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Io e l'ultrà, indagine sul calcio

sotto la stessa nuvola

 Io e l'ultrà, indagine sul calcio

- Del signor Alan Clarke non ho un ricordo solenne e sacramentale. Faceva l’ala nell’Arsenal, classicamente spostato all’ombra del vecchio Highbury. Quel vezzo di saltare l’uomo sulla fascia e correre lungo (anche se nei suoi lombi non c’era il vento delle montagne) bastava per ingraziarlo ai tifosi, ma non ho di più nel cassetto della memoria. Oggi mi insegna molto però. Fa il giornalista ed ama da anni dire una cosa che credo , quella si, sia da ricordare:”Per nove anni ho fatto in campo il mestiere più bello del mondo, adesso mi godo il secondo, poi mi dedicherò al terzo”. L’ultimo è quello del tifoso, giusto per rivedere il pensiero di Clarke che scrisse tempo fa come “ niente dà i brividi come giocare davanti a 40 mila persone”. Un giorno proverà come 22 calciatori possano farlo con altrettanta baldanza nei riguardi dei 40 mila, ma anche degli 8000 o 5000 se sei ad altre latitudini calcistiche. Penso, ed un pallido e rossastro riverbero colora il cielo. L’ora tarda non mi vieta di partire da questo prima di parlare al tavolino di un bar con uno dei 40 mila o dei 5000, uno di quelli pronti a prendersi nelle ossa l’acquazzone di turno, uno di quelli che pagano in contanti, anche con energie di vita, uno da curva. Ogni insulto, ogni grido, ogni particolare fischio del pubblico avversario contiene implicitamente una giustizia inversa. Specie al Picco, uno stadio che sarebbe piaciuto a molti, perfino a Uwe Rahn, che giocava nel Borussia ed al quale piaceva da matti il Bernabeu, uno stadio, raccontava la stella tedesca “ dove il pallone praticamente non esce mai dal campo, tu calci la palla fuori con tutto te stesso e chi in effetti effettua la rimessa laterale? il tifoso che sospinge la palla con il calciatore”. Nell’immaginario collettivo un po’ paesano il Picco è questo, un catino che accompagna, capace di far rumore perfino quando è chiuso. Io è l’ultrà fino a pochi anni fa eravamo sotto la stessa nuvola in serie C, poi ci hanno fatto fare un giro in giostra nella B, sperando di non andare ora tutti giù per terra (se si torna in C1). Quel mostro con centomila o 5000 teste che altro non è che la tifoseria, si materializza quindi di fronte ad un bicchiere di birra ed alla voglia di parlare. Io e l’ultrà, in fondo, come diceva Clarke, restiamo dei privilegiati, facciamo ciò che ci piace di più. Ed allora provi a capire cos’è un ultrà in una città di provincia calcistica, se è stufo di essere stufo, criticato ed usato, beato e vilipeso, se è contento di avere la bocca piena. Anche se ogni pubblico ed ogni ultrà finiscono inconfondibilmente per definire la propria personalità in ragione della storia della squadra alla quale rivolgono tutto loro stesso ed il proprio incommensurabile entusiasmo. Colori di una squadra da dove traggono orgoglio. E tu, il giornalista, sei come lui, l’ultrà, e compi in ogni partita un lungo viaggio tra il piacere ed il dovere. Io parto da Spezia-Pisa e da una curva muta però, fischiata da tutta un’altra parte dello stadio. Una scelta di silenzio, in luogo del coro, una scelta in virtù di una ribellione, verso un sistema che ha cambiato la storia di questo calcio. “Tutto il resto dello stadio ci fischiava? Sai cosa ti dico. Incredulita' nel sentire fischi, urla e gesti verso di Noi alla lettura del comunicato, ci siamo guardati in balaustra e abbiamo detto...questi sono andati!!
Decisione; IGNORIAMOLI!! Vedo gente che canta quando non canta mai, vedo gente che batte le mani e non le alza mai, se non per farci prendere delle multe. Beh dico qui veramente non ci siamo, comincio a incazzarmi”. “Finisce il primo tempo, dopo un 45° mai cosi' sofferto, ho voglia di sfogare la mia voce –racconta l’ultrà-spero che lo faccia tutto lo stadio...ahime' la mia voce non ha eco negli altri settori. La bile e' oramai alla bocca”. “Vedo gente che esce 15 minuti prima,vedo gente che urla dietro a SODA, sono orgoglioso d’ ESSERE COME SONO!!! La mia voce oramai affievolita si scaglia all'indirizzo di questa gente che vorrei non facesse parte della mia gente. Finisce la partita applaudo e parte... Dai RAGAZZI NON MOLLATE....SIAMO SEMPRE CON VOI SIAMO SEMPRE CON VOI..NON VI LASCEREMO MAI!!!
