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Su due piedi - La lunga via dello Scudetto

Su due piedi - La lunga via dello Scudetto

- La forza dei bianchi contro un Torino rinforzato da Silvio Piola non era male; bisogna però dire che i piemontesi e sua maestà Vittorio Pozzo commisero l’errore di mal valutare la gara. Così il tecnico, il lunedì prima del match aveva pubblicamente dichiarato di avere convocato tutto il Toro per la faticosissima trasferta di Trieste della rappresentativa piemontese, sicuro di non affaticare il gruppo. I vigili, seppur rispettabili, non rappresentavano un ostacolo gravoso. Fu così che i granata, partiti da Torino venerdì 7, furono di ritorno ai piedi della mole il 13 luglio, giovedì; sarebbe bastato chiedere per motivi legittimi lo spostamento a giovedì 20, come si vociferava, della partita con gli spezzini. Quel campionato, a conti fatti, sarebbe finito tre giorni dopo. Le tossine della stanchezza ed uno storico mezzo sistema accecarono i piemontesi e fu presto notte Era il 16 luglio del 1944. L’arbitro Cipriani diede il via all’Arena di Milano a queste formazioni: Vigili del Fuoco: Bani, Persia, Borrini, Amenta, Gramaglia, Scarpato, Rostagno, Tommaseo, Angelini, Tori, Costa. Il Torino rispondeva con Griffanti, Cassano, Piacentini, Loik, Ellena, Gallea, Ossola, Piola, Gabetto, Mazzola, Ferraris 2. Nei primi 15 minuti fu battaglia vera. Incassato il primo gol di Angelini, i granata aprirono finalmente gli occhi. Angelini, toscano, lottatore indomito, era andato in azione personale, anche grazie all’indugio dei difensori piemontesi. Angelini prova la botta e Griffanti ci va con una mano, destro troppo forte e teso: è il vantaggio. Mazzola, Ossola e Ferraris iniziano a spingere e pare allora che i liguri debbano cedere da un momento all’altro. Pareggia, infatti, Piola, sugli sviluppi di una punizione di Ossola, con il Toro che continua ad attaccare. Poi, Cipriani, allunga il primo tempo di un solo minuto, quello utilizzato all’inizio per il silenzio osservato per i Caduti della guerra, quando la palla viene portata avanti da metà campo.Angelini, scrisse la Gazzetta dello Sport, “scarta via, bloccato da Ellena, allarga a Costa; questi gioca Cassano e centra, finché lo stesso Angelini non raccoglie e da giusta distanza batte Griffani”.
Finisce il primo tempo: in vantaggio la squadra spezzina, mentre il Torino, nella ripresa, parte a testa bassa ma rimescola le carte. Loik fa l’interno, Gabetto gioca largo all’ala, Ossola retrocede nel mezzo. Piola due volte si libera al tiro, finché Bani non risponde alla grande. Gramaglia e Persia giganteggiano in difesa. Finalmente anche Gabetto si libera al tiro al 32’: gran sventola al volo e palla alta, dopo che Ferraris era arrivato in serpentina fino in area. I Vigili si chiudono tutti in difesa. Intorno alla mezz’ora Tommaseo accusa il colpo, entrando su un pallone contemporaneamente con Amenta: un calcio secco al piede destro ed un gran dolore che richiede l’intervento del massaggiatore Rossi. «Marietto – dice Rossi a Tommaseo – non ti togliere la scarpa fino alla fine.» Così i due rimedieranno ad una frattura, bloccandola in campo fino al novantesimo. Il finale vede gli spezzini in avanti, ma Mazzola in pieno recupero di due muniti scarica un gran destro. Bani è battuto, la palla sale di traiettoria e batte la traversa. Di fronte ad un Torino che aveva denunciato in Cassano e Gabetto gli uomini meno in palla, Barbieri aveva disposto il suo modulo alla lettera: Tommaseo in marcatura sulla linea dei mediani, Gramaglia in quella dei terzini, liberando Persia da ogni compito specifico per lanciarlo dove un granata dimostrava di poter fuggire in contropiede. Con Tori e Costa chiamati spesso a dar manforte alle retrovie, si era resa così sterile la manovra granata. La stampa non seppe classificare quella formazione: ha l’ossatura dello Spezia, quella del Livorno o è un misto con un napoletano al centro della difesa a fare la differenza? Il decano è Wando Persia, 31 anni: migliora invecchiando, questo piccolo grande uomo. Rostagno e Tommaseo sono i più giovani, il secondo destinato a giocare nel Genoa in serie B, così come Bani e Tori, livornese dalle grandi rivincite. L’altro toscano Angelini, era risultato il migliore, insieme a Costa; quest’ultimo, vicentino che giocò anche nella Lazio, pareva dover troncare la carriera dopo un grave infortunio, ma guarì in tempo per fornare con Carapellese, Costanzo e Castigliano un quartetto storico nello Spezia. Poi Borrini, Amenta, il professor Scarpato e Gramaglia ...

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