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Per una vocale

giù per il tubo

Per una vocale

- Ma si, partiamo da qui, da Luis Silvio Danuello, l’operaio di Ponte Petra che una volta giocava nella Pistoiese. Un tipo di artigiano del calcio particolare. Arrivò in Italia quando nel 1980 riaprirono le frontiere, giunse in aeroporto a Roma ed ad attenderlo c’erano i dirigenti della Pistoiese che neanche lo conoscevano. Alla precisa domanda del presidente:”Sei una punta?”. Lui disse :”Si, punto punto”. Scoprirono solo dopo 4 mesi che tra l’italiano ed il portoghese poco differenziava nel termine, solo che punta, in Italia significa attaccante, gol, oppio dei popoli, orgasmo del calcio; nell’altra lingua semplicemente punto directo, ovvero ala. Non fece gol neanche in discesa, fu un frutto senza polpa, un giocatore senza un briciolo di sofferenza.
Tutto per una vocale. Perché a volta basta poco per cambiare la vita ed il senso, la direzione delle cose. Io di certo, il giorno che fecero presidente Ruggieri, anche se tutti si ostinavano a scriverlo senza la i continuavo a mettere la vocale al posto giusto.
Un po’ come ricomporre la tavola bella imbandita quando arriva la figlia e la scompone. Non mi ero cioè fatto l’idea fosse arrivata una persona straordinariamente facoltosa, che ci avrebbe portato nell’alto dei cieli della A, sapevo chi era Ruggeri dell’Atalanta, e Ruggieri della Sanremese. Le informative giornalistiche speso funzionano meglio di quelle delle società calcistiche, specie in tali termini. Quello che venne dopo in termini di emozioni fu oggettivamente il meglio in 100 anni, ma non aggiunse vocali all’attore. La sera del 7 maggio del 2006 quando li vidi uno al fianco dell’altro alla Domenica Sportiva, Ruggeri e Ruggieri, mi misi perfino a ridere, giusto perché poteva concedermelo l’ebrezza del momento, il ritorno in B dopo 55 anni. 900 giorni dopo la sua elezione a presidente, avvenuta notarilmente il 27 luglio del 2005, Giuseppe Ruggieri, quello con la i, si trova a vivere il periodo forse più complicato calcisticamente che si potesse immaginare. In una autentico folgorio di situazioni è passato dall’ “abbiamo idee chiare”, al “non abbiamo idee” al “Che andiamo a fare a Torino”, al “non vendo” al “ devo vendere non ce la faccio più”.
No, non ha perso la testa; anche se probabilmente non ci somigliamo, non abbiamo molto in comune, devo a Ruggieri, sempre quello con la i, di aver avuto un grande coraggio nell’esporsi così, nel rischiare così. Perché la pena da espiare, anche economicamente e con propri mezzi, è ben al di là della colpa. In questi giorni cupi e difficili, dove il telefono scotta, dove arrivano al Secolo XIX ed a Cds, i miei luoghi di lavoro, miriadi di telefonate e messaggi di chi chiede notizie, è stato difficile stare in silenzio e lo è tuttora. Il calcio ha una valenza così forte nella storia di questa città che senza non saprei immaginare nulla. I tifosi qui sono il concreto esempio di come sia difficile comprendere come un essere umano possa essere ridotto ad un simile livello di irrazionalità nello sport.
Mal di stomaco, energie, non per pagare il mutuo, ma perché lo Spezia si salvi. Ecco, le preghiere, tenetevele buone. In un momento in cui la città avrebbe bisogno di tante cose, dall’ospedale e 45 posti di servizio di pulizie nelle scuole, per fare esempi. Cosa stia avvenendo oramai è piuttosto chiaro, anche se c’è chi continua a guardare il cielo. Ruggieri da questa estate aveva capito che sarebbe stato difficile proseguire, che la B porta debiti ingenti, che l’Internazionale sarebbe uscita, che forse aveva sbagliato qualcosa. Magari discutibile ma generoso, ha mollato prese ed ancoraggi importanti (Rocco Russo) ha cercato di far combaciare situazioni difficili (Ermelli) si è fatto consigliare, come fanno quelli che lavorano di squadra. Lui in cuor suo sapeva, e basta dare un’occhiata ai dati della Lega calcio, che ogni società che in B fa