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Jacopetti:''La Sampdoria non c'entra nulla''

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 Jacopetti:''La Sampdoria non c'entra nulla''

- Franklin Foer mi perdonerà. Ma devo per forza copiarlo. L’uomo di Washington ha scritto un bellissimo libro che si intitola “Come il calcio spiega il mondo”. Dopo 90 minuti e recupero passati in redazione davanti all’amministratore unico del nuovo Spezia, lo cambio in “Come Jacopetti spiega il calcio”. Ma mentre nel primo caso di parla di una teoria improbabile di globalizzazione del mondo del pallone e dei suoi problemi, qui siamo all’opposto. Perchè il signor Aldo, nella realtà non vuole proprio globalizzare nulla. Ma esprime concetti forti, chiari, a volte anche non condivisibili e rivela, rivela rivela. Si irrigidisce su più di una domanda, ma ancor di più non ne evita alcuna, elegantemente. E’ un uomo di calcio, ma non si serve di questo per capire la gente (“Io se uno è un c……ne o all’altezza lo sento a pelle”). Non ho avuto il coraggio di chiedere da che parte sono. Quello che però ci racconta non è l’oppio dei popoli, non vende miraggi, e neppure promozioni certe e fantastiche. Vuole arrivare a modo suo, e nessuno può dargli torto. Ma da questa intervista arriva luce su alcune situazioni che sono girate attorno a questa nuova società, migliorandone la comunicazione generale. Perché aiutano a capire meglio. Partiamo dalla Sampdoria, da quell’incontro di Recco, da Beppe Marotta, dalle parole di Volpi che vuole al suoi fianco i doriani anche come consulenti, a Federici che dice “che c’è un piano serio e la garanzia Samp”. No, ci siamo sbagliati tutti:”La Sampdoria non c’entra e non c’entrerà mai nulla. A Recco Marotta venne, come per altro dichiarato, solo come mio amico. Diede disponibilità di eventuali aiuti e meglio ancora convinse Volpi sulla bontà di una operazione. Tutto si ferma qui. Un domani, ci fosse occasione vedremo, ma non c’è un filo diretto”. Qui abbiamo capito male in tanti, ma vabbè. Poi il piano per arrivare in alto: la gente, dopo quello che ha passato, vorrebbe qualche certezza in più :”Che nel calcio non può esserci sempre- racconta lui-avrei potuto dire che potevamo puntare direttamente alla C2. Mi sono concentrato di più sul mercato, prendendo giocatori di categoria. Una punta ancora? vediamo più avanti”. La realtà è che cercavate Bonuccelli ed avete trovato Di Paola:”Vero, contattammo Bonuccelli, è un mio idolo. Ci disse che non se la sentiva di fare il passo a pochi giorni dall’inizio del campionato. Ci consigliò Di Paola, spiegandone le caratteristiche. Mi sono fidato di lui”. Volpi, un miliardario che si innamora dello Spezia…..via telefono: ”A Savona avevamo concordato di sentirci quando scendeva dal volo in Spagna e così è stato. Mercoledì sera attendeva notizia che gli ho mandato subito appena terminata la gara”. Allora, ad agosto, al momento dell’acquisizione si parlò anche del rilancio della pallanuoto spezzina:”Qui si - ammette- il progetto è concreto ed esiste. Volpi vuole ancora creare una sorta di scuola di pallanuoto, rivitalizzare uno sport in questa provincia”. La nuova società ha rinunciato a Malpezzi, che doveva assorbire quote, oggi siete lei al 15 e Volpi all’85. E se arrivasse qualcuno?: ”le porte sono aperte, anzi di più, visto che in sede neanche ci sono. Ma devo dire che per me le società devono essere comandate da pochi. Inutile allargare il giro d’orizzonte. Vediamo se qualcuno intende però mettere denari, ascolteremo”. Garbini stava per entrare anche nella nuova società?: ”Si. È stata valutata l’ipotesi, credo sia una persona affidabile che ha dato tanto in tutti i termini: il vecchio Logo ed i colori? Ci vorrà un anno, però l’intenzione è quella di riportare a casa quello che era dello Spezia 1906”. Quanto deve costare una punta per fare al caso dello Spezia, e soprattutto uno come Zaniolo lo avrebbe preso: ”No. Credo che le cifre vadano sempre dimensionate alla categoria, che ha limiti di ingaggio”. Il via vai di parole prosegue. Si ha l’impressione al momento che il vero problema resti quello di una comunicazione forse sbagliata; giusto non vender fumo a chi per altro ne ha comprato a tonnellate, ma forse si poteva capire meglio la logica emozionale del tifoso, che difficilmente reggerebbe con il fegato qualche anno di troppo in D. Resta il progetto, la fiducia da concedere, ma anche la critica, che non vuol dire distruggere ma stimolare. La rinuncia a Juniores nazionale ed allievi resta per noi durissima (“ma non ho rimpianti”), ma di contro bisogna dar atto di aver ricreato lineamenti certi ad un fantasma di società oramai perso nella nebbia. Qui il calcio non è come Bach ed il buddismo, ma spesso è più sentito della religione, troppo importante nella struttura societaria, grandissimo depositario di tradizioni. Altrimenti non si spiega come 4000 matti ed oltre (“in quanto a portoghesi allo stadio non c’è male. C’è il vizio di chiedere”) abbiano passato un mercoledì sera al Picco per vedere Spezia-Albese di serie D, dimenticandosi perfino Juventus-Zenit di Champions. Il resto si capirà per strada. A proposito, Jacopetti, ma è vero che un collega le avrebbe fatto i nomi dei giornalisti dei quali fidarsi e di quelli da tenere lontano?:”No, non mi risulta”. Suvvia, qualche bugia in questa rubrica dovevamo pure scriverla.

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