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Per chi suona Campana?

not politically correct

 Per chi suona Campana?

- Etica, fair play e quant’altro. La sala stampa dell’area Hospitality del Picco sempre più piccola, manda in onda alle 18 e 22 un filmino su due piedi. A precisa domanda di un collega, Gianni Salis, il difensore del Cesena Cardone risponde per le rime:” Ma lei la gara l’ha vista in curva. È un giornalista ultrà!”. Il collega risponde calmo facendo notare la dinamica dell’azione contestata, ma Cardone insiste “Sono domande da tifoso, non da giornalista”. Interveniamo direttamente facendo notare che più volte l’associazione calciatori ha pregato i propri iscritti a tenere comportamenti più etici. Ci sta il rammarico per una sconfitta che può pesare per la retrocessione ma così no. Tutto è estremamente inopportuno e mostra come a volte ci sia disinformazione proprio nei prestatori d’opera. Ricostruiamo i fatti. Dopo l’espulsione di Lauro, Moscardelli rimane a terra, e non è la prima volta, colpito; Gorzegno rivelerà alla fine “Ero con Turati da tutt’altra parte del campo, non lo abbiamo proprio visto ed abbiamo continuato.”. Gorzegno la perde ed il Cesena riparte, con Salvetti che con Paponi va ad imbastire un azione piuttosto lunga, che alla fine si spegne, senza metter la palla fuori e non passando distante da Moscardelli. Quando Salvetti perde palla a quel punto, Romeo, con il giocatore ancora a terra, decide di fermare il gioco e va a scodellare la palla che lo Spezia aveva tra i piedi. Dicono quelli del Cesena fosse da ridare a loro, ma le norme che proprio l’AIC ha proposto non sono quelle. Il 15 gennaio scorso, dopo una riunione in Roma tra giocatori, arbitri e Federcalcio, lo stesso avvocato Sergio Campana era stato chiarissimo in materia. Dopo quell’incontro aveva inviato ai capitani delle squadre di Serie A e B la circolare che segue sul problema del cosiddetto fair play. “Cari amici, portiamo a vostra conoscenza (o almeno di chi non fosse stato presente) che in occasione della riunione tra arbitri, calciatori e allenatori del 15 gennaio scorso a Roma è stata presa una decisione circa il cosiddetto “fair play”.
In sostanza, si è concordato che, qualora un calciatore resti a terra per infortunio più o meno grave, debba essere solo l’arbitro a decidere l’interruzione del gioco. E ciò per evitare quanto sta ora succedendo cui campi di gioco: opportunismi, polemiche, discussioni di ogni tipo. Quindi d’ora in poi (e in attesa che nel calcio italiano possa
affermarsi il vero “fair play”) in caso di infortunio di un calciatore, né gli avversari, né i compagni di squadra sono tenuti a calciare fuori campo il pallone. E se ciò eventualmente accadesse, chi rimette il pallone in gioco non è tenuto a restituirlo agli avversari (cosa che Camorani non ha fatto:ndr). Sarà opportuno che, almeno per un po’ di tempo, le squadre prima della partita, si mettano d’accordo su quanto sopra e ne diano comunicazione all’arbitro. Speriamo che questo sia un contributo di tutti per migliorare lo spettacolo e magari per ridurre drasticamente il numero dei calciatori che rimangono a terra per infortunio. Buon lavoro e cordialissimi saluti”.
“E’ auspicabile” – disse Campana – “che i calciatori diano sul campo una risposta concreta, soprattutto favorendo il gioco, secondo i principi di lealtà e correttezza e nel rispetto del pubblico”. Pochi giorni prima uno dei sindacati di Polizia aveva fatto meglio. Il F.S.P. –UGL (Lisipo - Sodipo - Rinnovamento Sindacale Ugl), dopo i tanti, troppi episodi d’insensata violenza sugli spalti e fuori gli stadi aveva dichiarato:”Quello che in questo momento d’affannosa ricerca della normalità non serve ad un certo tipo di tifo, fatto di supereccitazione, aggressività ed esaltazione, è sicuramente l’assenza di fair play in campo da parte dei propri campioni.
E questo –sostiene il presidente nazionale Paolo Varesi, in una lettera inviata al presidente della Figc ed all’Aic (Associazione italiana calciatori) –è quello che ci pare succeda”. “Certi irresponsabili comportamenti - prosegue Varesi - sono soventemente compiuti dai giocatori con troppa disinvolta irresponsabilità. Certi professionisti, pagati fior di milioni di euro, forse non pensano che dovrebbero per primi dare il buon esempio per favorire un clima più sereno negli stadi. All’Aic e alla Fgci –prosegue Scolletta –chiediamo di pensare ad un serio codice etico del calciatore; di pensare come evitare deplorevoli risse in campo, magari con una diversa cultura del gioco del calcio. Chiediamo uno sforzo –conclude Varesi –affinché il calcio torni ad essere uno sport e non una scuola di violenza”.

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