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I Bulloni, con una gamba sola

pane, calcetto e fantasia

I Bulloni, con una gamba sola

- La domenica della B, di solito, lo stadio Picco resta solo, ed anche il tifoso torna a quella beata solitudine che lo riporta all’Io che era noi. Il tifoso se ne va, si sparpaglia, si perde, e come diceva Galeano “la domenica è malinconia come un mercoledì delle ceneri dopo la morte del carnevale”. Ma domenica scorsa, i tifosi, che di solito vivono il giorno santo nel pallone, glossando tutto quello che c’è da glossare sulla partita appena disputata, sono stati questa volta dentro un pallone. Enorme, con due campi da calcetto in mezzo. Ne è nato così un torneo che ha voluto raccogliere fondi per il club. E così quei tifosi o giornalisti o cine operatori che solo qualche ora prima ingoiavano saliva, veleno, si mangiavano il berretto, o sussurravano preghiere e maledizioni, si sono ritrovati su un campo da calcetto, al grido di Barabba libero o Gesù stopper, visto che il pallone alla Viva il Parroco, per logici motivi di spazio, non lo potevi tirare. Sei squadre maldestre, improponibili, ma pronte alla sfida. L’inizio è sfolgorante Lo Spezia.it contro Band apart, gli amici nemici, la storia contro il proseguio di questa, prima e dopo Berlino. In Dieci e panchina cominciano a soffiare i venti del fervore che spingono il pallone dentro. La Band ha Giancarlo Colla sulla linea difensiva, una sorta di Rio Ferdinand Bianco, poi tanta confusione organizzata dal loro Doc. Dall’altra parte Englishman Cantile tra i pali a fare il Gordon Banks, poi una truppa di chilo calorie sparse e scarsiscriniti. Il wm soffre la tattica, immaginabile. Parte forte la band ma la rimonta è inesorabile, giochiamo scientifico e di fino, loro sembrano spiazzati, eppure vanno in vantaggio due volte. Il Sassa segna colpi chirurgici. Dall’altra parte della rete i Bulloni continuano a macinare nella partita parallela, sono coriacei e ce la sanno. Nel secondo incontro va in campo Teleligura sud che perde con la Band e che fa vedere i suoi pezzi: Enrico Voeller Lazzeri, con tanto di banda trasversale che copre parte laterale degli occhi e che lo fa perdonare per non passare la sfera neanche sfinito per terra. Il suo pallone è bianco, noi giochiamo con quello blu. Coppia difensiva Casseri-Rabuazzo immolata al muro umano, capace di istinti di grandi difensori se provocati, decisi su palla e palla. In panchina ci sarebbe il sinistro di Sergino Diofili, nato abbondantemente prima di quello di Leo Messi, ma nulla, Voller Lazzeri non offre la possibilità di vederlo. Tls perde e si affida alla terza sfida con lo Spezia.it. A quel punto, capito che andare avanti su ritmi elevati era come metter il bambino sul gas e lasciare il latte a piangere, ce la giochiamo come ci ha insegnato un tizio:”2-2 e passiamo noi, comprata”. Non ci stanno, ma tanto finisce 4-4, potevano evitare lo sforzo. Il gol del pari è il pezzo da novanta di tutta la giornata; dopo un rimpallo sull’esatta linea mediana, As 67, Ale Sgorbini anche lui, e Rabuazzo vanno all’impatto. Il frontale produce un colpo maestro scapolo omerale di quest’ultimo, che avendo anche il baricentro basso, imprime alla palla un rimbalzo che la manda ad insaccare nell’angolo. Siamo in semifinale; da una parte noi e la seconda band Apart, dall’altra Bulloni e la prima degli appartati. Noi veniamo decimati strada facendo ma fino all’1-o reggiamo; Esaurito è una sorta di Barbuti dinoccolato e colpisce, vuole palla e se Adrix non la cede si fa sentire. Cultura Libera in porta para tutto con il suo 46 di Frara sulla schiena, Adrix macina ma sembra un armadione statico. Hanno peso e muscoli, basta ed avanza. Più muscoli e cabeza tattica dei nostri sicuro. All’undecimo, per dirla alla Pizzul sfioriamo anche il gol del momentaneo pari; Fabri va via lanciato da Prospero, il portiere ribatte, palla al limite ed io che sparo il destro. Tutti a fare ohhhh per la deviazione fortuita nei pressi della linea, ma io mi avvio fuori. Il muscolo del polpaccio è uscito dalla sua allocazione e non torna a casa. Finisce lì. Perdiamo secco, Pepa stampa il sinistro di Dio sulla traversa e quando la palla scende è solo un rosario. San Cantile limita anche, mentre dall’altra parte i Bulloni fanno capire anche all’arbitro che sono. Si scaldano e vanno in finale. Una finale strettissima per un pomeriggio di cosce stirate, caviglie che non tornano nella pace, schiene che dolgono, fiato corto. Insomma, un’altra messa pagana. Ma il calcio senza tifosi è come la musica senza il ballo. E la festa riparte. Quando ti guardi dietro c’è l’ombra dello stadiolo da calcetto che si svuota ed all’orizzonte quella del Picco che si riempie, tra qualche giorno. Altra messa, altra storia. Ma bellina anche questa.

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