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Lettera aperta: Caro Soda e caro Spezia……

il dovere di crederci

Lettera aperta: Caro Soda e caro Spezia……

- Un giorno di maggio, ma era il 1970, un collega ben più illustre, Giorgio Tosatti, figlio d’arte e non di un comune militare come me, scrisse una bellissima cosa che tu dovresti leggere per farti un’idea. Che la vita di un giornalista sportivo è fatalmente legata, per quanto tu possa mai essere obiettivo, ad una squadra, ad uno sport, ad un allenatore o un giocatore, che per anni sono stati il tuo lavoro, il tuo oggetto di studio, di lotte, di polemiche. Ci hai speso troppo tempo perché non ti sia rimasto addosso un sedimento di affetto, per non sentirti un poco partecipe di quelle vittorie conquistate assieme. Molto più tardi, Tim Parks, uno scrittore inglese di Manchester, aggiunse che ciò può essere valido ed esteso anche per un tifoso. Che spende molta della sua vita , delle sue passioni, delle sue lacrime e delle sue gioie dietro una squadra di calcio. Scrivi o vedi per anni una maglia, la vedi crescere, diventare grande, conquistarsi la sua parte di storia e di felicità o di dramma.
E’ come coniugare due vite o due carriere assieme. Ti rimane sempre un pizzico di commozione. Nel 1970 Tosatti chiese al suo giornale di non andare a vedere l’incontro tra Benvenuti e Monzon, perchè sapeva che il suo idolo, il suo sedimento, sarebbe andato in frantumi, e così fu. E non se la sarebbe sentita di trovare motivi di critica, di scriverli, ma avrebbe offerto un verità, per forza di cose, a quel punto artefatta. Caro Antonio, fai finta che io ed i tifosi dello Spezia siamo Tosatti, ed oggi dobbiamo raccontare di una squadra che a tre giornate dalla fine è aggrappata ancora al sogno di rimanere in serie B. Perché di tale si tratta. Ed i sognatori, si sa, sono un pò come dei fessi. Giorni fa, il sindaco di Liverpool, appena nominata Capitale Europea della Cultura del 2008, ha detto candidamente:”Noi abbiamo due cose, entrambi pezzi di alta cultura: i Beatles ed il calcio, il resto mancia e manca”. La Spezia, che tu ed i giocatori avete conosciuto in maniera troppo frettolosa, è questa, una piccola Liverpool, dove al posto dei Beatles abbiamo il mare. Tutto il resto o manca o vale neanche una mancia: politici, politicanti, intriganti, picari, ed oggi quartieri presi in padronanza da marocchini che chissà quando ce li restituiranno. Una volta girare per la città di sera era uno spasso perché l’unica luce accesa era quella del bancomat, nessun Pub, poche pizzerie, nessuna discoteca. Oggi più luci ma anche una certa paura. Siamo aggrappati al calcio, che ha sedimentato in ognuno di noi un motivo certo: quello della Santa Domenica o del sabato. Che le ultime due tornate si giochino di domenica mi fa sentire un po’ più sicuro, ma sabato quelle che mi ha sinceramente spaventato non è il tridente, le condizioni fisiche precarie delle due punte principe, Varricchio e Guidetti, e neanche quella partita a poker giocata con la sorte che ti aveva regalato a Lecce tanta manna. E’ stato invece vedere le orecchie dei giocatori foderate, incapaci di sentire quel grido “serie B serie B” che anche sull’1-3 continuava ad essere costante. Molti di questi ragazzi di curva, ma anche molti anziani di gradinata, sono vissuti vedendo lo Spezia, lo hanno amato, è stato motivo di molte ore della loro giornata. Non hanno mai avuto il presentimento del dramma, sono sempre vissuti nella speranza che il miracolo avvenisse di domenica, andavano al pulpito ma, anche quando il sangue non scendeva dal Santo, ci tornavano dopo sette giorni a controllare. A fine partita mi sono sfilati davanti giocatori distrutti, vuoti, che dentro hanno perso molto. Non sarà facile ricostruire dopo una sconfitta così, ma lo Spezia stasera sarebbe salvo, ha tre gare ed un punto di vantaggio, tanti giocatori a disposizione, una città dietro. UNA CITTA' DIETRO LE SPALLE.
Ci hanno speso molto questi tifosi per non meritare di provarci. Non badare alle rotative scatenate, alle nostre pagelle, alle grida dagli spalti, alle macchine ed ai microfoni impazienti di scrivere e parlare. Pensa solo che qui si vive di calcio ed una eventuale retrocessione sarebbe forse un colpo troppo grosso, dal quale si ripartirebbe comunque, ma che avrebbe l’effetto devastante di un’onda altissima.
Ti prego di trasmettere questo alla squadra: che la città è dietro di loro, DENTRO DI LORO, che il calcio è la vita per un paesotto chiuso tra l'Apua mater e la Lanterna. Saremo tutti testimoni di uno storico evento, perché tanto sarebbe la salvezza. Tu chiamale se vuoi emozioni. Noi semplicemente serie B
Con immutata Stima

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