano però tre giorni senza che Scarabello dia notizie alla moglie ed ai familiari a Roma. Ma qualcosa succede all’improvviso con Scarabello che compare con la moglie ancora sulla 1400 ma a Roma, provenienti da Livorno, dove Scarabello si reimpersonifica dal nulla, come in un film. Ritrovato dopo una segnalazione anonima.
Tanto basta. Accompagnati a Roma, vengono alle porte della capitale bloccati da un’auto, quando già al seguito di sono un funzionario di PS della Questura della Spezia e due agenti di Livorno. A loro si aggiunge un gruppo della Questura di Roma che li scorta fino al Primo Gruppo Celere del Castro Pretorio. Da lì vengono trasportati alla Questura centrale dove la polizia affonda l’investigazione.
Arriva anche il padre di Scarabello visto entrare con un pacco di viveri ed indumenti per il figlio e per la nuora. Scarabello vittima vera o presunta? La situazione diventa intricata. Salta anche fuori una storia di spionaggio, dove Scarabello avrebbe fatto parte dei servizi segreti della Marina, stando anche alle affermazioni dell’Ammiraglio Talarico, che verranno travisate.
Talarico, in effetti, appresa la strana vicenda, manda un biglietto alla Silvi a Pisa chiedendole, qualora il fatto non fosse come si temeva di sapore pubblicitario, se fosse necessario il suo aiuto nella storia. Talarico però di sicuro non è il personaggio misterioso che autorizzerebbe, così come dice Scarabello in un interrogatorio iniziale, a parlare.
Nessuno però voleva uccidere Scarabello. Nonostante come dice lui, sia stato nutrito con poco riso gode di perfetta salute e nessuno ha subito violenze. La realtà è che Gigi e la Silvi sono in stato di fermo provvisorio e vi rimangono alla scuola di Polizia di via Guido Reni.
Dopo poche ore a Roma, un giornale scrive:”Secondo fonti l’attrice sarebbe partita da Roma per Pisa perchè il marito, nell’espresso che le aveva mandato, raccomandava la sua presenza affinché firmasse l’atto di vendita dell’appartamento della moglie in via Trasone 25 attualmente occupata da un funzionario dell’ambasciata canadese”.
L’appartamento, si dice ancora, doveva essere il compenso per una richiesta di denaro che sarebbe stata avanzata allo Scarabello da persone che lo tenevano sotto minaccia. La trama però comincia ad aver dei contorni: Scarabello inizia a raccontare che domenica sera a Pisa all’Albergo dei cavalieri, non trova il tedesco Sieiffemberg che lo attende, ma un suo telegramma che lo manda all’Astoria.
Così parte ma neanche a Livorno ne ha traccia, lascia la macchina nel parcheggio, va a cena e si dirige verso gli Scali d’Azeglio. Qui accade il rapimento, perché mentre passeggia, una macchina si avvicina, lo chiama per nome e due braccia lo avvinghiano tirandolo all’interno. L’auto parte rapida, con Scarabello bendato.
Viene fatto scendere in una località ignota, introdotto in uno stanzino e costretto a scrivere alla moglie, invitata a raggiungere Pisa. Vive così per tre giorni una solitaria prigionia e, nuovamente bendato, verrà rilasciato legato come un salame alle porte del Castellaccio.
All’una di notte una telefonata anonima avverte che Scarabello si trova nella zona di Calafuria; è un depistaggio perché ad un altro giornale arriva la destinazione giusta. In due raggiungono il Castellaccio, lasciano l’auto sulla carrozzabile, proseguono a piedi fino a trovare la casa dei coloni Giannoni, che nel cuore della notte si trovano in faccia le torce e due giornalisti.
Scarabello è lì vicina all’abitazione, in una buca poco più di un metro profonda, argillosa, asciutta e rotonda, è legato ed imbavagliato, non ha con sé portafogli e denari, ha la barba lunga e quando lo slegano cade. Viene indicato anche il nascondiglio. Sembra tutto risolto, felicemente, ma.
Ma alle 6 della mattina della, domenica di Pasqua del 13 aprile 1952 Luigi Scarabello confessa al Questore di Livorno Carmelo Manzano che lo ha trattenuto, che il misterioso e tremendo rapimento di domenica è tutta una montatura a scopo pubblicitario.
Organizzatori del trucco i due giornalisti e fotografi romani Palomba e Fedeti. Sembra anzi che i due fossero ideatori di tutta la faccenda, dopo che qualche mese prima avevano provato a convincer anche un noto campione meridionale di automobilismo. Scarabello racconta di esser stato contattato e di aver tergiversato, ma poi di aver ingenuamente accettato. L’affare fu concluso con rumore sulla stampa e pubblicità sul nome della Silvi che sta per tornare sul palcoscenico.
Tutto ciò che emerge fa parte di un piano prestabilito. Di buffo c’è solo che nella realtà i due, lungi dall’imbarcare Scarabello su una macchina , lo fanno semplicemente salire su un più economico filobus. Arrivano in via Montenero e si infilano in una stradina parallela dove un’amico dei due, Poli, ha acquistato da poco una casina dalla quale si accede tramite una porta malandata, letto di ferro ricoperto da un pagliericcio, tavolo con sole due gambe appoggiate al muro.
Marzano però nell’interrogare più volte Scarabello, si accorge che il salvato ripete a memoria una lezione precedentemente preparata , si ricorda ore, minuti, date, strade, farebbe invidia ad una macchina fotografica. Ad uno ad uno i nodi vengono al pettine. L’allenatore rapito, sua moglie e lo studente Poli vengono fermati, i due giornalisti e l’amica della Silvi ricercati.

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