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Il Mal paese ( dialogo con Oliviero Beha)

C'è chi non abbozza

Il Mal paese ( dialogo con Oliviero Beha)

- IO NON ABBOZZO
(Dialogo con Oliviero Beha)

George Orwell raccontava tempo fa che nel tempo dell’inganno universale dire la verità resta un fatto rivoluzionario. E’ sempre stata una fotografia che abbiamo tenuto impressa nella mente. Scrivere per essere credibili, per dire le cose come stanno e quando raccontare il vero, quello che vedi. Lì, in quella fetta di perimetro di terra, nasce il problema. Venerdì sono andato a trovare Oliviero Beha al quartiere Umbertino; Maurizio Viaggi, un amico comune, ci ha fatto stringere ancora una volta la mano. Ci eravamo conosciuti verso la fine degli anni ’80 per la presentazione di un altro suo libro, Anni di cuoio. Conservo, dopo quel pomeriggio, il testo con la sua dedica “ad Armando senza labirintite”. Tutto era riferito ad un capitolo del libro nel quale Beha diceva di soffrire di labirintite calcistica:” raccolgo, rivedo, ed ordino cronologicamente alcuni miei scritti e nel farlo mi prende una vertigine..”.
Gradì alcune considerazioni che facemmo insieme e mi scrisse quelle righe. Che poi io dal 2004 soffra di labirintite vera, boia se vera, è un altro discorso.
Il suo intervento venerdì però, quando si è seduto al tavolo da ospite della manifestazione Libri in piazza, me lo sono fatto registrare quasi parola per parola. La rubrica di questa settimana la cedo a lui, per regalare una riflessione ai guru, ai giovani, a quelli che stanno per entrare, anche se pensano in realtà di esserci già entrati, nel mondo più difficile di questa immensa e malata società, dove diventa impossibile insegnare ai bambini la nostra morale, malata: l’informazione.
”Giro l’Italia con il pretesto di presentare libri, ognuno però con i libri crea un rapporto proprio, il più intellettuale possibile. Invece io cerco veramente il rapporto con la gente. Non posso farlo da altre parti, banale censura; se c’è qualcuno di razza, che dà fastidio, e non lo fa a comando, se è un cavallo scosso come al Palio, non ha fantino, beh, un cavallo così bisogna fermarlo, in un paese di fantini e camerieri, lo azzoppano. Anche se a volte anche i fantini scossi vincono il Palio. Da 2 o 3 anni cerco di condividere questo mio disagio con la gente, e non è solo professionale, ma di tipo politico, nel senso etimologico della parola. La politica non è di destra o sinistra, sud o ovest, è politica. Il rapporto tra la gente e la politica è molto malato, ma questo è un paese malato, dov’è scadente perfino la qualità della formazione scolastica. Preparare una persona per la vita è un fatto opzionale, una considerazione laterale. C’è un livello di vita invivibile ma io non sono uno che abbozza, io non abbozzo, devo salvaguardare la mia dignità professionale. E’ la qualità di vita che cade, i rapporti tra le persone, la cultura. Ci vuole il coraggio di far circolare idee. Prima si diceva: Berlusconi, è la colpa. Magari! È andato via lui ma cos’è cambiato? E’ la base però che non dà segnali forti, i cinquantenni o i sessantenni, quelli che hanno meno tempo da perdere davanti, non sembrano preoccuparsi del futuro dei loro figli. Così se ne sta andando la nostra vita, in un brutto paese, un paese dove bisogna svegliarsi, specie i più giovani, perché stiamo regredendo culturalmente , il rapporto tra le persone è pessimo. Come raccontavano anni fa, è retto dal denaro e dai tribunali. Il mio libro sul calcio (Indagine sul Calcio, Bur) si inserisce in questo contesto. Ragioniamo in termini pratici, il metro del giudizio non è da tifosi: lo Spezia è in B viva il calcio, Spezia in D, che schifo il calcio. Se non ragioniamo da tifosi ma da opinionisti, riflettiamo che questa estate è successo qualcosa di importante, ma bisogna vedere il mosaico nell’assieme. Poco prima di salire al Quirinale, questo nuovo governo ha avuto la possibilità di calciare un rigore, a porta vuota, erano tutti occupati e preoccupati e non c ‘era neanche il portiere, che era andato a scommettere. Un rigore. Perchè la gente per la prima volta dopo anni, aveva avuto un senso forte di ribellione verso il calcio ed era saltato il tappo, nella materia più chiacchierata del paese. Segnando quel rigore sarebbe arrivato a tutto il paese, anche in altri settori, un segnale forte. 6 mesi dopo, cioè oggi, che dire? Che sulla giustizia sportiva non c’è uno che ci metterebbe un mignolo, tutti pesano di esser stati defraudati, il sentore vero è che non sia successo nulla. Quel rigore è stato tirato fuori, perché? Perché non lo sanno tirare, perché l’hanno voluto tirare fuori, per tutti e due i motivi? Eppure per molti e per l’estero, questo era stato lo scandalo più grosso della storia del calcio. Invece nulla. Allora ti rendi conto che la malattia è sociale e profonda e che tocca i livelli anche più bassi del calcio, fino a quello giovanile, una risposta forte avrebbe raggiunto anche questi strati. Il calcio è una fetta di paese, e quello che sarebbe successo avrebbe lasciato il segno. Invece tutti contro Moggi. Moggi l’unico colpevole? Ma non scherziamo, era comodo, aveva la fisionomia del capro espiatorio ma non la fisiognomica. Altri fisicamente avrebbero ispirato di più. Tolgi Moggi, ed è fatta? Ma no! E Carraro? Non vorrei ci si preparasse ad una convergenza tra le parti per Euro 2012 in Italia, per cui sono tutti d’accordo, destra e sinistra. Spero di no. Un mal paese, ecco cosa siamo”

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