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Il culto dell’ostrica blu

Spezia, not politically correct

Il culto dell’ostrica blu

- Il calcio vaga, eterna meteora. Figurarsi come vaga dopo tre giornate e la trasferta di Modena. Nel pubblicare le lettere nella sezione megafono su Cds, ci siamo realmente accorti che il problema esiste ed è sempre lo stesso, come qualcosa di endemico: mugugnamo. Veniamo da un’estate tormentata, come se non ce ne fossero state. Viviamo con la paura di retrocedere, quasi sempre presente. Qualcuno dice e scrive che non siamo gente da Gazzetta e non abbiamo la maglia a strisce; sempre stato così. Panino va ancora al campo, Pinuccio è il guardiano, c’è ancora chi mangi all’area Hospitality, il barretto è sempre lì, il solito collega litiga perché non gli hanno dato il pass stampa per la macchina, Moretti urla in tribuna (bonariamente) e scatta 700 foto a partita, in telecronaca si parla di amalgamare un pareggio. Cosa è cambiato? Diciamo che siamo un po’ tutti cultori delle coincidenze, con una particolare attenzione anche per le incidenze. Inzuppati di sana ironia. Il momento che ci para davanti ha un pregio, è una fotografia che terremmo ben presente in futuro. Quando Ruggieri si sarà liberato di un problema grosso, lo Spezia di oggi; quando avremo forse una dimensione meno giornaliera e più programmata nel futuro, quando non sarà necessario sentire, perché non ci sarà nulla o poco da dire. Ecco, qui sta il vero problema, quello che si può e si deve dire. Sciascia raccontava anni fa in un suo scritto:”In questo nostro pianeta le coincidenze cominciano a diventare troppe”. Mi viene in mente analizzando la situazione odierna. La squadra? Si può salvare, ha pregi e difetti dello scorso anno, un tasso tecnico più alto, Santoni continuerà per una vita fino alla pensione a fare grandi cose e prendere gol forse parabili. Bianchi resta un bel terzino in perenne rincorsa, Do Prado è Do Prado, Bola na rete, estro e scaltrezza, dietro c’è la sofferenza di uno che solo un anno fa sembrava doverla smettere. Ed oggi pensa a quei giorni e cerca il numero, per convincersi di essere se stesso. E che numeri. Giuliano è quello che serve a questa squadra, Colombo quello che era prima di arrivare a segnare 8 gol, roba mai vista per lui; Guidetti è sempre lui. Gol e pali. Perché una squadra così non dovrebbe provare a salvarsi? Dall’altra parte, la società. E qui le coincidenze, con una particolare attenzione per le incidenze, sembrano molte. Lo scenario è quello che vi attendereste. GSI, ovvero Ruggieri, più Ermelli, più Internazionale ma leggi bene: l’Inter cede un 10 per cento alla Ruggieri Costruzioni, che viene poi rivenduto ad Ermelli. I Nerazzurri scendono dal 40 al 30. Poi Ermelli compra altre quote, ma dalla GSI dove non c’è più Biagini. Versare 50 mila euro per un capitale di 300 mila (GSi) corrisponde al 16,6 per cento di questa. Ragionevolmente Ermelli sull’intero di 500 mila euro versati dalla Spa Calcio Spezia, ha qualcosa più del 20, con l’Inter che ha il 30 e Ruggieri la differenza. Ermelli, nella realtà, versa circa 200 mila euro, opzione sulle quote, e completerà altri versamenti. Ma, ma nel momento in cui si dichiara di non vendere, spuntano acquirenti. Obramov, il russo, tratta con Ruggieri che raggiunge un accordo di massima. L’operazione forse non trova d’accordo Campagni e Corini, e non solo, c’è il nodo Internazionale. Pronta a cedere quote alla Ruggieri Costruzioni per poi vederle rivedute. 15 per cento da Via Durini alla Ruggieri Costruzioni, poi a casa Russia. Inoltre un terzo gruppo, che fa base a due industriali spezzini, entra solo se c’è l’Inter in quota (30) e se non c’è il russo. Morale? Non c’è tasso tecnico superiore allo scorso anno (Internazionale al 40, un capitale ed un socio da difendere con la vita), manca il Guidetti della situazione, il portiere è molto incerto, i terzini sorvegliano il portiere, giorno e notte, dagli attaccanti. Ora, resta difficile pensare di rinforzare una società e tirare fuori l’Internazionale FBC, a meno che non si pensi che due industriali spezzini, con onestà, non plenipotenziari e miliardari, possano avere le casse sociali di un Moratti. Cosa se ne ricava? Che la squadra ha una solidità maggiore della società, che tenere l’Inter al 30 sarà vitale ma difficilissimo con questa struttura, che un’ipotesi dell’Est taglia fuori una nostrana. E che Ermelli, per ora, una volta completato il suo ingresso, potrebbe facilmente andare alla maggioranza. Perché prima o poi si dovrà anche capitalizzare dopo aver parlato, anche se meno del solito. E’ costume che nel calcio, le strutture sociali prevedono immissione di soci in forma di liquidità. Qui è una sorta di spartizione del debito. L’onestà mi dice che Ruggieri, che ha dato tanto anche in termini nervosi, non possa continuare con il calcio a lungo, ma che una svolta societaria futuribile si avrà solo passando non per una spalmatura ma per una concentrazione delle quote. Comunque sarà, il passaggio tra Paolillo e Ruggieri avrà garantito anni dimenticabili, un po’ come la chitarra di Eric Bloom, un culto ai tempi miei con il suo Blue Oyster Cult. Uno che però un giorno, stufo di suonare, lanciò la chitarra tra il pubblico. Non colpì nessuno, per l’ amor di Domineiddio, ma gli altri se ne andarono dal palco. Rimasto desolatamente vuoto.

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