miracoli, perde un milione di euro a trimestrale. Il pareggio? Si sul campo magari, con il Bari, ma non dietro la scrivania. Ha dovuto mettere mano a tutto quello che arrivava dagli abbonamenti per le rescissioni, ha chiuso in maniera tardiva e forzata il bilancio 2007, ma quando è ripartito è mancato il terreno sotto i piedi. Lui secondo me lo aveva capito da tempo. A quel punto trattare con chiunque diventava difficile; resta molto chiaro ciò che è successo con i Mastagni (infuriati per la frase di Ruggieri “ ho perso due mesi”), con Ermelli (una gestione che poteva essere diversa) o con altri imprenditori. Però a quel punto il gioco non era semplice, perché oggi avvicinarsi ad una società di calcio è davvero improbo. Per tutti, ricchi e poveri. Sicuro di tediarvi, anche se cose da dire e mai scritte ce ne sarebbero molte, andiamo al finale, lasciando stare chi continua a dire che la colpa di questa situazione è dell’imponderabile fine dei diritti televisivi (a bilancio preventivo c’erano 900 mila euro) e di altri mancati introiti. Altrimenti tutto le società di B a questa chiusura di gennaio 2008 dovrebbero avere conti in rosso per 1,7 milioni di euro come lo Spezia. Ma così non è ed allora la matematica non diventa più opinione. Il finale, dicevamo: fallita la trattativa Dall’Oglio (ma trattativa è termine forte, meglio sondaggio), restano in piedi quelle con Tonellotto e Di Mascio. Il primo al Picco si è già visto, l’impressione è che lui voglia ma che dall’altra parte si sia restii. Poi Di Mascio, quello del “fra tre anni in A” ed altro che lasciamo stare. Quello che, dicono, avrebbe già un presidente pronto, un diesse, soldi e grandi disponibilità. Per i primi due li abbiamo avvisati noi, perché non sapevano nulla, e come biglietto da visita non è male. Un po’ come se noi vi annunciassimo che Feltri sarà il nuovo direttore di Cds ed a precisa domanda di terzi Feltri rispondesse: ”Cds che?’”. Le Istituzioni vogliono trasparenza, contattano Moratti, parlano con l’Inter per avere una mano anche in termini di quote. Un Inter che a sua volta vuole chiarezza e forse una patnership diversa. O forse come dicono i più, non ne vogliono più sapere di questa avventura. Ora, diventa difficile pensare di cedere una buona parte del pacchetto azionario a l’uno o l’altro (senza inquisizione alcuna) e poi non avere dubbi, fosse solo per il passato, che il calcio è maestro nel cancellare. E così la Fondazione nascente: quanti parteciperebbero ad un associazione che può versare ad un Di Mascio o Tonellotto? Rispondete voi, senza pregiudiziali. Come se ne esce? L’impressione è che sarà il mercato a fare la grande parte. Cessioni di gente che ha mercato, Colombo, Frara, per fare nomi, lo stesso Santoni, magari Dazzi o il giovane Esposito, alleggerimento della truppa anche in termini di stipendi, un recupero forzato della linea economica. Magari rispunta qualcuno bravo nel mercato, chessò. Accettabile umanamente, non si può fare il ministro con il portafoglio degli altri. A quel punto la B sarà una corsa controvento, ma è più facile il miracolo in campo che quello fuori. Di certo. Anche se c’è chi si è offeso, continuiamo a dire che ci vorrebbe un passo indietro dell’attuale dirigenza, lasciando lavorare l’area tecnica e sperando che l’arte dell’imprevisto, il calcio stesso, regali magie. E poi alcuni dei possibili arrivi non sono neanche male.
Se poi la vogliamo buttare sulla cabala, fate come Colin Shindler, uno scrittore tifoso del Manchester City che ha scritto un libro che tutti dovrebbero leggere:”La mia vita rovinata dal Man United”.”Per sperare che le cose andassero bene usavo sempre un rituale. Andare in bagno, tirare lo sciacquone, lavarsi le mani con una salvietta, corre giù per le scale e toccare la maniglia della porta di ingresso di casa prima che l’acqua del water avesse finito di scorrere. Se riusciva il City vinceva”.
Pronti, via………

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