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Nelle mani di Sergio Borgo.

Spezia-Novara ultimo crocevia.

Nelle mani di Sergio Borgo.

- NELLE MANI DI SERGIO BORGO, ANCORA LUI NEL FUTURO DELLO SPEZIA.
C’è oramai un solo appuntamento, o forse due ( vedremo come si arriverà alla sfida con la Torres sette giorni dopo), che dividono, di già e siamo solo alla settima-ottava-nona di andata, lo Spezia tra una stagione da incorniciare e l’anonimato. Spezia-Novara di domenica prossima al Picco non ha alternative e chissà quante volte il buon Sergio Borgo, cuore di calcio antico, uno di quelli che avevano registro e lavagna in mano quando giocavano e quando facevano i dirigenti, ha sognato di fare un dispetto ad Angelo Zanoli che lo mise presto fuori dal progetto Mandorlini.
Lui non poteva stare, e glielo dissero, in quella che sarebbe stata poi una cavalcata trionfale da imbattuti (1999-2000), perché era del vecchio stampo sociatario.
Quello stesso stampo che però di fatto regalò il nocciolo più duro necessario a superare lo scoglio della C2. Chiappara, Zaniolo, Gutili, Carlet, Milone (tanto vituperato a torto da Mandorlini, una delle poche pecche che sempre gli abbiamo rinfacciato, anche se non stiamo parlando di un giocatore di livello internazionale, per carità, ma di un discreto giocatore) li aveva voluti lui, tanto per fare qualche nome.
Anzi li aveva rigenerati Borgo, presi nelle cantine altrui, buttati con troppa fretta. Superfluo dire che due di questi oggi giocano in B e guadagnano quanto tutto lo Spezia messo insieme ( leggi soprattutto Zaniolo, 500 mila euro all’anno per 3 anni a Messina).
Il guaio però non è Borgo, ma questo Spezia, che rischia di andare nello scantinato del campionato. La difesa, per la quarta domenica di fila, busca un gol ingenuo che manda la squadra in rincorsa; poi c’è il campionato che comincia a correre, un Lumezzane capace in casa di fare 12 punti e tre fuori, un Arezzo che oramai ha una bella distanza anche dalla terza, e più punti, per intenderci del Treviso che alla stessa giornata di campionato dominava gli ultimi due campionati.
Tutti hanno un Ambrosi, un Giandomenico, un Di Nicola, un Ruoppolo.
Noi ci dobbiamo accontentare di un pari a Busto che serve a poco, forse solo a capire quanto questa squadra non abbia ancora trovato un registro. E lasciamo stare il mani di Imburgia ed un rigore che forse poteva anche starci.
La società? Crediamo che in questo momento la situazione sia del tutto opposta a quella dello scorso anno, quando Zanoli non ebbe titubanze e con lui gli allora soci ( oggi troppo distanti dallo Spezia per essere ancora una vera società, e non conta vederli seduti sulle vecchie scalee del Picco) a far fuori Brini e poi Cuoghi.
Oggi Zanoli è solo, con l’Inter non del tutto convinta della patnership, con l’incombenza del 30 ottobre con la chiusura del bilancio, con due situazioni anomale in casa (Campi e Buso) che la società ora non può proprio risolvere. Campi si è rivisto in Berretti, sarebbe improponibile, e lo diciamo soprattutto per il ragazzo, rimetterlo in rosa.
Alessi ha la pubalgia, Tricarico sarà squalificato, c’è il serio problema di una difesa che deve e può giocare solo piantata a quattro, perché questa squadra deve partite dal concetto di non prendere gol. Lo scorso anno dopo sette giornate eravamo ultimi, ora abbiamo due punti in più. 10 giocatori cambiati, il ritorno di Bordin, sei rescissioni contrattuali, nuovi patner e pseudo tali , tra Inter e Samp, il rischio della scure Covisoc in estate, l’affanno e la salvezza targata Interconsult.
Tanto rumore per nulla? Tanto rumore per soli due miseri punti in più? Cambiare il tecnico non avrebbe senso, e chiudiamo; siamo ancora con Stringara. Basterebbero due innesti, un difensore ed una punta e più fiducia in Napoletano. Ma siamo anche con Zanoli. Solo, ribadiamo, e forse mal accompagnato.
ARMANDO NAPOLETANO

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