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Ultimo aggiornamento: Venerdì 04 Dicembre - ore 22.23

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La trattativa imbocca lo scivolo finale.

Comunque vada sarà Spezia.

La trattativa imbocca lo scivolo finale.

- Una volta i direttori dei giornali erano figure abbondanti e ricche di favella, facevano volare il lettore, ma poi i tempi cambiarono. L’esigenza di vendere prevalse su quella dello scrivere. Spesso un bell’apparecchio televisivo sistemato dinnanzi alla scrivania del giornalista è il vertice dei suoi appetiti culturali e sociali. Poi con il suo seguito di fiduciari, che gli rosicchierebbero il cranio e che gli danno sempre ragione, costruisce il leggibile. Se i cronisti spezzini avessero voluto solo vendere, in questi giorni, lucrando sulle storie dello Spezia calcio, avrebbero fatta manbassa di coppie per lettori.
E’ un momento così cruciale e le voci si susseguono così forti che per stare sulla notizia devi prendere il primo taxi e poi correre, correre, correre.
La gente vuol sapere ed è bella quella frase scritta da Stefano Senese, una delle anime dirigenziali di questa società, sulle pagine del Secolo xix (assai puntuale nell’informazione sportiva) sabato scorso:”Impossibile seguire minuto per minuto le vicende della società e la trattativa in atto, molteplici sono le possibili soluzioni”.
E’ vero, confermiamo, per quanto sia in nostro possesso, che è vero. C’è da mettere d’accordo un gruppo di sei persone che a sua volta è stato fatto coagulare, e poi c’è da mettere d’accordo un secondo gruppo di quattro, tre dei quali hanno dichiarato palesemente di voler uscire. Poi c’è da affrontare la grande patner Inter, che manda interlocutori e poi fa decidere ad uno solo, Massimo Moratti, si intende.
Così nella confusione generale tocca leggere che la P & D RealEstate comprerà lo Spezia, equivoco generato dal sol fatto che la lettera di intenti inviata allo Spezia dalla holding meneghina è fatta su carta intestata della società di uno dei soci della cordata.
O tocca sentire al sabato sera, nella trasmissione di una delle penne migliori, più accorate e colorite del nostro giornalismo, papà Capellazzi, che l’Inter comprerà lo Spezia. Mah!!
Basta comunque poco per chiarire la situazione, che tra mercoledì e giovedì avrà un quadro più pennellato. Non dispiacerebbe Zanoli ancora alla guida, soprattutto per la funzione di coagulo e di immagine verso un piazza come quella calcistica spezzina. Cinque anni fa eravamo nel rottamaio del calcio italiano, ci vendevano tanto al chilo: poi abbiamo riguadagnato credibilità. Zanoli al comando, non significherebbe necessariamente Zanoli padrone, ma questo è un altro discorso. Di certo qualcosa cambierà nell’assetto societario, per fare un club forte per creare attorno a questa squadra una cortina di fumo ed alleggerirla da troppe pressioni.
E poi, magari, facendo cambiare atteggiamento all’organizzazione, tornare a far vedere i giocatori nelle tivvù e nei club, senza negare il contatto con la gente ed il tifoso.
Una volta se incontravi Biagio Grasso per strada (Grasso, badate, non Ceccaroni o Spalletti o Mariano che erano ben altra roba di quello Spezia), ti fermavi, era tutta una pacca sulle spalle, un invito a prendere un aperitivo, in qualunque angolo della città. Oggi Ceccarelli, Altobellino, Mendil, ma anche Scalzo o Moreau, girano per la città senza che nessuno li riconosca.
Per la visceralità del nostro calcio è un po’ poco, ma così qualcuno ha voluto, sbagliando.
Meno male che, in altre faccende affaccendato, lo Spezia vede il campionato giocare per lei. Molto dipende dal posticipo tra Padova e Pistoiese, ma le distanze non sembrano così variate dopo una sconfitta come quella di Sassari. Ed ora occhio al Prato; in casa è la peggiore, fuori ha fatto meglio di noi. Coti e Tricarico rientrano, forse qualche speranza c’è anche per Alessi.
Hanno messo in croce Paolino Stringara che perdeva punti e pezzi, ma poi Alessandrini paga lo stesso dazio, quando deve fare a meno di assi portanti del palazzo. Siamo da play off, ed è un dato già confortante. Tutto il resto è noia.

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