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Pelatti alla Pelè, il gaucho che sconfisse la povertà

Gino Patroni e la maga Circe

Pelatti alla Pelè, il gaucho che sconfisse la povertà

- Conobbi Gino Patroni proprio negli ultimissimi anni di vita. Me lo avevano presentato un paio di volte. Era un bontempone ma era anche sicuro di avere ancora molto tempo a suo disposizione, non fu purtroppo così.
Mi era rimasta nella mente quella sua invenzione di una mattina: chiamò Arrigo Petacco a se e gli disse:”Scrivi, faccio testamento, al momento opportuno darai tu la notizia”.”Quale?”.”Giornalista pensionato nomina Gianni Agnelli suo erede naturale. Finisci sicuramente in prima pagina”.
La cosa mi era stata riferita in redazione, dico la verità un po’ ci avevo riso su, un po’ mia aveva fatto riflettere.
Nel 1990 me lo avevano fatto incontrare quest’uomo, che avrebbe reso Agnelli ancora più ricco e gli chiesi di quell’altra massima che mi giurava nella mente, inculcata da altri:”Spezia è come la maga Circe, trasforma gli uomini in macchiette”. Macchiette da “doi causi nel cul”.
E poi quel termine: uomini, non è mica facile trovarne. A volte, in questa città, mi sembra di dare la caccia all’ultimo neurone, giuro faccio una fatica bestiale e non parlo solo del mio ambiente abituale.
Uomini, invereconda passione per il denaro, prurigine del sesso, la falsità. Sentivo parlare Gardini ed altri e non capivo. Io che mi facevo un culo così e questi in barca. Io che mi saziavo già giovane di fatica, ed oggi pago, e questi pieni di soldi. Che l’ideale più strano della vita, come di scrivere di sport e di calcio, dovesse reggere l’aquilone nei cieli dell’ideale (fermi tutti, la frase non è mia ma di Caminiti). Comunque andò che riuscii a parlare nuovamente con Patroni e gli chiesi di calcio e del calcio:”Poco so e poco posso dirle, quella della Gallina l’ho anche scritta e già detta, non mi chieda di ali destre e portieroni, ce ne sarebbero di belle. Certo, è pur vera quella della maga Circe, ma mi dicono gli amici che qui il pallone fa di meglio, trasforma i mediocri (eufemismo:ndr) in roba buona, sa, quelli che fan gol e goleade”.
Tutto ciò mi viene in mente oggi, quando assurge alle cronace Matteo Pelatti, un ragazzone che mi dicono simpatico e disponibile ma che non mi era sembrato Garrincha. Chiamo un amico di Arcola che sa tutto del calcio brasiliano e che è tifoso dello Spezia e lui ad un certo punto mi fa:”Pelatti… c’era un brasiliano che giocava con quel nome”. Vacca boia! Pelatti, Pelè, Pellè, Guacho Pelatti, Pelatti dos Santos, Pelatti do nascimiento, Pelatti Artur de Coimbra Antunes.
Abituato com’ero a parlare di Fabiano e Wellington ( li seguo ancora, per affetto, se li vedo in a mi prende un infarto) me lo sono immaginato il centravanti un po’ statico trasformato in goleador da una maglia. Ma non è che questo davvero ha origini sudamericane e non c’è l’ha detto? Poi mi sono ricordato di quando gli avevo parlato, settimane fa. Per conoscerlo meglio. E così mi è venuto in mente che sarebbe stato difficile avere dei nonni contemporaneamente a Brasilia e Scandiano, provincia di Reggio Emilia. Eppure quello di Pelatti non sarebbe neanche un cognome cosi da carneade nel calcio di oggi; basta fare un viaggio a Fusignano e chiedere ad Arrigo Sacchi, il profeta di un calcio che sembra passato tanti secoli fa, quando è solo un decennio (noi avevamo ilk sigaro di Ferruccio Mazzola….):”Mi regalò l’esordio in A nel Milan – racconta il gaucho de casa nostra- 25 maggio del 1997, a Vicenza, in quella che forse è stata la peggiore stagione dei rossoneri nell’ultima parte di storia. Giocai anche sette giorni dopo contro il Cagliari. Di Sacchi mi ha sempre colpito l’educazione ed il modo di parlarti: si comportava ugualmente se ti chiamavi Desailly,Boban o Pelatti. Un personaggio di una correttezza esemplare”. E lì capisci che un po’ strano sacchi lo doveva essere per forza.
In rossonero lui c’era nato:”Mi notarono in una gara amichevole quando giocavo con la mia squadra, la Rubierese, a metà strada tra Modena e Reggio. In terza media ero già a scuola in Lombardia. 3 anni nel centro di Lodi poi Milanello, con tanti mister come Tassotti, de Vecchi, Morini, Frigerio, Boldini. Con me c’era anche Padoin, il mio attuale compagno di squadra”. Poi Como, Prato, San Marino, Brescello e tanti campanili, ma è sempre mancata l’esplosione , girovagando per la C1 fino a scendere in c2:”Si, sempre piazze difficili, anche societariamente, non mi sono mai consacrato fino in fondo. Magari è l’anno buono”. Poi, piano piano, ma non ricordo nitidamente, uscivano dalla bocca:” Quero jogar na Spezia ser reconhecido internacionalmente como o Guidetti e sonho com um título de Copa do Mundo e la promotion en B”. “E em uma prova de talento e predestinação, son o gaúcho de Scandiano precisou de pouco menos de três anos para alcançar todos os seus desejos”.
Che fosse stata la mia immaginazione quel cambio di favella non lo so. So solo che ieri me lo trovo in cima al mondo aquilotto con due reti pesantissime che fanno sognare me ed il mio amico Piero. Ieri sera mi ha prima mandato messaggi poi mi ha chiamato:”Non vedevo giocare così con il cuore dai tempi del Carpanesi ( che per me non è Val Gaaal, preciso), una squadra attaccata alla maglia”.
Non resta che attendere almeno un mese per capirne di più: certo, da inguaribili romantici si spera sempre che si possa ritrovare entusiasmo. Patroni però aveva ragione: qui la maga Circe funziona, trasforma in macchiette ed in campioni. E poi , per dirla alla Montanelli, il calcio è così, il calcio è calcio e basta. Per quanto venga programmato come un orologio ed i potenti lo manipolino continua ad esser l’arte dell’imprevisto. Dove meno te l’aspetti ( San Benedetto del Tronto) salta fuori l’impossibile, dove non ha mai vinto. Il nano (Pelatti) che impartisce la lezione al nano ( Galderisi) che di solito è gigante, nero , grosso ed allampanato ma che alla fine diventa sbilenco.”Il calcio è il più bel gioco del mondo- concludeva ridendo Patroni- l’ho appreso in ritardo, ero rimasto al biliardo”.
PS:ieri prima di raggiungere la città e la mia scrivania, sono andato a Genova. Al ritorno, per imboccare l’autostrada, sono andato verso il Porto Antico ed a un semaforo ho sostato. Spostando lo sguardo a destra mi leggo NOVOTEL !( l’albergo delle intercettazioni di Genoa-Venezia di tutto il casino). Due secondi dopo, ancora c’era il rosso, mi è squillato il cellulare, numero privato. Non ho risposto, ho accelerato, me ne sono andato. Tifoso aquilotto anche si, giornalista forse, stralunato magari, ma pirla….
ARMANDO NAPOLETANO


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