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Metti una sera Alessandrini a cena.

I segreti di una vittoria capitale.

Metti una sera Alessandrini a cena.

- L’appuntamento ce lo aveva fissato il nostro collega Paolo Rabajoli, che ci ospitava. Jolly Hotel, ore 20,30, penne con zucchine, tagliata e patate, frutta e dolce della casa. 3 ore dense di chiacchiere inframezzate da quelle piene di verve di Aldo Agroppi e dalla saggezza di Enzo Bucchioni, cronista nato.
Così abbiamo conosciuto per la prima volta da vicino mister Alessandrini, a tavola, nel corso di questa settimana. E così ci eravamo convinti che lo Spezia a Pistoia avrebbe fatto bene.
Il mister, accompagnato dal preparatore atletico Mengoni, che più marchigiano non si può nella parlata, vestito come se arrivasse or ora dall’allenamento, quando parla lascia il segno. Uno nè estroso nè classico, asciutto nel gesto, che forse ricorda per certi concetti e movenze Sergio Carpanesi, ma ha il fare più emotivamente accelerato di un Mandorlini.
Alessandrini ci ha raccontato la sua storia, gli splendori e le miserie del suo calcio, le vicende di Pesaro, quelle legate a Rimini, dove lanciò Brighi ma la società non lo difese nel momento peggiore, quando i tifosi ti sfasciavano le macchine ma tu eri secondo in classifica. Poi Gubbio, la saggezza di un direttore sportivo come Crespini, quelle mezze battaglie con Orocini, uno con estro e personalità, poi di Sandreani junior, quello che lui tanto voleva allo Spezia (“ A gennaio ci ho provato, ma è uno che quando dà una parola la mantiene ed aveva promesso di rimanere a Gubbio”). E poi ancora storie di oggi, di allenamenti, di Moreau che è bravo ma deve crescere, di tanti altri avventurieri, e picari del pallone, della sua voglia di calcio a tutto tondo, di un contratto da far sottoscrivere subito a Ficagna, che è in scadenza e potrebbe salutare. Quella voglia di football che alle 23 circa ti fa guardare l’orologio e ti fa dire:”Devo ancora mettermi a tavolino a preparare l’allenamento di domani”. Vive in una casa tutta sua, nel cuore della città, è modesto ma deciso. Agli squadroni ed ai nomi ridondanti ha offerto pugni ed il corpo, castigando fior di squadre. Potrebbe essere un pilastro del futuro ma anche del presente, un presente calcistico degno di esser vissuto quello di questi anni, non lo dimentichino i superficiali. Una squadra che non è più quella con lustrini del girone di ritorno di Mandorlini di tre ani orsono, ma oggi, quella stessa squadra, si è fatta scarna, possessiva e pragmatica. Ideale, aggiungiamo noi, per giocarsi il terzo play off in quattro anni, con un allenatore in panchina che li vince e con un gruppo che nell’arco di quattro gare tra semifinale e finale, potrebbe mettere in campo l’esperienza consolidata e la voglia di una piazza.
E’ un campionato dove nessuno scialacqua, dove nessuno va in campo per il dovere di firma, che trova uno Spezia prodigo. Nel giorno di ritorno questa squadra ha corso più di tutti, capace di 22 punti in 11 gare, come solo il Cesena sconfitto come noi a Sassari, ha fatto. Ora ci giochiamo tutto in tre partite; sabato avremo il vantaggio del posticipo contro il Padova, e battendolo avremo eliminato forse la squadra più temibile di quella in rincorsa, poi andremo a Varese ma a Pisa si sfidano toscani e Cesena. Fino ad arrivare al 25 aprile con la sfida pesante tra aquilotti e pisani.
Una cavalcata esalante, che fa dimenticare anche le vicende societarie; come avevamo scritto e previsto, l’Inter rimane dov’è, lo Spezia perde tre soci, che avevano dato finanze.
Zanoli è da solo, chissà se ben consigliato. Una cosa è certa: chi comprerà, se mai qualcuno comprerà, vuole lo Spezia, non i debiti della vecchia gestione. Gli affari, da che calcio è calcio, devono essere affari per entrambe le parti contraenti. Abbiamo seri dubbi che Zanoli troverà soci in tempi ristretti. Merita però rispetto e questo non glielo negheremo mai. Magari, poi, ci inviti a capire alcuni articoli di stampa, scritti da persone a lui vicine. Lì, vivaiddio, non ci abbiamo veramente capito nulla.

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