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Il professor Mandorlini, va a coverciano, Stringara scaccia il Malocchio.

Quando la fortuna serve e vinci, o scappa e sono tormenti

Il professor Mandorlini, va a coverciano, Stringara scaccia il Malocchio.

- Il professor Mandorlini, va a coverciano, Stringara cerca antidoti al malocchio.
Il titolo era già pronto in caso di evenienza: un brodino da Padova. Così è, ed è tutta sostanza. Anche se la squadra dimostra grinta, carattere, una certa abnegazione, ma di gioco proprio non si vede spiraglio. E neppure si pensava si potesse vedere, visto che orano troppe le assenze per sperare di poter imporre un gioco che sia tale. E’ soprattutto quella di Mattassi a creare un notevole precariato. Uomo d’ordine, esterno con la capacità del gol, giocatore duttile.
Manca oggi a questo Spezia come il pane. Così come manca una certa dose di fortuna, anche se ce ne ricordiamo solo a risultato acquisito, altrimenti tutto a dare all’untore ( Stringara) che continuiamo a ritenere uno dei pochi che non centri granch’è.
La classifica è corta ma dobbiamo resistere in barricata, anche lunedì sarà così contro un Varese che arriva in palla, avanti a noi in classifica, con un ritrovato Mussi, che alla Spezia poteva anche finire un paio di stagioni orsono.
Se poi con la fortuna ritroviamo anche un certo Tricarico, tutto di guadagnato, perché quello visto per l’ennesima volta è giocatore sbiadito assai. Intrepido poco, deludente e molle. Nessuno gli chiede stile virtuoso ma precisione si.
Una domenica di inediti regala una consolazione, in tante disgrazie. Per la prima volta sulla ruota di Padova-Spezia esce il pari ed un risultato in bianco; per la prima volta in questa stagione la difesa dello Spezia esce illesa da una trasferta, visto che fino ad ora aveva sempre incassato gol ad ogni latitudine.
Il pareggio spinge paradossalmente il Padova nella griglia play off al 5° posto, ma lo Spezia non evita di essere ancora la formazione ad aver raccolto di meno fuori casa (3 soli punti).
Quella di Bordin e Geraldi però non è più la più bucata difesa del campionato, visto che Reggiana, Pavia e Prato ora sono a 15 gol subiti, peggio di tutti.
Il campionato mostra ancora un certo stallo, con la stragrande maggioranza delle partite che terminano con i classici 1-1, 0-0 o 1-0 ( 46 gare su 108). Inoltre la media gol, che si era alzata sopra al 2 a gara, è ferma da molto, nonostante i Villa, gli Ambrosi e gli Abbruscato che continuano la loro danza. La rete di Eupremio Carruezzo a Novara al 90’ ci tiene in gioco lasciando a 4 punti la zona play off, mentre i play out sono sempre a -1.
Bisogna chiudere un anno strano partito a razzo ( vittoria con il Treviso) e subito ribaltato da quel pitagorico 4-4 di Lumezzane e dalla sconfitta con il Cittadella che hanno defenestrato Cuoghi e creato l’asse Bosco prima- Nicoletti poi, con tanto di tormentone estivo. Un anno impervio come lo Stelvio, pieno di nulla, con le casse vuote. Torniamo su Rai sat, l’ultima volta le abbiamo prese a Pistoia e potevano risparmiacela.
Sarà importante e vitale mantenere la posizione nelle prossime tornate con Varese ( posticipo) e Pisa.
Tra le note a margine la notizia che Pier Paolo Iodice, ex preparatore dello Spezia, dovrebbe firmare per il Vittoria in C2, facendo compagnia a Pisano. Andrea Mandorlini, invece, in testa alla B con la sua Atalanta, passa in tre anni dai fischi del Picco alla cattedra di Coverciano.
Insegnerà tattica al prossimo supercorso, perché ai maestri del calcio, quel ravennate tutto riccioli e nervosismo piace. C’era stato un mezzo ripensamento della truppa dei saggi che lo hanno nominato, dopo un battibecco con Mutti in Atalanta-Messina e dopo qualche dichiarazione non proprio da educande verso Cabrini, che Ruggeri, numero uno degli orobici, voleva far diventare il secondo di Andrea.
Ha vinto la coerenza, e Mandorlini salirà nelle aule fiorentine a spiegare come si attacca, quello che ha imparato dal Trap, e come si fa a sostituire due difensori con due punte ( che in campo diventano quattro) quando perdi 1-0 in casa e devi ribaltare tutto ( e ci riesci).
A Spezia lo fischiavano; diciamo la verità, siamo stati il suo vero laboratorio. Direi che c’è da esserne orgogliosi.
ARMANDO NAPOLETANO

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