OGGI, SONO FIERO DEI MIEI AMICI CON I QUALI CONDIVIDO LA MIA SECONDA CASA E LE MIE EMOZIONI ESSE SIANO NEGATIVE E POSITIVE”. Ma non per tutti la curva è una seconda casa, non tutti hanno lo stesso pensiero, il tifoso e l’ultrà si spandono in mille coriandoli tutti diversi, dalle situazione sociologiche, al linguaggio, al modo di vivere, al futuro, al pensiero del dopo, di quel noi che diventa Io, solo io:” La curva ovviamente non ha un pensiero univoco, Ruggieri sicuramente ci ha regalato un sogno, e parlo per chi come me frequenta quello stadio da quasi 30 anni,credo lo abbia fatto, aiutato dalla fortuna ma anche mettendoci tanta passione, cuore e denari. Lo conosco personalmente,l'ho conosciuto prima che approdasse a Spezia,di sicuro ha commesso tanti errori,anche gravi fidandosi di gente che ha fatto il vero male, pero' devo ammettere che la faccia ce l'ha sempre messa a suo modo,in maniera discutibile,ma lo ha sempre fatto come piace a me”. “Non e' facile fare calcio e a Spezia e' ancora più' difficile lo sappiamo. Lui ci ha provato e devo dire che comunque finira' mi sono divertito ed emozionato e non poco. Grazie. Oggi personalmente sono a pezzi,ho tanta rabbia dentro anche nei confronti di Ruggieri per come sta gestendo la vicenda in questi giorni,ma ammetto che non riesco a crocifiggerlo”. “Andava ascoltato quando mesi fa, forse un anno fa, chiedeva aiuto....ahime' siamo qui... a piangere”. Ma esiste una mentalità ultrà?:” Mentalita' ultra'?? Per me e' anche mentalita' di vita . Mi spiego, identificarsi in un territorio che, quasi sempre e'la tua citta', oppure un vessillo, piuttosto che una bandiera o ahime' uno striscione che non c'e' piu'”.” Tutto questo porta l'ULTRA, al rispetto e all'applicazione di regole, non scritte ma oramai quasi dei comandamenti che fai tuoi, di amore e di onore. Il Rispetto e la Fedelta' a 360° nei confronti degli appartenenti al gruppo stesso, la reazione decisa , nei confronti di chi cerca di offendere e calpestare questi tuoi valori questi sono alcuni dei principi. Violenza???
Parlo a titolo personale, non vado a cercarmi rogne a prescindere, pero' le rivalita' esistono.... “. Da anni, ma il tempo ha reso di colore stinto il passato. Oggi la curva non è più quella dei primi anni 70’ e neanche quella del fine ottanta; è diversa, le generazioni si oppongono come poli magnetici, pur cercando di parlare:” Non ti sbagli per alcune cose, non e' facile il dialogo tra gente di 40 anni e oltre e ragazzi di 18 anni o poco piu', questo e' il problema, esiste anche in famiglia no???
In tante curve oggi la tifoseria si e' divisa per lo piu' per motivi politici, addirittura tifando nelle due curve opposte dello stesso stadio, assurdo per me!”.”Qui da noi siamo riusciti a tenere fuori la politica, almeno per ora, stiamo tentando di compattare e unire ancor di piu' la nostra curva, abbiamo formato un Direttivo,ci riuniamo tutte le settimane, discutiamo e organizziamo, non e' facile, ma si deve provare.”.
“Io sono degli anni ‘80 sono ancora qui come tanti altri. Mi sento ancora un ULTRAS e non ho intenzione di gettare la spugna “. Ma le leggi e l’omicidio Raciti hanno cambiato il sistema, lo hanno sigillato:” Che bella domanda...IO rivoglio il mio megafono!!! Voglio la mia curva colorata, urlante e piena di suoni e di rumori!
Non voglio essere considerato un delinquente perche' ho una sciarpa, solo un libero cittadino che decide di andare in un'altra citta' senza preclusioni di sorta”.”Un megafono, un tamburo e uno striscione non fanno violenza e non uccidono nessuno!!!
Sul resto credo che tornare indietro sia ormai utopia pura.”. Si, il calcio è malato:”Il calcio e' malato? Basterebbe questo,ogni tanto lo sogno,stiamo a casa,senza guardare calcio per un anno e poi vediamo la malattia se passa. Abbiamo forse esagerato ad enfatizzare l'ambiente e far credere che senza calcio sia un mondo vuoto. Le leggi ci sono, certi personaggi dovrebbero sparire e fatti sparire, a cominciare da chi oggi governa il calcio. Ma a distanza di due anni le galere per qualcuno sono ancora lontane, in altri stati sarebbero l'attuale loro casa“.
Perché nel caso della morte di Sandri la Polizia, pur in tempi stretti, ha dato un nome ed un volto a chi aveva commesso un errore, mentre resta sempre anonima la mano ultrà in un gruppo?:”No, a questa domanda non ti rispondo, non ci vedo un senso. No comment. Ma nelle regole e nei comandamenti dell'Ultra la lama e' bandita ...basta lame ..basta infami!!! Ahime' in alcune citta',in alcune curve la lama e' di moda, specie nelle grandi metropoli,dove tutti i giorni questi personaggi la usano e la detengono per rapinare, litigare e difendersi da realta' e situazioni a dir poco difficili.
Soluzione? GALERA VERA !”.”La scazzottata c'e' sempre stata e sempre ci sara', l'uso improprio delle armi bianche va condannato duramente applicando duramente le leggi esistenti. Ma ahime'....siamo in ITALIA! “. L’unico posto al mondo, raccontava Tim Parks, scrittore inglese, dove puoi insultare un poliziotto mentre tieni buona la mamma al telefonino; o cantare “brucia il meridione” quando hai la morosa napoletana. L’unico posto sulla terra dove forse “ si può gioire e patire di più per una partita di calcio che non per un matrimonio o una sciagura”.


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