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La colla vinilica di capitan Baldini

B come Baldini, B come Best

La colla vinilica di capitan Baldini

- Caminiti Valdimiro, lo dovrebbero leggere in tanti. Io lo conobbi una sera a Portovenere, da allora gli devo la mia letteratura calcistica. Mi ha insegnato molto, l’ho detto e ridetto cento volte, non solo dal punto di vista giornalistico, ma da quello del pensiero. Per lui una partita era Lei che se ne andava, occhi sommessi, pensando al tempo delle ciacole, all’amore. Per farti spiegare la partita di football dovevi passare da questa deviazione, un gioco di parole.
Caminiti raccontava nelle sue favole che Tuttosport pubblicava, le storie dei calciatori, degli antichi bambini, o dei bambinoni, di Vialli cresciuto in fretta, di tanti cerberi, picari e meteore, gente che campione lo era dalla nascita ed altra che non lo sarebbe mai diventata.
Gente che se verso la trentina una pallonata lo stordiva di brutto, od un Micoren qualsiasi ne colpiva la frequenza cardiaca, o la sfortuna gli strappava un muscolo, o la troppa terapia gli colpiva il fegato, o un calcio gli procurava una frattura, scoprivano che la vita si era già giocata, altro che partita. La fama non gli lasciava nulla, neanche la letterina di preavviso. I calciatori ancora oggi hanno tutto per esser tutto, ma non riescono ad essere modelli, o non lo vogliono. Raccolgono in pochi anni più di quanto mio padre ha raccolto in 35 di servizio militare, più di ogni altro di noi. Caminiti quando parlava dei calciatori usava un termine”fabbrica di spiantati, appartenente al costume della società nostra”. Ma chi è il calciatore? Cosa era il calciatore nel 1945 che sbucava in campo quando attorno a lui c’era la fame? La sua era una professione? Lo è oggi nel divismo collettivo? Nel calcio non ci sono valori, e la gente che paga è sempre la prima a saperlo. C’è la sfida, il campanile, c’è tutto ed il contrario, perché l’industria del calcio è sempre in attivo. Il calciatore? Lui corre ansimando sulla fascia, diceva Galeano: “Da un lato lo aspettano i cieli della gloria dall’altro gli abissi della rovina”.
Il quartiere lo invidia, lo pagano per divertirsi, ma ahinoi, è soprattutto guardato. Negli altrui mestieri umani il tramonto arriva con la vecchiaia ma nel calcio si può essere vecchi anche a trent’anni. I muscoli si stancano, ma la gente guarda.
B come Baldini, B come Best. Il primo è il centrale del Genoa, devo anche dire che come giocatore mi piace. E’ un difensore che è capace di neutralizzare ogni slancio di un attaccante, Corre, tampona, aiuta, con la fede della classe, perché per me ne ha. Ma non sa che è guardato, osservato, copiato e così in settimana, dopo il derby di Genova, manda una cartolina strana, scritta male:”Loro (Lo Spezia:ndr) hanno vinto con i discorsi, noi sul campo. Sono io che ho ritagliato tutti gli articoli con le loro dichiarazioni e li ho attaccati nello spogliatoio: 'Hanno gli arbitri dalla loro, ma vinciamo 2-1...'. 'Prendono pochi gol ma in difesa fanno giocare...'. 'Faccio gol io... No lo faccio io'. Ebbene, ci hanno dato la carica'.
Non tutto corrisponde, ma fin qui è disfida, armiamoci e partiamo, è anche il calcio, o meglio il linguaggio dei dottori del calcio, una guerra danzata, sublimazione della guerra stessa, dove lo stadio ha torri e stendardi. Ci sta. Ma poi. Baldini, dice la cronaca, sente forse più di altri il derby visto che è nato a Massa: 'Gli spezzini ho imparato a non digerirli, da quando mio padre a cinque anni mi portò al Picco a vedere la Massese”.
E qui si rimane incollati davvero, la gente legge, si ricorda. I giovani apprendono. Anni orsono, ebbi il piacere di parlare con Silvio Baldini, tecnico del Lecce oggi, allora appena promosso in A con l’Empoli. Lui, massese di nascita, mi disse:”Se c’è una squadra che giuro un giorno vorrei allenare è lo Spezia. Non c’entra il campanile, anche se sono di Massa, ma la voglia della gente, la passione dei tifosi. Questo nel calcio conta”. In tutta franchezza, non credo che sia edificante quello che Baldini dice, perché i giovani raccolgono e fanno memoria, senza perifrasi o spiegazioni. La scorsa settimana sono stato in una scuola cittadina, Cardarelli, istituto per Geometri; un confronto tra un giornalista e gli alunni di una quarta. Tema: la violenza negli stadi. Il rapporto con la stampa e dintorni. Alla precisa domanda:”Ma perché i tifosi dello Spezia c’è l’hanno con il Pisa?”. Uno mi ha detto:”E che ne so, a prescindere!”. Questo il calcio insegna, prescindere da tutto, prescindere che sia una giornata di sole, che ci sia la neve, che ci sia una storia da raccontare o meno.
Prescindere dal voler credere. Prescindere che si può entrare in uno stadio 5 minuti prima dalla chiusura e sparare un razzo da curva a curva. Penso dunque sono, poi che cazzo me ne frega di cosa sono. No, non ho capito Baldini, il messaggio, e ripeto, il calciatore deve capire che è guardato, che è osservato, idolatrato, lui è un campione, Baldini è un signor giocatore, lo si nota, lo si imita. Capisco il campanile,ma lasci stare. Così come Best, George Best, il maledetto Best. “Come faccio ad allenare uno così’” disse un giorno sir Matts Busby, tecnico del Man Utd.
”Il giocatore perfetto, può evitare il tackle, entrare duro, accarezzare la palla con entrambi i piedi, passarla lunga o corta senza sbagliare”, raccontava di lui Denis Law.
Ma Best non era un esempio, era il quinto Beatles, ma non era un esempio. Perché i Beatles sopravvivono per le loro canzoni, i giovani d’oggi sanno di Let it Be, ma magari non di Yoko e John, sanno di Strawberry Fields, ma non che era un orfanotrofio per bambini. Sanno di Paul e Ringo, ma perché sono Beatles.
Best è’ stato campione popstar, ha influenzato un’epoca. Per tutti quelli che amano il calcio e ne adorano le vicende forti, Best è stato Best. B come Belfast. Un uomo che ha avuto tutto, ha perso tutto ed ha lottato rialzandosi. Ma il miglior Best è stato quello del dopo calcio, l’uomo che si è riproposto, quello che faceva serate a pagamento per raccontare le sue storie, quello che prima di morire ha detto” Non fate come me”. Il calciatore scopre di esser uomo, quando esce dalla fabbrica di spiantati, toglie la divisa e la gamella e riabbraccia la vita. B come Baldini, B come Best. B come bambini. Che guardano.

ARMANDO NAPOLETANO
IL SECOLO XIX

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