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Ma lasciate stare Moratti. Questa è crisi vera

una brutta malattia

 Ma lasciate stare Moratti. Questa è crisi vera

- Prima di poter spiegare tutto quello che è successo in questi giorni, Cds vi vuole raccontare la giornata di ieri, perché è un passaggio che spiega molte cose, fosse solo nella dinamica. Nella primissima mattinata Alberto Pandullo sente telefonicamente Rosati, che chiede invece a lui novità. “Non ho sentito nessuno”. Dalla Spezia Senese cerca l’Inter ma non trova telefoni che rispondono. Intorno alle 10 e 30 la prima mossa che spiazza un po’ tutti:”Siamo noi che aspettiamo Rosati”, commenta Paolillo. Sguardi straniti, ma come, allora un proposta c’è, e noi che sono giorni che scriviamo il contrario. Chiamiamo Rosati:”No, non è vero, ora li contatto io”. Come al solito, quando la trattativa si fa pesante, il filo conduttore si perde, ma basta stare fermi e ragionare. Dopo 2 ore Rosati dice che il suo commercialista ha parlato con il dirimpettaio interista. Si, obiettiamo, ma la proposta c’è o no, dell’Inter, e lei deve rispondere o no? Rosati giura che così non è. Ma Paolillo insiste e rimanda tutto a pochi minuti prima del match dell’Italia. Va nell’ufficio di Ghelfi ed in viva voce ribadisce parole che le parti si erano dette lunedì scorso in maniera pèerò larga, quando, dopo i dirigenti spezzini, chiusi nell’ufficio di via Monforte si erano ritrovati gli stessi attori dell’ultima telefonata. L’Internazionale non si sente, ed è giusto, correa di una crisi così profonda creta dalla gestione Ruggieri e propone una via d’uscita ( ma ce ne saranno altre due similari): circa 1,8 -2 milioni di aiuto. Non è una cifra a caso. E’ quello che più o meno Moratti ci perde tra fideiussioni ed impegni bancari con il fallimento. Lo paga in anticipo. Rosati, che già lunedì aveva nicchiato sul problema, ristorce il naso. Per la chiusura della trimestrale deve impegnare 1,7 milioni in aggiunta ed entro il 30 novembre ( quattro mesi dopo la chiusura dell’esercizio del 30 giugno e con due assembleae da convocare) un’altra cifra quasi analoga per chiudere la gestione. Qui dimostra che la sua forza nell’operazione non è illimitata e che soprattutto, e questo si evince chiaro, non è il solo a gestire la patirta, con lui ci sono soci. Dice no, lasciando quindi un tavolo di trattativa che era aperto in tutti i sensi. La condizione che si pone, ma non si può dire che la ponga l'Inter, non è buona. Una delle frasi che più Antonio Rosati ha detto in questi mesi è “Sono soprattutto un aziendalista”. Uno cioè che conosce le dinamiche di bilanci e proventi, ma soprattutto di sbilanci. Nell’industria, le società si comprano col debito, difficile che te ne vendano in utile. Il calcio, azienda anomala, vende storicamente con debiti, ed i debito fanno il prezzo: zero. Chi entra deve soprattutto ripianare. Ma Rosati voleva, si capisce chiaro, impegnare tutto il suo budget a costruire, non a tappare. Purtroppo un aziendalista questo dovrebbe saperlo, è la regola numero uno. Certo è che i debiti dello Spezia, pur calati, sono alti; che c’è da limare situazioni contrattuali che impegnano per la stagione a venire. Ma nel caso l’Inter e Moratti avessero ceduto come fecero nel luglio 2005 a Ruggieri accollandosi tutto, Rosati nella sostanza, quanto avrebbe pagato quel titolo sportivo? Molto ma molto poco. E ciò non è possibile neppure passando da un fallimento e da un tribunale. Ruggieri, il quale resta uno dei protagonisti della storia, acquisendo quote dall ‘Inter immise denaro fresco, e lo fece tramite giocatori che arrivavano, messi a bilancio, e contanti. Pagò. Credo che i lettori di Cds, dopo aver letto tutto questo editoriale possano capirci di più, soprattutto perché il nostro giornale ha scelto una via di cautela. C’era e netta , l’impressione che la consistenza della storia non fosse così solida, ma soprattutto un’altra grande certezza. L’Inter è disposta a far fallire la gloriosa società bianca. Si potrà discutere il modo, si potrà discutere Paolillo e le sue parole, si potrà raccontare di Moratti che paga milioni di euro solo per licenziare un allenatore, ma non è che la trama cambi. Purtroppo il finale è proprio triste, e solitario. E a meno di miracoli ed alchimie, si riparte da lontano. Il calcio qui non morirà mai, ma giusto dire che da questa mattina è molto malato. Forse come mai era successo.

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