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Paolin Stringara ed una squadra con poche soluzioni

Siamo ad un bivio. Anonimi o da play off?

Paolin Stringara ed una squadra con poche soluzioni

- E ci siamo già, è la sfida del vecchio e del nuovo, come non si può negare. Sei giornate e siamo già lì a fare i paragoni con le malefatte della scorsa annata, e con i fasti di alcuni anni orsono, quelli di un Mandorlini che oggi è in testa alla classifica della serie B con la sua Atalanta e con il nostro Mingazzini.
Una squadra, quella di oggi, inedita, perché unica. Se la muovi dall’idea iniziale ti metti nei guai. O perché ci sei costretto dalle squalifiche ed infortuni, o perché vuoi dare spazio ad altri, o perchè hai idee che ti portano a cambiare, o perché hai un solo centravanti ed una sola soluzione tattica che è basata su questa centravanti. E sei quindi a misurargli la febbre ogni mattina, a mandargli messaggi d’amore anche quando non lo ami, a volergli per forza bene.
Una squadra legata ad un tecnico simpatico, ma un po’ rodomontico e malinconico, con tanto di capello bianco propiziatorio. Quello di Stringara non è un calcio retrodatato ed antico, questo glielo dobbiamo, semmai la verità cocente è quella dell’originalità di una squadra, dove tattica e strategia sono basilari. Veronese al centro dell’attacco, due ali che siano tali e mettano palloni nel mezzo, due esterni che abbiano attitudine a destra e sinistra e che sappiano accentrarsi e fare gioco. Un metronomo che detti minuti e centimetri. Uno come Tricarico, architrave del gioco con un inimitabile senso altruistico. Altrimenti non lo spieghi come faccia a correre anche per Fabiano ed Alessi, gente con piedi buoni ma poco incline al senso della cooperativa.
Eravamo lì ancora ad aspettare le prodezze lanciate di Nassim Mendil e le abbiamo trovate, uno che cambia troppo spesso ruolo ma che ha realmente una sola attitudine. Il cross, l’ultimo tocco piazzato. Tutto questo dovrebbe generare tranquillità, ed invece? La peggior difesa del campionato, nove reti ed una classifica da play out. La nostra è anche la retroguardia ad aver incassato di più fuori, ed ora visti i pareggi di Pistoiese e Pisa ( e ci mettiamo anche la Spal, dove Sonzogni se non va via oggi lo fa domani) , siamo anche il complesso che raccoglie meno quando viaggia.
Il campionato è lì che attende; 13 squadre in 3 punti, il Padova che perde La Grotteria per tre mesi e rincorre il Lumezzane. La Lucchese che finisce in 8 con espulsioni eccellenti ( Carruezzo, Bellucci, Piovani), l’Arezzo che dimostra che i fuochi fauti presto si spengono,i pareggi che scendono ( ma che sono sempre 22 su 54 gare), le reti che salgono ( siamo a quasi 2 a gara). Poi metteteci anche Matteassi goleador ( che non ti aspetteresti davvero), un Coti che prova la mira e tira ( pieno di voglia di rivincita) ed una difesa aquilotta che meriterebbe un bel bacione in fronte da molti attacchi del girone. Delle nove reti incassate, 5 sono di testa, contando anche i pali di Crosa del Cittadella e Cavalli del Cesena ed i miracoli di Rubini su Carruezzo e Bellucci contro la Lucchese (sempre di cabeza). Scontato che qualcosa non vada nella modestissima carriera di un campionato davvero strano, dove Padova, con sei reti, e Varese, con 5, sono davanti a noi e sono soddisfatte. Torniamo ad incassare reti in casa in campionato dopo una vita; era da Spezia-Varese 3-2 della 28° dello scorso torneo, 23 marzo 2003. Ed ora a Busto, dove non vinciamo dal 1958, e dove giocheremo contro una squadra che non ha ancora segnato un solo gol in casa e che quindi in casa non ha mai vinto. Ma in tutto questo la Pro Patria, fatta in totale con i soli soldi spesi per Geraldi dall’Ancona ( un prestito, senza neppure un diritto di riscatto), c’entra poco, davvero poco. Ammesso che i giocatori abbiano dato nella ripresa tanto, concedendo quindi l’idea di essere con il tecnico, difficile andare a giocare a Busto senza un Bordin, che quando fa il centravanti fa rischiare, ma quando mette raziocinio alla difesa è l’uomo migliore. Sugli altri difensori, beh, non è periodo. L’importante è non rendere adamantini i Percassi ed i Beltrame, e non far passare i recuperi di Alessi o Lizzori, come panacee. Ce la possiamo ancora fare. Ma non così, almeno tatticamente.

ARMANDO NAPOLETANO

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